Rcs, per Cairo rivoluzione soft

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L’editore non toccherà la pancia del gruppo, cioè i 1.500 giornalisti e i 2 mila impiegati. Primo passo la revisione dei vertici di quotidiani e periodici

Urbano Cairo La7La domanda nei corridoi di via Solferino e di via Rizzoli in questi giorni è solo una: chi rischia il posto in Rcs MediaGroup, diciamo a partire da settembre, quando il nuovo azionista di riferimento, Urbano Cairo, avrà assunto le cariche operative? Le prime teste a saltare, perché si dimetteranno, saranno di sicuro i membri del consiglio di amministrazione, e in particolare il presidente Maurizio Costa e l’amministratore delegato, direttore generale, e responsabile di Rcs sport Laura Cioli. Ma Cairo, in genere, non fa rivoluzioni con la ruspa.
Entra nelle aziende e le permea con puntiglio al suo modo di pensare e di agire, così come, per esempio, ha fatto a La7: l’amministratore delegato, nel 2013, era già Marco Ghigliani, e pure dopo l’insediamento di Cairo, nel maggio del 2013, è rimasto Ghigliani. Anche il direttore di rete era Paolo Ruffini, che rimase con Cairo fino alla primavera del 2014. Quando, resosi conto che a La7, anche in questione di palinsesti, decideva tutto Cairo, preferì traslocare a Tv2000. E in effetti non venne nominato un direttore di rete fino al termine del 2015, quando fu ingaggiato Fabrizio Salini. Il nuovo socio di riferimento di Rcs, perciò, tenderà ad accentrare a sé molte funzioni all’inizio della sua avventura in via Rizzoli. E per questo non è detto che il cfo Riccardo Taranto debba per forza essere rimosso. O che si nomini un direttore delle relazioni esterne (carica vacante da mesi, dopo l’addio di Carlo Rossanigo, passato ad Allianz), tenuto conto del fatto che Cairo è abituato a parlare direttamente con i giornalisti, e che, su questo fronte, potrebbe avvalersi della competente consulenza in comunicazione di Barabino & partners, con cui collabora da tempo. Anche in Spagna Antonio Galiano, al momento, sembra piuttosto saldo. Più a rischio la posizione di Raimondo Zanaboni, numero uno della concessionaria pubblicitaria di Rcs: quello è un mestiere che Cairo conosce bene, i numeri di Rcs, relativi al capitolo advertising, lo convincono poco, e si potrebbe cambiare un manager come Zanaboni, ancora relativamente giovane (58 anni) ma che occupa quel posto in Rcs da undici anni ed è già sopravvissuto a più di una rivoluzione. Sarà da assegnare la poltrona di numero uno di Rcs sport (sistema Gazzetta e organizzazione eventi sportivi), occupata ad interim dall’a.d. Cioli. Da questo business Cairo si attende molto, in particolar modo dal Giro d’Italia, che dovrebbe passare in breve da 25 a 50 milioni di euro di ricavi.
Alessandro Bompieri verrà invece con tutta probabilità confermato ai vertici della divisione News Italy ovvero quella più strategica, e che comprende il sistema Corriere della Sera e i sistemi verticali dei periodici.
Cairo non toccherà neppure la pancia del gruppo, ovvero i quasi 1.500 giornalisti e i quasi 2 mila tra impiegati e dirigenti Rcs. Perché, come ama ripetere, «nelle aziende in cui sono entrato i lavoratori son sempre migliori dei loro capi». Inciderà, però, su quelle pratiche che portano, per esempio, La Gazzetta dello Sport ad avere un vicedirettore vicario e quattro vicedirettori, con uno schema che si ripete al Corriere della Sera.
Basta guardare quanto ha fatto Ernesto Mauri, che per un po’ ha lavorato con Cairo guidando Cairo editore, quando è arrivato ai vertici del gruppo Mondadori: ha raso al suolo la pletora di condirettori e vicedirettori dei vari periodici, lasciando, a ciascuna testata, un direttore e un vicedirettore, e stop.
Cairo ha già detto che conferma alla direzione del Corsera Luciano Fontana (uomo non solo di continuità ma anche di grande qualità che, per di più, piace a Giovanni Bazoli e al mondo di Banca Intesa così importante per il successo di Cairo in Rcs), mentre sulla Gazzetta dello Sport, guidata da Andrea Monti (61 anni) è stato più freddino, liquidando la questione con un «vedremo». Il nuovo editore Cairo non ha mai nominato Amica: ma non si è dimenticato del mensile guidato da Emanuela Testori (62 anni). Non ne ha parlato semplicemente perché va bene e guadagna soldi. Così come le tv di Digicast (Lei, Dove, Caccia e pesca).

Italia Oggi

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