Premium, Murdoch può giocare la carta Fox

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Mentre Vivendi sonda Telefonica e i fondi, il proprietario di Sky valuta due opzioni per tentare l’accordo con Berlusconi. O la joint venture in Italia o l’ingresso in scena dell’altro polo tv | de Puyfontaine (Vivendi) è ottimista sulla saga Premium

Rupert MurdochVincent Bolloré continua a studiare le modalità per ridefinire gli accordi con Mediaset sulla pay tv Premium. Un nuovo progetto dovrebbe essere pronto nell’arco di una decina di giorni. Lo schema è noto: 40% a Vivendi , 40% al network di Cologno Monzese e il 20% a un socio, finanziario (il fondo sovrano di Abu Dhabi o un fondo Usa specializzato in diritti televisivi) o industriale (quella Telefonica che ha già da tempo l’11% di Premium e che ha nel suo azionariato la stessa Vivendi con l’1%).
Ma al contempo, come già emerso da settimane, anche Rupert Murdoch sta valutando nuovamente il dossier della pay che ha perso 100 milioni a fine giugno, dopo gli 83 milioni di rosso del 2015. Fino allo scorso novembre, Sky era in pista, ma poi non se n’è fatto nulla per la differenza sulle valutazioni dell’asset oggetto della trattativa. E anche perché c’è un tema Antitrust da non sottovalutare. Se la pay tv del tycoon australiano rilevasse Premium ci si verrebbe a trovare in una situazione di monopolio di fatto, come più volte ha denunciato il presidente di Mediaset , Fedele Confalonieri. Anche se va detto che nel luglio 2003, all’epoca della fusione tra le piattaforme satellitari a pagamento Stream e Telepiù, lo scenario era identico. Poi, due anni dopo, arrivò il progetto targato Cologno Monzese ad ampliare l’offerta. Su questo fronte va poi ricordato che l’Agcom nel giugno dello scorso anno ha avviato la nuova indagine sul mercato televisivo, free e pay. Peccato che gli esisti di questa ricerca, attesi per giugno, non siano mai stati comunicati.
E allora come può fare Murdoch per bypassare questi ostacoli burocratici e normativi? Una strada semplice, valutata già da alcuni analisti e già indicata da MF-Milano Finanza porta alla creazione di una joint venture tra Sky Italia e Mediaset Premium con la contestuale apertura del capitale della pay tv satellitare guidata dall’amministratore delegato Andrea Zappia, e oggi controllata al 100% dalla capogruppo inglese Sky Plc, al Biscione.
Ma c’è anche un’altra strada percorribile per lo Squalo. Ed è quella che sta trapelando in queste ore nelle sale operative. Ovvero l’ingresso in scena di Fox Networks o Fox International – i canali a marchio Fox, presenti anche in Italia sul bouquet di Sky – che fanno sempre riferimento al colosso americano di Murdoch, ma che sono entità autonome e indipendenti. In questo modo, visti anche i volumi di Fox in Italia (nel 2015, ricavi per 166,5 milioni rispetto al giro d’affari miliardario di Sky Italia), si potrebbero aggirare i paletti Antitrust.
E’ per questa ragione, hanno riferito oggi alcuni quotidiani italiani, che Silvio Berlusconi è in volo per gli States. Potrebbe prevedere nella sua agenda un incontro con il tycoon australiano per vedere di concretizzare quanto non definito a metà degli anni Novanta. Oggi come allora uno dei consulenti in ballo è Tarak Ben Ammar, consigliere però della Vivendi di Bolloré e di Telecom Italia , una delle società che da tempo si dice possa essere coinvolta nell’operazione su Premium, essendo di fatto controllata (24,7%) dal gruppo francese.

MilanoFinanza

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