Guerra, sì o no? Matteo Renzi nelle ore più critiche da premier

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renzi-telefonoNessun dubbio che Matteo Renzi sia nel momento più critico del suo premierato, tadalafil è stretto fra l’incudine dell’Europa, il martello degli Stati Uniti, la risolutezza degli italiani (oltre 80%) contro la guerra. Invece, i suoi alleati-padrini la vogliono. Nelle Cancellerie alleate avranno già pronunciata la frase: “gli abbiamo fatto una proposta che non può rifiutare”? Vedremo. Nessun dubbio che, vuoi nei due anni in cui ha scalato il PD, vuoi nei due successivi al potere, Matteo Renzi si sia rivelato un vero animale politico, avendo mutuato (bene) le capacità comunicative di Berlusconi, la scaltrezza di Andreotti, l’arroganza di Craxi. Nessun dubbio che Matteo Renzi sia un politico connesso con quest’epoca, nessuna sciocca ambizione di essere statista, ma totale focalizzazione sul non essere disarcionato (come Letta), quindi essere rieletto. Come? La classica politica dc dei doppi o tripli forni. Nessun dubbio che Matteo Renzi in politica estera, finora, non abbia sbagliato una mossa. Non si è fatto incastrare dal losco duo Hollande-Cameron per andare a bombardare l’Isis in Siria (chissà poi se loro ci saranno andati veramente). Bravo nel fare melina, con frasi tipo “niente fughe in avanti”, “non mi faccio dettare la linea dai giornali”, “la situazione è troppo delicata perché ci si lasci prendere da accelerazioni”. Però il momento del “Si” o del “No” si avvicina. Nessun dubbio che Matteo Renzi abbia un alto istinto di sopravvivenza: sopisce tensioni, sminuzza problemi, li rimanda, coprendosi con l’accattivante piglio decisionista che è ormai la sua cifra. La modalità “movimentismo da fermo”, a cui ricorre quando è in difficoltà, è più che sufficiente per tenere a bada la sbrindellata opposizione che si ritrova. L’impotenza della Sinistra, la follia di una Lega guerrafondaia, Forza Italia simil Dudù, hanno regalato al M5S il ruolo di unico oppositore serio (seppur a loro insaputa). Ciò che preoccupa Renzi non è il Parlamento (lo ha in pugno), siamo noi cittadini, per oltre l’80% (e lui lo sa) contrari alla guerra, e lo siamo senza se e senza ma. Noi del popolo ci conosciamo bene, sappiamo che per ottenere quattro diritti abbiamo sacrificato, tacendo, valori non negoziabili, sappiamo di avere energie morali ed etiche da gattopardi, sappiamo non solo di non essere in grado di combattere, ma così mal ridotti da accettare la morte di nostri figli e nipoti per droghe, alcol, incidenti all’alba, ma non per una guerra per difendere la Patria. Di contro, sappiamo pure che le nostre élite, molto peggio di noi, sono a favore della guerra: ci basta e avanza per essere contro. Per fare le guerre ci vuole leadership, leadership presuppone obiettivi e comportamenti alti, merce totalmente assente in un Occidente sbrindellato come questo. Nessun dubbio che Matteo Renzi sulla guerra rischi. Saremo pure servi, ma nessuno di noi può accettare che un avvocato americano qualsiasi (diventato ambasciatore per aver versato 700 mila $ per far eleggere Obama, pensa te), parlando dal balcone di Villa Taverna, tratti l’Italia come un utero in affitto, dichiarando una pre-guerra per conto nostro, fissando addirittura il numero (5.000 sic!) di nostri soldati cui far calzare scarponi da sabbia. Come non bastasse, stessi concetti ripetuti dal rappresentante diplomatico inglese. Gufi al contrario? Il vecchio Craxi di certo, forse anche Prodi, li avrebbero già dichiarati persone non gradite, e rispediti a casa. Qualora Matteo Renzi, sciaguratamente, dovesse scegliere l’entrata in guerra, non pensi di spacciarcela per “soft”, in ogni talk show corpulenti generali gli stanno ripentendo che la “guerra soft” non esiste, dopo una settimana diventa “very hard”. Al primo “My name is Cocciolone”, alla prima bomba in una pizzeria un qualsiasi sabato sera (per Isis, tutti i luoghi dove ci sono giovani, sono sensibili), noi ci squagliamo, lui compreso, come un gelato Grom. Caro Presidente Renzi, non dia retta agli intellò nostrani, sono, in sedicesimo, dei Bernard Henri Levy del XVI°, costoro le ripeteranno, con parole alte e ragionamenti contorti, che i grandi leader, se del caso, vanno contro il volere del popolo (ovviamente bue). Si sfili, li lasci perdere, lei ricorda i loro sorrisini verso di noi in tempo di pace? Ora gli stessi ci vogliono trasformare in ascari al loro servizio. Se lei starà alla finestra, noi saremo con lei. E poi, diciamocelo Presidente, Al Baghdadi non è Hitler, nessuno pretende che lei sia Churchill.

Riccardo Ruggeri, ItaliaOggi

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