Bonus fiscale per la pensione anticipata

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Il governo ritocca l’Ape: chi ha redditi bassi può uscire prima dal lavoro senza penalizzazioni

tommaso-nanniciniSembra dirigersi verso una soluzione positiva il confronto tra governo e sindacati sulle pensioni. Stamani è previsto l’incontro in cui l’esecutivo illustrerà ai sindacati le ipotesi di lavoro predisposte per i due interventi attesi nella prossima legge di Stabilità, l’anticipo pensionistico e le misure a favore dei pensionati più poveri. E a giudicare dalle anticipazioni – diffuse proprio dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, in un’intervista a Presadiretta in onda stasera anticipata dal programma – è probabile che i sindacati apprezzino il menu offerto dal governo. Che contiene un aumento della quattordicesima per i pensionati. E soprattutto, offre un meccanismo più conveniente per l’Ape, l’anticipo pensionistico.
Nella sua prima versione l’Ape aveva deluso le aspettative di chi sperava si spalancassero le porte per l’accesso alla pensione anticipata. Il meccanismo con cui il lavoratore con almeno 63 anni di età poteva anticipare fino a tre anni l’uscita dal mondo del lavoro restituendo il prestito con la pensione diventava molto costoso. Di fronte al pressing sindacale – ma anche per evidenti ragioni di popolarità e di consenso – il governo ha limato e corretto il provvedimento. Introducendo in particolare una speciale detrazione fiscale che permetterà ai lavoratori delle fasce più disagiate di anticipare l’andata in pensione senza sborsare un centesimo. Per chi ha redditi bassi, o è disoccupato senza ammortizzatori sociali, o svolge lavori usuranti, o ha parenti disabili da accudire, il costo sarà zero. «Il bonus fiscale – ha detto Nannicini a Presadiretta – coprirà non solo interessi e assicurazione, ma anche il capitale anticipato. Quindi il reddito ponte non sarà pagato dall’individuo che riceve il bonus fiscale». Diverso sarà il caso per gli altri: tre anni di anticipo potrebbero costare 150-200 euro al mese sulla pensione, e per la bellezza di venti anni.
Non è escluso che oltre a questi interventi siano previsti anche altri «scivoli» per facilitare il passaggio dal lavoro alla pensione, ad esempio a vantaggio dei lavoratori precoci o per chi ha contributi da ricongiungere in diverse gestioni. Ma in più, come già era stato anticipato, si pensa a qualche novità per le quattordicesime dei pensionati. Ci sarà un bonus legato ai contributi versati, promette Nannicini, che arriverà «fino a 400 euro». Al momento la somma, già diversificata a seconda degli anni di contributi, è di 336 euro per chi ha fino a 15 anni, di 420 euro fino a 25 anni e di 504 oltre i 25 anni. È erogata a tutti coloro che hanno compiuto i 64 anni e hanno un reddito inferiore a 1,5 volte il trattamento minimo (circa 750 euro al mese, 9786 euro annui).
Oggi se ne saprà certamente di più; per adesso Ivan Pedretti, numero uno dello Spi-Cgil, dice che «il governo ha una grande responsabilità nei confronti dei cittadini. Mi sembra di capire che questa volta si sta prendendo degli impegni. Per noi conta il merito e, come sempre, aspettiamo di vedere le carte».
Intanto, invece il sottosegretario chiude la porta (si direbbe definitivamente) alla richiesta reiterata dal presidente dell’Inps Tito Boeri di tagliare le pensioni troppo alte, quelle che non trovano legame con i contributi versati e i vitalizi. «Il problema del sistema pensionistico italiano non è la sostenibilità finanziaria – accusa Boeri – ma l’equità». «Il rischio di mettere le mani nelle tasche sbagliate è troppo grosso. Abbiamo deciso di fermarci», replica Nannicini.

Roberto Giovannini, La Stampa

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