Conto offshore a Panama, tempesta su Cameron

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cameron-675Si chiude la settimana più difficile dell’anno per David Cameron, ma per il premier britannico i problemi non sono finiti. La sua tardiva ammissione ieri sera che possedeva delle quote della società offshore del padre rivelata dalle Panama Papers, ha provocato una tempesta politica.Il partito laburista all’opposizione ha accusato Cameron di ipocrisia per avere promesso di guidare la lotta contro l’elusione fiscale, nascondendo invece i guadagni di decine di migliaia di sterline incassati grazie a un investimento offshore. Il premier negli ultimi anni ha più volte criticato i vari sistemi per evitare di pagare le tasse in Gran Bretagna dichiarando che «anche se legali sono moralmente sbagliati». Cameron ha organizzato una conferenza internazionale a Londra il mese prossimo proprio per cercare di raggiungere un accordo su regole più severe a livello globale per combattere l’elusione fiscale. Dopo giorni di dichiarazioni parziali e di insistenza che gli investimenti del premier sono «una questione privata», Cameron ieri sera ha ammesso in televisione di avere avuto delle quote di Blaimore Holdings, il fondo di investimento offshore creato dal padre. Le quote, acquistate per 12mila sterline, sono state poi vendute per 31mila sterline nel 2010, subito prima dell’ingresso a Downing Street, proprio per evitare problemi. Il premier ha sottolineato di avere pagato regolarmente le tasse sui profitti incassati e ha detto di non avere «nulla da nascondere». Tom Watson, numero due del partito laburista, ha definito «inaccettabile» l’ammissione di Cameron: «Non regge e porterà ad altre domande dettagliate nei prossimi giorni e nelle prossime settimane sui suoi affarI finanziari e su come li ha gestiti». Un deputato laburista, John Mann, ha chiesto le dimissioni di Cameron, dichiarando via twitter che «non ha scelta….quello che vale per il premier islandese vale anche per lui». Per ora le voci che chiedono le dimissioni di Cameron sono però isolate, e qualche commentatore ha anzi lodato la lealtà dimostrata dal premier verso la memoria del padre, morto nel 2010, definendo del tutto comprensibile la sua reticenza a parlare finora. I riflettori puntati sulla sua famiglia di origine e sui suoi investimenti però rischiano di danneggiare la reputazione di Cameron, che da anni tenta di scrollarsi di dosso l’immagine di “ragazzino ricco” cresciuto nella bambagia, che ha studiato a Eton e Oxford grazie ai soldi guadagnati dal padre. Ieri il premier ha anche rivelato di avere ricevuto 300mila sterline di eredità alla morte del padre ma di non sapere se sia stato denaro guadagnato offshore. La questione Panama inoltre non potrebbe essere giunta in un momento più sbagliato per Cameron, che è impegnato nella campagna politica più importante della sua carriera. Il 23 giugno infatti si terrà il referendum sull’Unione Europea che il premier ha voluto e indetto e che vede il Paese e lo stesso Governo profondamente diviso. Cameron sta guidando la campagna per restare nella Ue e, in caso di Brexit potrebbe essere davvero costretto alle dimissioni.

Angelo Mincuzzi, Il Sole 24 Ore

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