Uber e Didi fanno un accordo miliardario: finisce la guerra di Cina

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Dopo mesi di lotta e 2 miliardi di dollari investiti per imporre il proprio marchio, l’azienda californiana si arrende e fonda una società coi rivali cinesi: nasce un nuovo gruppo con gli americani al 20%. Atteso per oggi l’annuncio

Logo of the Uber and Facebook are seen through magnifier on display in this illustration taken in SarajevoUber si arrende e cederà le proprie attività in Cina alla rivale Didi Chuxin che a sua volta entrerà dal portone principale alla Corte del colosso del trasporto in stile taxi. Una battaglia lunga e costosa per entrambi i contendenti che si sono affrontati testardamente, non senza qualche colpo basso, sul mercato potenzialmente più grande del pianeta. Alla fine di questo percorso che rischiava di deteriorare i conti di entrambe le società, Uber – dopo aver gettato alle ortiche quasi 2 miliardi di dollari in Cina – ha scelto la via del compromesso: con i concorrenti (che giocano in casa) darà vita ad una nuovo colosso del “passaggio in auto” via app, mettendo nel nuovo marchio il 20% del capitale valutato in circa 35 miliardi di dollari. Nel contempo Didi, metterà il cappello in Uber depositando un chip da un miliardo di dollari sul piatto della società con base a San Francisco.
Al momento non ci sono commenti ufficiali anche se alcune fonti, come il Wall Street Journal, scommettono su un comunicato congiunto in arrivo entro la giornata di oggi. I due concorrenti a questo punto mettono a frutto le loro capacità in un merging che chiude una lunga battaglia: Didi porta le conoscenze in fatto di social e contatti col pubblico (e col governo) che ne hanno fatto uno scalatore da record nelle preferenze dei cinesi e Uber si conferma, invece, come portatore di tecnologie d’avanguardia nel mondo delle app.
Lo scorso anno Didi aveva fatto un primo passo in avanti fondendo le attività con un altro competitor, Kuaidi. Didi ha alle spalle investimenti importanti: lo scorso anno erano stati Alibaba e Tencent a scommettere sul cavallo della app anti-taxi mentre quest’anno addirittura Apple ha puntato una fiche da un miliardo di dollari in Didi dopo che il governo cinese aveva di fatto legalizzato la possibilità di effettuare questo tipo di servizi. I due colossi
si giocano tutto e stavolta fianco al fianco, in un mercato dalle possibliità infinite con centinaia di milioni di possibili clienti pronti a salire su un auto “privata” pagando un passaggio a prezzi stracciati negli sconfinati territori del Paese asiatico.

Repubblica

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