L’enigma dell’helicopter money

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Mario-Draghi1Forse il paese dei balocchi non esiste solo nella fiaba di Pinocchio. Abbiamo avuto il privilegio di essere i primi a vedere i tassi d’interesse negativi. Un giorno potremmo anche alzare gli occhi e scorgere denaro che piove dal cielo, lanciato dagli elicotteri. L’elicottero monetario da un articolo del 1969 di Milton Friedman – è stata fino a qualche mese fa poco più di un’ipotesi teorica, utilizzata nelle aule universitarie come quegli esercizi di retorica per testare l’eloquio dei giovani avvocati in situazioni impossibili. In presenza di una domanda di beni e servizi particolarmente depressa, la banca centrale dovrebbe fornire il proprio contributo all’uscita dalla crisi stampando moneta e distribuendola ai consumatori. La distribuzione di moneta potrebbe avvenire o direttamente, lanciandola metaforicamente da un elicottero, o indirettamente, finanziando un aumento in deficit della spesa pubblica o una riduzione delle tasse. Oggi, l’idea che l’helicopter money possa rappresentare la soluzione finale al problema della deflazione ha varcato la soglia dell’università e si è posizionata al centro del dibattito economico. Un dibattito che sta coinvolgendo la comunità dei banchieri centrali, dividendola tra coloro che, come l’ex-governatore della Federal Reserve Ben Bernanke, vedono nel “finanziamento monetario dei programmi fiscali” una proposta percorribile. E coloro che invece la rifiutano a-priori. Tra questi ultimi, come era facile immaginare, si distingue Jens Weidmann, il governatore della Bundesbank, che l’ha definita un sogno. E, come tutti i sogni, andrebbe, a suo parere, riposta al più presto nel cassetto dell’immaginazione. Il governatore della Bce, Mario Draghi, sembra invece stare nel mezzo. Nel corso di una audizione al Parlamento europeo, l’ha definita un’idea intellettualmente affascinante, ma impraticabile nel contesto istituzionale europeo. Il finanziamento monetario esplicito del deficit pubblico è infatti vietato dai Trattati europei e il lancio di denaro dall’elicottero è e rimane una battuta. Ma dove nasce l’idea di trasformare un’ipotesi del tutto teorica in una ricetta da applicare nel mondo reale? La causa sta nella frustrazione dei policy-maker di fronte ad una crescita economica e ad un tasso d’inflazione che rimangono persistentemente bassi, nonostante il ricorso a misure ultra-espansive di politica monetaria. Se il Quantitative Easing non funziona, se i tassi negativi si rivelano inefficaci, molti hanno iniziato a domandarsi se nella cassetta degli attrezzi dei banchieri centrali sia rimasto ancora qualche strumento per sbloccare l’economia. Una domanda la cui risposta può condizionare l’evoluzione dei mercati finanziari nei prossimi anni e le speranze di ripresa economica. L’helicopter money, nella sua semplicità e linearità, rappresenta una specie di uovo di Colombo. Immaginiamo, ad esempio, interventi volti a stimolare la domanda aggregata come l’estensione del bonus degli 80 euro ai pensionati, la riduzione dell’Irpef oppure la costruzione del Ponte di Messina. Visto che siamo in un regime di tassi nulli o negativi, tali interventi potrebbero essere finanziati attraverso l’emissione non di Btp, bensì di nuova carta moneta. Viene quasi da chiedersi come mai non sia stato fatto prima. Il problema è che il tipo di finanziamento della spesa pubblica fa una differenza sostanziale. E’ vero che quando i tassi sono nulli, le obbligazioni non richiedono il pagamento degli interessi. Ma le obbligazioni vanno ripagate, la moneta no. Questo implica che qualunque progetto può essere intrapreso, anche il più strampalato. La qualcosa non sarebbe preoccupante se non esistesse alcun limite alla quantità di moneta che si può stampare e quindi ai progetti fiscali che è possibile finanziare. Ma l’economia è la triste scienza delle risorse finite. E, visto che a furia di stampare moneta e impiegarla in attività improduttive prima o poi l’inflazione riparte, l’effetto finale può essere quello di sprecare risorse su progetti inutili, abbassando la produttività del sistema-paese. Tra l’altro, in un sistema produttivo debole, la banca centrale subirebbe pressioni fortissime per continuare a finanziare monetariamente il deficit pubblico, anche quando l’inflazione dovesse rialzare la testa. Non è un caso se, dopo le esperienze degli anni ’20-’30 e degli anni ’70 del secolo scorso, in tutti i paesi sviluppati le banche centrali siano state rese “indipendenti” dal potere politico, eliminando di fatto il finanziamento monetario del deficit. Lo Stato, distribuendo pacchi di monete agli angoli delle strade, può temporaneamente aiutare a svuotare i magazzini e salvaguardare i livelli occupazionali. Ma quanto può sopravvivere un’economia che dipende dalle macchine da stampa della zecca di Stato per colmare l’output gap?

Marcello Esposito

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