Veneto, Ciambetti: dati Eni mostrano inquinamento pozzi Adriatico

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“Realtà agghiacciante da rapporto Greenpeace”

PETROLIO: AIE, <a href= ANCORA RISCHI OFFERTA, LENTA RISALITA PREZZI” width=”303″ height=”180″ />”I risultati sull’inquinamento in prossimità delle piattaforme petrolifere sono impressionanti soprattutto se pensiamo alla catena alimentare, che dall’Adriatico può far arrivare nelle nostre tavole metalli pesanti e idrocarburi”. Roberto Ciambetti, rappresentante del Veneto nel Comitato promotore del referendum del 17 aprile per fermare con un Sì le trivellazioni mare rilancia l’analisi elaborata da Greenpeace e pubblicata Eni primi giorni di marzo: “I dati elaborati da Ispra su committenza Eni, dunque prodotti da chi sta effettuando le trivellazioni dei pozzi in Adriatico – ha spiegato Ciambetti – relativi alla contaminazione ambientale in campioni di cozze raccolti intorno a piattaforme in Adriatico di proprietà della stessa Eni non lasciano dubbi: i mitili contengono metalli pesanti e idrocarburi. Circa l’86% del totale dei campioni analizzati nel corso del triennio 2012-2014 superava il limite di concentrazione di mercurio. Inoltre l’82% dei campioni di mitili raccolti nei pressi delle piattaforme presenta valori più alti di cadmio rispetto a quelli misurati nei campioni presenti in letteratura; altrettanto accade per il selenio (77% circa) e lo zinco (63% circa). Per bario, cromo e arsenico la percentuale di campioni con valori più alti era inferiore (37%, 27% e 18% rispettivamente). Metalli come il cadmio e il mercurio, sono particolarmente tossici – continua Ciambetti -. Il cadmio è altamente tossico e può generare disfunzioni ai reni e all’apparato scheletrico e non a caso è inserito tra le sostanze il cui effetto cancerogeno sull’uomo è noto e dimostrato scientificamente.

Askanews

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