I robot domestici e il rilancio dell’economia

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PIERFRANCO PELLIZZETTI

AsimoUna riflessione emersa già da tempo in tutti i cosiddetti paesi “avanzati”, con il Giappone a fare da battistrada grazie al suo 25% di cittadini ultra-sessantacinquenni. Non a caso è il Sol Levante, con i suoi ridotti tassi di natalità che determinano l’inarrestabile mutazione della struttura familiare, a fare da laboratorio nella messa a punto di robot-badanti per accudire nonni e bisnonni. Un prodotto di cui il ministero della Sanità giapponese prevede il fabbisogno in 4 milioni di unità entro il 2025. E si tratta di keiretsu del calibro di Toyota e di Honda, creatrice dell’umanoide Asimo in grado di interpretare non solo le comunicazioni verbali ma anche le emozioni umane. Semmai questi colossi industriali sono ancora alle prese con alcuni problemi tecnici specifici: come fare il bagno agli anziani o lavargli i denti. Comunque la messa a punto del prodotto è avanzata, con prospettive di ripetere la colonizzazione del mercato mondiale, come avvenne negli anni 70 con le automobili. È di questi giorni lo squillo di tromba che l’idea di usare l’invecchiamento quale banco di prova per la reindustrializzazione genovese ha trovato puntuale risposta nell’annuncio di IIT della messa a punto di un assistente domestico artificiale denominato R1. Può essere questo il punto archimedico su cui avviare un rilancio del nostro anemico sistema d’impresa, rivitalizzato da start-up tecnologici tradotti in tecno-distretto (cluster)? Considerando che ad oggi il massimo sgocciolio sul territorio dell’Istituto di Morego sono i trionfalismi del suo ufficio voci, andiamo a parlarne con David Corsini di Telerobotlabs, l’azienda di Sestri che i robot li realizza materialmente. Il quadro che ne emerge è ricco di potenzialità, come di ombre: le aggregazioni industriali del passato (Dixet, Polo robotica) sono fallite per la fuga della Grande Impresa. Resta sul campo una pattuglia di piccole aziende in attesa di riqualificazione merceologica e una strutturazione commerciale per la promozione del prodotto. Insomma, gli elementi per il blend industriale ci sarebbero. Manca il catalizzatore di una politica industriale che accompagni la clusterizzazione favorendo complementarità e sinergie. Quanto avvenne a Torino nel felice incontro pubblico/privato per i distretti automotive e wireless. E senza gli effetti speciali della comunicazione-sortilegio cara a Regione Liguria.

Repubblica, Genova

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