Dieselgate, siluro tedesco a Marchionne. Questo modello bara, crollo Fiat

Fiat Panda
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Fiat PandaFiatChrysler come Volkswagen? La Germania ci prova. Ieri mattina il titolo della casa italiana, ormai quarta in Europa, è stato investito da una pioggia di vendite sull’ onda di uno “scoop” della Bild: le autorità tedesche, si legge, nutrono sospetti sull’ uso di software irregolari da parte di Fiat Chrysler che avrebbero alterato l’ esito dei test sulle emissioni inquinanti. La Kba, l’ ufficio federale competente sui veicoli a motore, avrebbe perciò inviato un rapporto sulla questione alla Commissione europea e alle stesse autorità italiane. Davvero si è di fronte ad un Fiat-gate? Assolutamente no, manda a dire il Lingotto: «I veicoli Fiat – replica un portavoce della casa – sono perfettamente conformi alla normativa Ue sulle emissioni». Tutto qui, perché il Lingotto non vuol cadere in una trappola, aumentando il clamore e l’ inevitabile cattiva pubblicità, che ieri hanno provocato la brusca caduta del titolo (-4%). Tutto nasce dalla decisione del ministero dei Trasporti tedesco di dar vita ad una commissione d’ inchiesta per individuare il livello di emissione dei veicoli diesel. L’ esame non ha individuato infrazioni alle regole ma, secondo i tecnici tedeschi, c’ è il sospetto che sia stato utilizzato un software in grado di interrompere la riduzione delle emissioni dopo una ventina di minuti. Di qui una richiesta di controlli cui la Fiat si è rifiutata perché non conformi alla normativa europea, come ha sottolineato a stessa Commissione: «La responsabilità di rimediare a situazioni non in regola – ha ribadito Bruxelles – è degli Stati membri in cui l’ omologazione è stata concessa: né altri Stati membri né la Commissione possono avviare un richiamo». Insomma, la competenza è delle autorità italiane, come ha sottolineato il ministro Graziano Delrio, che la settimana scorsa ha inviato una lettera al collega di Berlino Dobrindt sottolineando la «piena e completa disponibilità del costruttore Fca» nel fornire all’ Autorità competente «una serie di informazioni in merito alle proprie strategie di controllo delle emissioni». Il ministro italiano ha così aggiunto che si tratta, quindi, «di avviare un dialogo ufficiale tra le nostre Autorità di omologazione», per l’ Italia il Ministero delle Infrastrutture e i Trasporti e per la Germania il Kba, che è l’ autorità competente, «così come previsto dalla direttiva quadro 2007/46/CE, invece che proseguire nell’ interlocuzione diretta con il costruttore». Una replica costruttiva cui da oltre Reno, via la potente Bild, si è risposto con un attacco frontale condito dalla notizia che l’ ufficio federale competente avrebbe già inviato un rapporto sulla questione a Bruxelles. Peccato che alla Commissione europea non sia ancora arrivato nulla, così come nessuna richiesta è per ora pervenuta alle autorità italiane. Insomma, il presunto Fiat-gate ha il sapore della montatura, anche agli occhi degli analisti. «Riteniamo molto improbabile – è il commento di Intermonte – che Fca possa essere coinvolta in una vicenda simile a quella che ha travolto i vertici di Volkswagen, anche perché le contestazioni sono basate sull’ uso di strumenti diversi per finalità e tipologia da quelli usati da Volkswagen». Ma certi colpi bassi lasciano il segno: «Fca potrebbe essere penalizzata dall’ incertezza».

Ugo Bertone, Libero Quotidiano

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