Abertis, l’A4 non basta a caccia di altri affari “Ma solo se comandiamo”

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IL TARGET SAREBBE IN PARTICOLARE IL NORD ITALIA, MA GLI SPAGNOLI HANNO FATTO CAPIRE CHE OVUNQUE CI SIA UN SENSO INDUSTRIALE VALIDO PER LORO E PARTECIPAZIONI DI MAGGIORANZA SONO DISPONIBILI A INVE

a4holdingAbertis, dopo la chiusura del complicatissimo deal su A4 Holding, concessionario della Brescia-Padova e della Valdastico, è pronta ad esaminare nuovi dossier. Il presidente e ad del gruppo di Barcellona Francisco Reynes lo dice apertis verbis: l’Italia è un mercato strategico. E con questo ingresso «possiamo portare avanti in maniera sicura ed efficace il nostro impegno in un investimento a lungo termine, puntando su mercati con concessioni stabili e sicurezza giuridica, e sviluppare il nostro know-how industriale». Il target sarebbe in particolare il Nord Italia, ma gli spagnoli hanno fatto capire che ovunque ci sia un senso industriale e partecipazioni di maggioranza loro sono disponibili ad entrare. Tra le ipotesi, una delle prede che più somiglia a questo schema, sarebbe Brebemi. Partecipata al 78,9% da Autostrade Lombarde, di cui Intesa ha il 42,4%. Si sa che la banca dall’anno prossimo uscirà da Autostrade Lombarde, il business non è considerato core e quindi loro sono venditori. Intesa è anche tra gli azionisti di Pedemontana Lombarda, partecipata al 78,97% da Milano Serravalle. Tra Equiter e Banca Imi, la partecipazione è però di minoranza e arriva al 17,37%. Intesa e Unicredit nel luglio 2015 hanno anche rifinanziato la Serravalle per 160 milioni di euro, 100 milioni Ca’ de Sass, 60 l’istituto di Piazza Gae Aulenti. Sul versante nordest, invece c’è chi considera tra le più papabili Autovie Venete, che è concessionario dell’altro
tratto della A4, Venezia-Triste. Qui l’azionista è la finanziaria regionale Friulia, con il 72,96%. La concessione scade il 31 marzo 2017, se Autovie non diventa totalmente pubblica si apre la gara. Ma per farlo l’azionista pubblico ha bisogno di 150 milioni di euro. Non facilissimi da trovare considerando anche il piano finanziario in piedi, 800 milioni da chiedere alle banche per finire i lavori della terza corsia. Abertis non sarebbe invece tentata dalla partecipazione (30%) di Atlantia, che è in vendita. Il dg Carlos Del Rio è stato chiaro, «ci interessano solo partecipazioni di controllo e non di minoranza ». Quindi la società infrastrutturale di casa Benetton che controlla Autostrade per l’Italia è fuori dal mirino. Così come escono dal radar le altre opere del quadrante nordorientale italiano. Pedemontana Veneta, il consorzio Sis ha dovuto rivedere il piano finanziario ed ora attende da Cdp lo sblocco del project bond da 1,6 miliardi della cui emissione si sta occupando Jp Morgan. Senza non si andrà avanti nella costruzione dell’asse che collegherebbe una delle due aree a maggior tasso industriale d’Europa: Vicenza e Treviso. Ma in questo caso si tratta di realizzare un’opera, e gli spagnoli non vogliono essere assolutamente costruttori. Tanto che il giorno dopo la chiusura dell’operazione di A4 holding, sono pronti a varare il riassetto delle partecipate. E tra le diverse società che ha in pacia la società l’ipotesi è quella di mettere in vendita Serenissima Costruzioni. Mentre Infracom, che gestisce le tlc, resterà nel perimetro. Abertis ha infatti interessi in questo settore. Con Cellnex Telecom in Italia ha chiuso a marzo dell’anno scorso l’acquisto delle torri di Wind. Sui dossier sul tavolo non c’è nessuna conferma. Dopo l’acquisizione Abertis «si aspetta di crescere in Italia con operazioni simili nel futuro», aveva spiegato Del Rio. Il direttore generale, membro del comitato di direzione del gruppo spagnolo e presidente esecutivo di A4 Holding aveva aggiunto: «Al momento non stiamo valutando alcun progetto specifico. L’acquisto della A4 è stato così complicato che non abbiamo avuto tempo di esaminare altro». Ma l’intenzione c’è ed è netta: «A4 Holding è un primo passo in un Paese chiave come l’Italia. È nostra intenzione sviluppare altre opportunità che si presentino », ha marcato Del Rio al closing. Insomma Abertis ha presente cosa vuol guardare, ma non intende svelare le carte. I catalani entrano nella gestione del terzo asse autostradale italiano. Sui 146 km delle tre corsie della ex Serenissima corrono 91mila veicoli al giorno. Poi ci sono gli 89 km di Valdastico, fra Piovene Rocchette e Badia Polesine. Il progetto di conclusione del tratto Nord dell’opera richiederà investimenti per circa 2 miliardi di euro, ma era la condizione per il rinnovo della concessione sulla Brescia- Padova fino al 2016. Abertis, 4,3 miliardi di ricavi, 2,6 di ebitda e 1,88 di utili netti nel 2015, ha concluso l’acquisizione della maggioranza, 51,4%, della holding da Intesa Sanpaolo, Astaldi e famiglia Tabacchi del 51,4%. L’operazione da 594 milioni, di cui 5 già pagati, valorizza la società 1,16 miliardi di euro, 591 milioni di capitale e il restante di debito. Con un rapporto tra enterprise value e ebitda pari a 5,8. Lo stesso multiplo espresso da Atlantia, tanto che secondo alcuni si sarebbe trattato di un prezzo molto alto, ma non abbastanza per distogliere le mire espansionistiche degli spagnoli dal nostro paese. Dal punto di vista finanziario, l’acquisizione permetterà ad Abertis di consolidare circa 544 milioni di ricavi e 200 di ebitda, che porteranno il mercato italiano a pesare per il 7 per cento del margine operativo lordo.

Repubblica

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