Oggi Italia – Spagna, come una finale

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La partita (ore 18) è l’ottavo più nobile dell’Europeo. Conte: “Dobbiamo andare oltre la ragione”

antonio conteNon basta una grande partita, serve una Rivoluzione: l’Italia del Terzo Stato (di crisi), e delle zero squadre di club ai quarti delle Coppe, contro il Regno di Spagna, che in Europa domina da otto anni e che ha razziato le ultime tre edizioni di Champions ed Europa League. Antonio Conte tenta la presa della Bastiglia oggi alle 18, allo stade de France di Saint-Denis, alle porte di Parigi, con la follia che sempre guida le imprese: «Dobbiamo andare al di là della ragione, perché se usiamo quella, perdiamo». Somiglia a una finale, con aspirazioni di rivincita, se quella del 2012 finì in disastro (4-0). La Spagna è un avversario abnorme, forse un po’ consumato, dalla fatica e dai trionfi, ma sempre lussuosamente completo: ha la sua porzione di tiki-taka (Fabregas, David Silva), di genio (Iniesta), e pure una stazione d’arrivo per la rete infinita di passaggi (Morata). «È una sfida impari – dice ancora il ct azzurro – ma niente è impossibile. E io non voglio tornare a casa, che sia chiaro».
ORGANIZZAZIONE O CLASSE?
A centrocampo non c’è partita, con il rischio forte di scomparire nel triangolo delle Bermuda: Fabregas-Busquets-Iniesta. «Ma poi conterà il campo», avverte Conte. «Noi abbiamo grandissimo rispetto per la Spagna, una delle più grandi al mondo, una delle favorite dell’Europeo: però, ci siamo preparati». Ha armato una nazionale più di lotta che di governo, che si dovrà immolare al recupero-palla alto e feroce: altrimenti, saranno guai. Azzardiamo: modello Juve a casa Bayern, anche se i giocatori non sono esattamente gli stessi. Anzi, per niente. Però l’idea è quella: dar fastidio all’avviamento dell’azione spagnolo, per poi sigillarsi sulla propria tre quarti, pronti a ripartire. Ma guai a parlare di difesa e contropiede che, in effetti, Conte non ama e ancor meno cerca di esercitare. Spiega il ct: «La partita dovremo vincerla in fase offensiva, cercando di far loro male quando abbiamo la palla: e noi, possiamo farlo a chiunque». S’annuncia un’Italia cortissima e densissima, come da urla durante gli allenamenti tattici, spingendo la difesa ad alzare la trincea, e il centrocampo a mantenere le distanze.
DE SCIGLIO O DARMIAN
Se è vero che le sconfitte aiutano a crescere, quella di Lilla con l’Irlanda ha indicato quali sono i titolari e quali le riserve, seppur il gruppo sia unito: dunque, andrà sul prato l’assetto che sorprese il Belgio, con l’unico dubbio tra De Sciglio, favorito, e Darmian. «Ho grande fiducia nei miei ragazzi – continua ancora Conte – so che sono straordinari: è una partita in salita, sulla carta, ma ci giocheremo tutte le nostre carte, possibili e immaginabili».
Il resto saranno resistenza e intraprendenza, come ai primi tempi juventini: «Le situazioni difficili mi intrigano e mi esaltano». All’assalto, sempre e comunque: «Faccio un calcio per linee verticali e poco orizzontale, per questo dobbiamo correre sia in fase di possesso che di non possesso». Da due settimi posti a tre scudetti, con i bianconeri, a ribaltare il destino c’è abituato: «Cerchiamo di fare un’impresa, perché battere la Spagna lo sarebbe». Bisognerà andare oltre i nostri limiti e oltre i loro meriti, seguendo il cuore e non solo «la ragione»: come nei sogni e nelle rivoluzioni.

La Stampa

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