La pagella alla vita degli italiani: male ambiente, lavoro e istruzione. Salvati dalla longevità

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Nel complesso i cittadini del Belpaese attribuiscono un 5,8 alla loro soddisfazione di vita, contro il 6,5 della media Ocse. Ma si fidano gli uni degli altri: il 91% saprebbe su chi contare in caso di bisogno

dolcevitaLa bella vita non abita più in Italia, almeno a guardare la pagella dell’Ocse sul Belpaese. L’organizzazione parigina ha aggiornato i dati del Better Life Index al 2016, un indicatore che si mette nel solco di quanti vogliono superare la mera misurazione del Pil per valutare l’efficienza di un Paese e la qualità della vita nei suoi confini. Ebbene, della Dolce Vita che fu rimangono solo poche vestigia, per quanto riguarda gli ambiti della salute, della coesione sociale e dell’equilibrio tra vita privata e lavoro; ma è sotto la media dei Paesi sviluppati per altri importanti indicatori, come l’impegno civico (nonostante la partecipazione al voto sia elevata), gli aspetti abitativi, o ancora il lavoro e l’istruzione. Nel complesso, chiamati a esprimere quanto sono soddisfatti della loro esistenza in una scala da 0 a 10, gli italiani non si danno la sufficienza (5,8) contro il 6,5 della media Ocse.
Nella scheda dell’Organizzazione sul Belpaese si annota che il reddito medio italiano è sotto la media Ocse (circa 25mila dollari annui per l’Italia contro i 29mila medi), ma “c’è un gap rilevante tra ricchi e poveri: il 20% più ricco della popolazione incassa quasi sei volte la cifra che entra nei portafogli del 20% più povero”. Guardando all’aspetto occupazionale, che pure sta registrando qualche progresso, l’Organizzazione sottolinea che solo il 57% dei 15-64enni italiani hanno un lavoro pagato, contro il 66% dell’area. Per di più, c’è una netta differenza tra gli uomini (che arrivano al 66%) e le donne (che si fermano al 47%). Se c’è un ritardo sul mercato del lavoro, probabilmente è dato anche dal minor livello di istruzione: solo il 59% degli adunti tra 25 e 64 anni) hanno un diploma superiore, mentre i Paesi con i quali vogliamo competere sono al 76%. Anche i risultati raggiunti da chi ha studiato non sono entusiasmanti: secondo la pagella del Pisa (Programme for International Student Assessment), che prova a confrontare le competenze degli studenti varcando i confini nazionali, tra letteratura, matematica e scienze gli italiani si fermano a 490 punti, contro i 497 medi. Le ragazze fanno più bella figura dei loro compagni, dando loro 6 punti di distacco.
Per fortuna che c’è la salute, verrebbe da dire recuperando il motto sempreverde: l’aspettativa di vita garantita dalla dieta mediterranea è di 83 anni, una delle maggiori dell’area Ocse. Eppure cerchiamo di danneggiarci da soli, se è vero che il livello di inquinamento (misurato con il Pm2) è di 18,3 microgrammi per metrocubo contro i 14,05 disciolti nell’aria dei nostri competitor. Anche le nostre tubature potrebbero esser più efficienti, e alzare il livello di soddisfazione del servizio idrico percepito che è ora sotto la media.
Anche sulla casa c’è qualche gap: ci costa il 24% del reddito disponibile lordo, più di quanto non accada altrove (21% la media Ocse). Gli appartamenti sono anche più affollati della media: ci sono 1,4 stanze per inquilino contro le 1,8 nel resto dei Paesi. Se non altro, gli italiani si fidano ancora l’uno dell’altro: il 91% della popolazione dicono di conoscere qualcuno su cui contare nel momento del bisogno, meglio dell’88% della media.

Repubblica

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