Quella pizza made in Usa che in Borsa batte Apple e Google

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3920_bassa_DominosmilanoQuando un titolo decuplica il suo valore in Borsa in pochi anni, il pensiero corre immediatamente ai Re della Silicon Valley. A quelle Apple o Google (oggi Alphabet) capaci di inanellare crescite sul listino prodigiose. Hi-tech Usa a parte, si può anche pensare a qualche esotico titolo di un lontano Paese in via di sviluppo. Crescite così impetuose se ne vedono poche tra i nomi blasonati delle vecchie Corporate americane od europee. E invece quel valore che si è moltiplicato per dieci, rendendo l’investimento in borsa come un premio della lotteria arriva da dove meno te l’aspetti. Il campione di Borsa è la Domino’s Pizza, una catena americana di vendita di pizza a domicilio che è ormai un gigantesco network internazionale del prodotto culinario meno americano che ci sia.
L’azione della catena fondata nel lontano 1960 ad Ann Arbor località sconosciuta ai più nello Stato del Michigan è passata sul listino di New York da poco meno di 14 dollari nell’estate del 2010 ai 148 dollari con cui ha chiuso le contrattazioni venerdì scorso. Una performance stellare a tre cifre che raramente si vede e che ironia della sorte arriva non dai Vip della sofisticata tecnologia o da qualche marchio glorioso del lusso ma da uno dei business più “poveri” che si possa immaginare.
E per di più anziché di radice italiana di marca americana. Più old economy di così si muore. Altro che qualche affare esoterico, strepitosamente innovativo da preludere a successi di Borsa. La buona vecchia pizza (non napoletana ahinoi) insegna che i soldi si possono fare anche con una ricetta semplice. Già perché il poderoso rally di Borsa della Domino’s Pizza (che ha aperto anche in Italia a fine 2015 i suoi punti vendita) fonda su basi più che solide. Lo dicono i numeri dell’azienda multinazionale di Ann Arbor, Michigan.
Dal 2010 all’inizio della corsa sul listino il suo fatturato è passato da 1,4 miliardi di dollari ai 2,3 miliardi attuali. Non solo ma quegli utili per 80 milioni nel lontano 2010 sono diventati quasi 200 milioni quest’anno e valgono quasi il 10% dei ricavi. Una redditività per molti aspetti impensabile a chi fa affari sfornando e consegnando pizze a domicilio.
Ormai Domino’s che vale oggi in Borsa oltre 7 miliardi di dollari, più di tre volte i ricavi è un gigante della ristorazione del prodotto tipicamente made in Italy.
Che la Borsa ha premiato oltre misura confidando nelle sorti magnifiche e progressive della pizzeria Usa dato che il titolo viene scambiato a 35 volte i profitti, valori da azienda del lusso.
E la domanda è se dopo aver decuplicato le quotazioni Domino’s avrà la forza di correre allo stesso ritmo. Per ora la marcia della redditività di Domino’s sembra inscalfibile. Da quando è partito con il primo punto vendita nel Michigan nel 1960, Domino’s non ha mai smesso di correre. Oggi vende in 80 paesi con 5mila negozi, dall’Arabia Saudita, ad Aruba, al Vietnam e da poco anche in Italia. La cara vecchia pizza, ahimè in versione non italica, compete sulle Borse con gli smartphone di ultima generazione. Chi l’avrebbe mai detto.

Fabio Pavesi, il Sole 24 Ore

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