Eni, dismissioni. Pirani: “Sciopero riuscito al 95%, Governo dia indirizzo di politica industriale

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eni sciopero“Tutti gli impianti sono fermi, sildenafil lo sciopero è riuscito pienamente, è riuscito al 95 per cento”. Lo ha detto il segretario della Uiltec, Paolo Pirani, dal palco della manifestazione indetta a Roma per protestare contro il progetto di vendita di Versalis da parte di Eni, mentre è in corso lo sciopero di otto ore dei lavoratori.
“Eni ha fatto di  tutto per boicottare la giornata di oggi, diagnosis è andata a parlare dentro gli stabilimenti e dentro le fabbriche a spiegare le sue ragioni, ragioni che però non hanno convinto, perché i lavoratori con la giornata di oggi hanno detto ‘NO’ alla svendita di Versalis, hanno detto ‘NO’ all’abbandono di Eni dell’Italia, hanno detto ‘NO’ all’abbandono dei lavoratori di Saipem al loro destino” ha proseguito. “Non si può  svendere un pezzo fondamentale della storia industriale di questo paese, Eni non può trasformarsi in una società di compravendita di petrolio e di perdere le basi industriali italiane” anche perché risulta poco chiara la strategia dell’azienda che “un anno fa voleva vendere gli stabilimenti della raffinazione, mentre oggi con uno scenario del prezzo del petrolio differente vuole vedere gli stabilimenti della chimica e domani chissà”. Per il sindacalista “Eni non è una proprietà privata della Marcegaglia e di Descalzi, ma un pezzo di Italia, della storia industriale di questo Paese e appartiene innanzitutto a chi ci lavora, a chi ci fatica tutti i giorni, a chi ci ha perso al vita , cioè a chi ha fatto di Eni una perla e un gioiello di questa Italia; è degli italiani”. Non è pensabile cedere i quattro centri ricerca, tra cui il Donegani, quello in cui fu inventato il Moplen, dove fu dato il premio Nobel per la chimica, centri che hanno caratterizzato l’Italia per l’eccellenza e la qualità nel mondo della ricerca; e poi non ci si lamenti se i nostri cervelli sono costretti ad emigrare all’estero”.
Per il segretario della Uiltec Sk Capital non è affidabile: “questo è un fondo nato nel 2009, che ha solo 18 dipendenti e la ministra Guidi, che al question time in Parlamento mercoledì scorso ha affermato che SK Capital non ha mai venduto le attività che ha acquisito, rispondiamo che non ne ha ancora avuto il tempo”. Il leader sindacale insiste poi sull’atteggiamento del Governo: “Si deve comportare da azionista di riferimento e non da osservatore neutro e se davvero, come ci è stato riferito all’incontro dello scorso 12 gennaio al MiSe, pensa che la chimica sia strategica per il Paese e che non la si vuole abbandonare, allora è il caso che si prenda una posizione chiara e che si dia un indirizzo di politica industriale e non si lasci questo compito a Eni”. Anche perché in ballo c’è la “desertificazione dei territori dalla Sardegna alla Sicilia, passando per la Puglia, che, dopo l’Ilva, non merita anche lo smantellamento degli impianti Eni, fino al quadrilatero padano”. Pirani ha poi ricordato che questa mobilitazione unitaria si fa portatrice degli interessi non solo dei lavoratori di Eni e Versalis, ma dell’Italia tutta, perché “riteniamo che questo paese possa uscire dalla crisi solo se salverà la sua industria, la sua manifattura, che è ancora la seconda d’Europa, la sua capacità di fare produzione, di trasformare i prodotti, di fare chimica, raffinazione, costruzione di impianti; l’unica speranza per il futuro dell’Italia e per i nostri figli”.

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