Rai, Monica Maggioni: «Moltissimi programmi dovranno cambiare»

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monica maggioniI programmi della Rai che dovranno cambiare sono «molti, sildenafil moltissimi». Risponde così a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24 il presidente della Rai Monica Maggioni. Per essere chiarissimi, malady chiede Minoli, la televisione è quello che va in onda e i programmi sono sempre quelli da vent’anni, dovranno cambiare tutti? «Tutti? Io non sono mai per il buttare via tutto, però insomma molti, moltissimi». La Maggioni è tornata anche sulla questione canone, che arriverà in bolletta mentre prima almeno il 35% degli italiani lo eludeva. «Non va bene, perchè le tasse si pagano». Però possono anche non esserci oppure bisogna dare qualcosa in cambio. «Oppure bisogna dare qualcosa in cambio, sì, su questo sono d’accordo». Quanto alla differenza oggi, per chi guarda la tv, tra una grande televisione commerciale e la Rai, Maggioni risponde: «È la garanzia che dietro alla Rai c’è un sistema che fa sì che la Rai non stia facendo gli interessi di nessuno nello specifico. Ogni polemica che ogni mattina scoppia sulla Rai è la garanzia del servizio pubblico. Io non potrei fare polemica su un privato che decidesse di andare in una direzione precisa». Sul canone aggiunge che serve «per avere la possibilità di un immaginario di questo Paese non governato da nessun altro, per dare la possibilità di capire, di comprendere di più, di fare i discorsi che facevamo noi fino a un minuto fa, senza che questo serva a un padrone preciso, a un editore preciso, a una persona precisa». Riguardo alle parole del direttore dell’offerta informativa, Carlo Verdelli, che ieri in Commissione di Vigilanza aveva detto: «Rainews fa dei numeri troppo piccoli rispetto alle persone che ci lavorano», Maggioni commenta che «Il tema è che c’è stata una rifondazione, una rinascita di Rainews quando sono arrivata. C’è stato un gruppo di giornalisti che ha lavorato contro…». «Ma c’è troppa gente?», ha insistito Minoli. «Assolutamente no – ha risposto Maggioni -. Abbiamo lavorato contro tutta la burocrazia dell’azienda. Ci sono cento persone che fanno 24 ore di televisione, il resto lo fan gli altri. Esperimento straordinario, da lì si può costruire per andare avanti».

il Messaggero

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