Affari, stadio e giovani: Juve-Sassuolo, derby tra ‘amici’

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Nonostante la differenza di livello tecnico ed economico, la sfidanti dello Stadium hanno parecchi punti in comune: Allegri-Fiat e Squinzi-Mapei, due Stadium di proprietà, la stessa identica per i talenti emergenti e per il made in Italy

bonucci juventusCosì uguali, così diverse. Da rendere difficile pensare non solo che giochino nello stesso campionato, ma che appartengano allo stesso pianeta. Sabato allo Stadium (ore 18, arbitra Di Bello) si confrontano due squadre, Juventus e Sassuolo, che curiose vicende di calciatori, tecnici e dirigenti sembrano legare a doppio filo, in un gioco speciale di continui rimandi tra soci in affari. “Non siamo una succursale juventina”, ha tuonato qualche tempo fa l’ad neroverde Carnevali. Eppure quella emiliana pare sempre più la palestra per i giovani bianconeri che non hanno più l’età (per la Primavera), pare quella seconda squadra che Agnelli e Marotta chiedono da tempo a gran voce.
Le differenze, va detto, sono enormi, soprattutto se si scende nella palude delle cifre. Se le politiche sono spesso comuni, la contabilità è molto distante. Un dato su tutti: l’intero organico del Sassuolo è stato valutato dal sito Transfermarkt 89,45 milioni (la Juve ben 428), poco meno del solo cartellino di Higuain (90). Altra cifra emblematica, frutto dell’inchiesta fatta dalla Gazzetta dello Sport: il monte ingaggi neroverde è di 28 milioni netti (quello bianconero è di 145) come la somma dei primi sei ingaggi dei Paperoni juventini: Higuain (7,5), Pjanic (4,5), Khedira (4), Buffon (4), Bonucci (3,5) e Marchisio (3,5).
Detto delle differenze, ecco le molte analogie: due famiglie di imprenditori al potere, Allegri-Fiat e Squinzi-Mapei, due Stadium di proprietà, la stessa identica passione per i giovani e per il made in Italy, anche se tra gli juventini ora ci sono un po’ più vecchi e stranieri rispetto agli anni scorsi. C’è poi una lunga lista di giocatori passati da una sponda all’altra, vuoi anche per leciti equilibrismi di bilancio (Marrone, Peluso, Ziegler, Zaza, Boakye, Chibsah, Lirola), oppure candidati a farlo: Sensi, Rogerio ma soprattutto Berardi, un vero “casus belli” tra i due club che tra tante intese si offrono il lusso di farsi anche qualche dispettuccio. Il ragazzo di Calabria, sabato assente per la quarta volta in sette incroci ufficiali tra bianconeroverdi (2 squalifiche e 2 infortuni), è controllato dalla Juventus, che ha sì preso male i suoi tre rifiuti di traslocare a Torino (un affronto che nemmeno Gigi Riva, Virdis o Di Natale), intanto che non ha mai veramente temuto un suo trasferimento all’amata Inter: se Berardi si muoverà da Sassuolo, vorrà dire che la Signora avrà dato il suo via libera. C’è addirittura una voce non confermata secondo cui lo stipendio dell’attaccante sarebbe corroborato da interventi bianconeri.
Nei continui rimandi tra i due club si va davvero dalla A di Allegri alla Z di Zaza. Il tecnico livornese deve al Sassuolo la prima notorietà (fu lui a portare gli emiliani per la prima volta in B nel 2009), ma anche un esonero (quando il suo Milan fu travolto da un poker di Berardi nel gennaio 2014) e i rischi di un esonero-bis: quanti tifosi juventini hanno chiesto la testa di Allegri dopo il ko dell’anno scorso al Mapei Stadium, con scivolone al 12° posto in classifica? Già perché tolto il Verona retrocesso, il Sassuolo è tra le altre cose anche l’ultima squadra di Serie A ad aver sconfitto la Signora (316 giorni fa, il 28 ottobre 2015): amici sì, ma fino a un certo punto.

di Thimoty Ormezzano, La Repubblica

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