Padoan: riforma del bilancio per fermare «leggi mancia»

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20150923_c1_padoanpensioniLa prossima riforma della legge di bilancio e sull’equilibrio di bilancio di Regioni ed Enti locali (approvata appena 4 anni fa) offre l’occasione al Parlamento per riflettere sull’opportunità di rinviare al Consiglio dei ministri «nella sua collegialità» e non solo al ministero dell’Economia, come previsto ora nel ddl all’attenzione delle Camere, «nel caso si stiano verificando scostamenti dall’andamento degli oneri delle misure prese rispetto alle previsioni», di sospendere l’efficacia, per l’esercizio in corso, delle disposizioni che recano le previsioni di spesa. A suggerirlo è il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sentito oggi a Montecitorio dalle commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate in una indagine conoscitiva sulle nuove regole per il bilancio pubblico previste dalla legge 243/2012 propedeutica alla semplificazione delle stesse procedure come proposto dal Governo nel ddl in materia approvato dal Consiglio dei ministri a fine marzo.

Stop a “legge mancia”, pensare a fondo per norme microsettoriali
Analizzando i vantaggi che accompagneranno l’attesa riforma del bilancio pubblico, Padoan ha sottolineato invece il freno alla cattiva abitudine di inserire norme microsettoriali o localistiche. Lo stop, ha spiegato il ministro, è volto a «evitare» che i lavori parlamentari «si concentrino esclusivamente a norme particolaristiche», che rispondono a esigenze legate a singole situazioni e singoli soggetti. Inoltre nella nuova legge di bilancio potranno essere presentati «interventi a favore dello sviluppo, cosa che oggi non è ammessa». D’accordo sul giro di vite sulle micro spese localistiche con il ministro il presidente dem della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia, che ha parlato di «occasione per individuare un meccanismo per superare quello che una volta si chiamava “legge mancia” con un collegato con un fondo predefinito e in luce, non clandestino, in cui i gruppi ci mettono la faccia».

Cambiare criterio spesa incrementale

Più in generale, la riforma del bilancio costituisce «un’occasione importante per dotare il Paese di un assetto istituzionale e di una cornice di regole adeguati, a cogliere le opportunità che il progressivo percorso di consolidamento dei conti pubblici, già intrapreso, potrà offrire». L’attuazione della riforma, ha insistito il ministro, «rappresenta l’occasione per completare la predisposizione di un impianto istituzionale in cui sono rafforzati i presidi a tutela del bilancio e si dà maggior attenzione alla spesa pubblica».

Per il titolare del Mef, «nella fase di predisposizione del bilancio serve un cambiamento prospettiva in cui si abbia il coraggio di mettere in discussione scelte già adottate negli esercizi precedenti, cambiando il criterio della spesa incrementale». La riforma – ha insistito iministro – «non deve essere interpretata come un semplice adempimento normativo con cui adeguare norme di natura contabile a un principio che si esaurisce nelle modalità con cui è definito il saldo di bilancio», ma dovrà permettere «una nuova visione del processo di definizione e di programmazione della politica di bilancio». Positiva anche l’unificazione del ddl bilancio con la legge di Stabilità. Per Padoan, la riforma non deve essere «solo un adempimento normativo», ma deve portare a «modifiche funzionali al nuovo processo di definizione del bilancio».

Riforme «hanno molto a che fare con economia»

In un passaggio dedicato al prossimo appuntamento referendario, Padoan è tornato a difendere le riforme istituzionali messe in campo dal governo, perché «hanno moltissimo a che fare con l’economia, per tante ragioni», a partire dalla «semplificazione, quindi i tempi». Ma non solo: il ministro ha citato in particolare «l’orizzonte temporale più lungo», ovvero «uno spazio per fare politiche di più ampio respiro». «Esiste in altri paesi – ha aggiunto Padoan rispondendo alle domande dei parlamentari – una evidenza empirica molto forte che dimostra quanto sia importante il ruolo delle istituzioni nel guidare, meglio o peggio, la politica economica».

Il Sole 24 Ore

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