Parla Iorio: «Per Popolare Vicenza svolta storica. Senza aumento arriva la Bce»

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Francesco IorioIn 9mila, per ora, hanno preannunciato la loro partecipazione all’assemblea che domani mattina deciderà il futuro di Banca Popolare Vicenza, dovendo esprimersi su trasformazione in Spa, aumento di capitale e quotazione. Non è detto che tutti, alla fine, si presentino alla Perlini Equipment di Gambellara (la Fiera di Vicenza non era disponibile), ma in ogni caso si dovrebbe toccare il record d’affluenza. Troppo alta la posta in palio, troppe le novità degli ultimi 15 mesi – i rilievi Bce, le inchieste, la scoperta dei “prestiti facili”, i bilanci in rosso, la svalutazione del titolo – per disertare l’ultima assemblea da istituto popolare. «È un momento storico per il territorio e la banca», dice il ceo Francesco Iorio a Il Sole 24 Ore. «Ci rendiamo perfettamente conto della delusione e della rabbia dei soci per quello che è accaduto e che abbiamo rilevato in questi mesi insieme a Bce, ma percepisco un senso di responsabilità elevatissimo e pertanto sono fiducioso che il percorso avviato possa essere completato».
Il clima in assemblea si preannuncia molto caldo. Che sensazione avete?
Sappiamo che ci potrebbe essere un gruppo organizzato di soci che intende contestare rumorosamente per allungare la durata dell’assemblea e stancare i soci presenti. Siamo consapevoli che dovremo avere noi e tutti gli altri soci molta pazienza e un po’ di tolleranza; d’altronde in questi ultimi mesi abbiamo incontrato centinaia di soci e, nonostante la sorpresa e la rabbia per quanto emerso dall’estate scorsa, confidiamo che la maggioranza colga l’importanza del momento.
C’è chi invoca soluzioni alternative, meno drastiche e magari più diluite nel tempo.
Con la Bce il percorso è stato continuamente condiviso. E Francoforte è stata molto chiara nel sottolineare che la banca è a un «bivio»: per salvaguardare l’autonomia ed evitare interventi della vigilanza c’è una sola strada, quella della trasformazione in Spa e dell’aumento di capitale con ipo.
Nessun piano b, quindi?
Impossibile.
Però, in effetti, l’Ipo rischia di arrivare in una fase critica per i mercati. E questo non aiuta.
Abbiamo già avuto molta fiducia da parte di Bce, che ci ha concesso più d 10 mesi di tempo per ricapitalizzarci. Mi rendo conto che i mercati in questo momento non sono favorevoli, ma mi è altrettanto chiaro che un eventuale allungamento potrebbe non essere sostenibile. Non c’è neppure la garanzia che tra qualche mese il mercato possa essere migliore, quindi alla fine purtroppo dovremo muoverci come previsto.
L’aumento prevede un 50% destinato agli istituzionali, un altro 5% al retail e il 45% agli attuali azionisti, senza però il diritto d’opzione. Perché questa scelta?
Serve ad ottimizzare l’operazione sia nell’interesse della banca che di tutti gli azionisti. Escludendo il diritto di opzione si pongono le condizioni per un book-building realmente competitivo. Così aumentano le probabilità di successo dell’operazione e si ottimizza il prezzo delle nuove azioni rispetto a strutture alternative, a parità di ogni altra condizione.
Certo è che chiedete un ulteriore sforzo a chi ha perso oltre l’80% del valore del proprio investimento. Che cosa si sente di dire ai soci?
Voglio dirlo con chiarezza: mi rendo perfettamente conto che la perdita di valore del titolo è un colpo durissimo da digerire. Ma è importante individuare un punto di ripartenza dal quale si possa tornare, lavorando tutti insieme, a ricreare le condizioni per un apprezzamento complessivo della banca e quindi del valore stesso del titolo.
Il tema è delicato: con il recesso, pur teorico, il titolo è sceso da 48 a 6,3 euro e probabilmente in Ipo si ridurrà ancora. Una volta quotato, ci potranno essere riprese di valore?
Io sono molto fiducioso e ho intenzione di investire personalmente.
In vista della Spa, molte popolari stanno lavorando a un nocciolo duro di azionisti. Può essere anche il caso vostro, tra soci vecchi e nuovi?
È possibile pensarlo, e ci sarebbe da augurarselo. Quello che posso dire è che in questi mesi abbiamo svolto un’importante attività di sensibilizzazione sul territorio verso risorse economiche totalmente estranee alla storia di questa banca, è chiaro l’obiettivo di avere risorse e persone che segnino una netta discontinuità. Molti degli incontri svolti insieme al presidente ci fanno ritenere possibile e concreto un intervento da parte del territorio a sostegno del nostro progetto.
Per il buon esito dell’aumento, che è garantito interamente da UniCredit, decisivo sarà l’apporto degli investitori istituzionali. Dopo il recente road show a New York e Londra, quali sono i riscontri che avete da questo fronte?
Il progetto della banca interessa, c’è apprezzamento per la chiarezza del bilancio 2015, le attività di ricognizione sul capitale e il modello di banca commerciale focalizzata sul territorio. Certo è che al momento i multipli di mercato di banche comparabili evidenziano spazi di manovra limitati.
Quale ruolo potrebbe giocare Popolare Vicenza nel risiko bancario?
Dopo l’aumento questa banca avrà ottimi ratio patrimoniali, l’indice di copertura dei crediti deteriorati in linea con i competitor e un radicamento in un territorio di alta qualità. A quel punto, l’istituto potrà proseguire per un percorso autonomo o valutare aggregazioni che possano avvenire su basi di fatto sostanzialmente paritetiche.
C’è qualche dossier già sul tavolo?
No, ma posso presumere che questa banca messa a posto possa essere già da oggi oggetto di interesse. In ogni caso, il mio ruolo sarà limitato alla valutazione e fattibilità tecnica delle alternative, mentre alla nuova base sociale spetterà la scelta.
Le indagini della Procura relative alla precedente gestione, intanto, si allargano. Che ne pensa?
Fin dal mio arrivo ho collaborato fattivamente con la magistratura. Credo che il tempo non potrà che darmi merito di quanto finora fatto e su cui per evidenti motivi non posso dire di più.
La banca valuterà l’azione di responsabilità nei confronti del precedente Cda?
Capisco che la prima reazione di fronte a quello che è accaduto sia pensare a una richiesta di azione di responsabilità. Però credo che oggi sia più importante continuare a collaborare con la magistratura per poi valutare tutto compiutamente.
Nel 2015 la banca ha subìto una fuga depositi, con un crollo del 23%. Che segnali avete dal fronte della raccolta?
Da dicembre in poi rileviamo una stabilità della clientela. I clienti mostrano fiducia, ed è importante che proprio a partire dalla nostra assemblea non arrivino al mercato messaggi di scollamento della base sociale e della clientela: questo potrebbe essere pericoloso per la tenuta complessiva della banca. Dobbiamo guardare al futuro di questa banca, cerchiamo di farlo tutti agendo tutti nel migliore dei modi in maniera responsabile.

da Il Sole 24 Ore

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