Panama Papers, i nuovi nomi italiani pubblicati dall’Espresso

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Tanti big nella seconda pubblicazione esclusiva dell’Espresso. Tra di loro anche Stefano Pessina, il terzo italiano più ricco, lo chef dei vip, gioiellieri, galleristi e dentisti

panama papersUn dentista, tre gioiellieri, un gallerista d’arte e uno stilista. E poi una sfilza di imprenditori, industriali, commerti e dirigenti d’azienda concentrati esclusivamente da Roma in su. Il Sud nella mappa dei paradisi fiscali sembra non esistere. Sono i nuovi 100 nomi degli italiani finiti degli 11,5 milioni di file rubati alla Mossack Fonseca pubblicati oggi dal settimanale l’Espresso, che ha l’esclusiva per l’Italia dei Panama Papers. Come sempre, vale l’avvertenza che rientrare in questa lista non significa nulla, dal momento che possedere una società offshore è perfettamente legale. Illegale, semmai, può essere l’origine dei soldi e dei beni custoditi nelle società – e quindi il loro uso successivo – ma questo i Panama Papers non ce lo dicono.
Molti degli italiani interpellati dai giornalisti dell’Espresso hanno fornito la loro versione sulla presenza nei Panama Papers. Ieri, per esempio, Stefano Pessina, imprenditore proprietario della multinazionale della distribuzione farmaceutica Alliance Boots ha spiegato che la sua società aperta dalla Mossack Fonseca serviva a gestire l’immobile di Montecarlo dove l’imprenditore italiano risiede. Smentite o precisazioni sono arrivate anche agli avvocati di Adriano Galliani e Silvio Berlusconi, i cui nomi risultano nei Panama Papers. Anche Flavio Briatore ha affermato che le sue società hanno sempre operato nel rispetto delle leggi. Briatore è accostato alla società Struie, creata dall’avvocato inglese David Mills, e utilizzata in passato anche da Berlusconi.
Tra i nuovi nomi pubblicati dall’Espresso ce n’è uno entrato in un’inchiesta su una presunta frode fiscale. Si tratta di Alessandro Jelmoni, un finanziere che quattro anni fa fu coinvolto nella presunta frode da 200 milioni di euro (l’inchiesta è ancora aperta) di un trust lussemburghese, il Giacomini trust, controllato dalla omonima famiglia di imprenditori piemontesi del lago d’Orta. La vicenda giudiziaria non si è ancora conclusa. Nelle carte dei Panama Papers il finanziere è citato molte volte, forse perché compare come rappresentante dei propri clienti.
Tra gli italiani c’è anche Marco Bus, l’ex amministratore delegato della Seb, la Societe Europeenne de Banque che ha sede in Lussemburgo ed è controllata da Banca Intesa. Bus era entrato, e poi uscito con un’archiviazione, nella vicenda giudiziaria del Giacomini Trust. Dal Piemonte all’Emilia Romagna. Nei Panama Papers compaiono alcuni protagonisti della vicenda giudiziaria che ha colpito la società bolognese Uniland. Per esempio, Alessandro Arienti, commerta con i figli Leonardo e Lorenzo, indicati come directors della Huxley investments corporation delle isole Seychelles. L’anno scorso il commerta bolognese è stato rinviato a giudizio nel processo per il dissesto Uniland. Ampia la presenza di romani, come il finanziere Gaetano Paradiso, ex presidente di Valore Italia, società di gestione di patrimoni passata sotto il controllo del finanziere Raffaele Mincione e oggi in liquidazione. Paradiso è amministratore dell’Arena distribution group una società domiciliata alle Seychelles.
Restando nella Capitale, le carte della Mossack Fonseca citano l’imprenditore Furio Patrizio Monaco, sul quale i magistrati di Roma indagano per una presunta estorsione. Nell’archivio di Mossack Fonseca viene collegato alla Western Digital ltd con sede alle Seychelles. L’altro director della società offshore – scrive L’Espresso – è Eugenio Batelli, ex presidente dei costruttori romani (Acer). Batelli è uno dei fornitori dell’Acea, l’azienda di servizi pubblici di Roma. Monaco è imputato per estorsione insieme a Riccardo Mancini, ex amministratore delegato di Eur Spa, altra società controllata dal Comune di Roma. Nell’elenco figura anche l’ex presidente di Christie’s Italia, Stephane Bloch Saloz. Avvocato, ed ex consigliere della Edmond de Rothschild a Lugano, Saloz è indicato nella lista panamense come titolare della Sistan Trading ltd delle Isole Vergini Britanniche, ma ai giornalisti dell’Espresso ha detto di non essere al corrente di questa società. Infine, lo chef. Si tratta di Henri Prosperi, che fino al 2012 aveva un rinomato ristorante a Viareggio: era titolare di una società alle Isole Vergini Britanniche.

Il Sole 24 Ore

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