Maurizio Costa: ‘Nessun piano su Corriere-Sole’

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Il presidente di Rcs risponde alle ipotesi del dopo Fiat e a Cairo: il management lavora bene. Costa: dai soci un po’ meno esternazioni e più proposte

maurizio-costaNessun progetto di fusione del Corriere della Sera con il Sole 24 Ore. Lo ha chiarito ieri il presidente di Rcs Maurizio Costa, thumb interpellato dai giornalisti al termine di una riunione del cda di Mediobanca, tadalafil di cui è membro. «Che io sappia non c’è niente sul tavolo», sickness ha detto Costa, aggiungendo di aver saputo della notizia leggendola sui giornali. Ma ieri c’è stata anche l’occasione per chiarire che l’uscita di Fiat-Fca dall’azionariato di Rcs non destabilizzerà la casa editrice che sta portando avanti il nuovo piano industriale, e soprattutto l’occasione per rispondere a Urbano Cairo che aveva accusato il management di immobilismo (si veda ItaliaOggi di ieri), sottolineando la bontà dell’operato della dirigenza e chiedendo agli azionisti meno esternazioni e più proposte. «Penso che sia importante che il cda lavori bene e che raggiunga gli obiettivi del piano», ha detto Costa. «Noi dobbiamo fare il nostro mestiere e dare soddisfazione agli azionisti, sia che siano tanti sia che siano pochi, sia che siano il mercato. Noi stiamo lavorando, il cda sta lavorando molto bene e io sono molto soddisfatto». Tutto questo non sarà intaccato dall’uscita del primo azionista, secondo il presidente di Rcs, che ha detto di parlare a titolo personale non essendoci ancora stata la nuova riunione del board: «Che Fiat abbia deciso di uscire è un fatto, così come che ci siano un sacco di indiscrezioni e voci è un fatto. Io ovviamente non ho alcuna visibilità concreta né è nel mio ruolo essere coinvolto nelle scelte che riguardano gli azionisti». Il manager, che presiede anche la Fieg, ha preferito non dare giudizi sulle nozze tra il gruppo Espresso e Itedi: «È un’operazione industriale che ha una sua potenzialità dal punto di vista delle prospettive gestionali. Dal punto di vista editoriale futuro, invece, lo vedremo quando sarà più chiaro il destino di Repubblica, La Stampa e Il Secolo XIX». In ogni caso si tratta di un’operazione maturata nel tempo, «non nei cento giorni, per usare un’espressione cara al nostro amico», ha rilevato riferendosi alle dichiarazioni di Cairo. E in generale ai soci la tirata d’orecchie: «Un po’ meno esternazioni giornalistiche e un po’ più di contributo propositivo è ben accetto». Per Costa «Cairo è un grande comunicatore e tra l’altro comunica un sacco. Mi pare abbia parlato tre volte in pochi giorni. Evidentemente si sta appassionando. Altri azionisti mi pare abbiano dato in maniera più o meno discreta e più o meno pubblica un parere invece positivo sia sul piano sia sulla fiducia che il management ha nel portarlo avanti. Dovremo monitorare il percorso e dare il tempo di esprimere i risultati». In Rcs la totalità delle decisioni viene presa all’unanimità e nel consiglio c’è anche un rappresentante di Cairo che «quasi sempre si esprime, vota a favore». Sempre in merito alle esternazioni di Cairo, Costa ha ricordato che il piano industriale intrapreso è stato approvato il 21 dicembre 2015 «con un coinvolgimento del cda e una approvazione all’unanimità. Poi c’è stata la presentazione ai mercati, che hanno reagito bene. E poi, da metà gennaio, quindi da due mesi a questa parte, è iniziata l’attività operativa». Quanto ai risultati, Costa si è detto «soddisfattissimo» del direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana: il paywall introdotto a gennaio sul sito del quotidiano «sta andando molto bene», mentre sulla Gazzetta dello Sport «ci sono grandi progetti». Non è in calendario una separazione del quotidiano sportivo: «il piano presentato a dicembre non prevede la separazione e non c’è nessuna novità». Parlando dell’intero settore, Costa ha poi espresso la convinzione che l’editoria abbia bisogno di «favorire sempre più l’approfondimento, il dibattito e il confronto» perché «nel mare magnum dell’informazione indifferenziata e dei tweet un giornalismo di qualità è importante». «Che ci sia un fiorire di stimoli che il mondo editoriale offre ai lettori», ha sottolineato, «credo sia una conditio sine qua non per il futuro, poi dipende molto anche dal grado di autonomia che azionisti ed editori lasciano».

Marco Livi, ItaliaOggi

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