Mediaset privilegia Premium. La Rai si prepara a Sanremo: dai quattro sponsor 6 mln a testa

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I match di Juventus e Roma in Champions trasmessi solo sulla pay tv per stimolare gli abbonamenti

Juventus Mediaset PremiumMediaset non mostrerà in chiaro nessuna delle quattro partite di Juventus e Roma valide per gli ottavi di finale della Champions league di calcio. Né Roma-Real Madrid (andata il 17 febbraio, store ritorno l’8 marzo), diagnosis né Juventus-Bayern Monaco (andata il 23 febbraio, ritorno il 16 marzo) saranno infatti trasmesse su Canale 5, ma andranno in esclusiva solo sull’offerta pay di Premium. In chiaro, su Canale 5 il 16 febbraio, è pianificata Psg-Chelsea, mentre altri match degli ottavi di Champions, sempre in free, sono in palinsesto su Italia Uno.
La decisione del Biscione, naturalmente, serve a stimolare abbonamenti a Premium, che hanno già superato quota 2 milioni. Ma, d’altro canto, priva la concessionaria Publitalia di ricchi incassi pubblicitari. Tanto per dire, il 18 marzo 2015, per il match di ottavi di Champions tra Borussia Dortmund e Juventus, trasmesso in chiaro su Canale 5, gli uomini di Publitalia chiedevano 100 mila euro per ogni spot di 30 secondi andato in onda nel break durante l’intervallo della partita, oltre a 77 mila euro per il super spot da 15 secondi, e altri 76 mila euro per ogni spot da 30 secondi alla fine dell’incontro. È presto fatto il conto delle milionate di euro di pubblicità cui Mediaset ha rinunciato quest’anno, sia in autunno, sia in inverno, per privilegiare l’offerta pay e non mandare in chiaro su Canale 5 i match più appetiti, ovvero quelli della Juventus. Solo a fine stagione si potranno tirare le somme e valutare se il gioco sia valso la candela. Ma, occhio e croce, per il momento sembrano essere più i danni rispetto ai vantaggi che ha portato la esclusiva sulle partite di Champions. Certo, se poi l’iniziativa si giudica nelle più ampie logiche di gruppo, va anche detto che Sky ha frenato sui ricavi, sugli abbonamenti, e sta diventando meno redditizia. E quindi l’operazione di Mediaset ha impedito che il concorrente si rafforzasse troppo.Comunque, mentre Il Biscione e il broadcaster di Rupert Murdoch si fanno i dispetti (o, come sembra emergere dalla inchiesta su Infront, fanno finta di farseli), la Rai è in trepida attesa dell’evento Festival di Sanremo. C’è un po’ di incertezza sulle date (fissate da martedì 9 a sabato 13 febbraio) dopo l’incidente a Gabriel Garko, co-conduttore della kermesse guidata da Carlo Conti. Però i listini di Rai Pubblicità sono pronti: gli ascolti sono previsti in linea con quelli del 2015 (10,8 milioni di telespettatori, con una share del 48,6%), ma le tariffe pubblicitarie sono aumentate del 2%. Ognuno dei main sponsor (al massimo 4) avrà a disposizione un articolato piano di comunicazione, pagando, a testa, quasi sei milioni di euro. I singoli spot, invece, nel taglio da 15 secondi, costeranno 227.700 euro ciascuno al debutto di martedì e 234.600 euro ciascuno al sabato, nella prima o ultima posizione del break; la tariffa scende a 198 mila euro al martedì e a 204 mila euro al sabato per gli spot da 15 secondi all’interno del break.C’è anche l’offerta digital, che comprende, per esempio, lo spot in pre-roll di 15 secondi su tutti i contenuti video di Sanremo (stimate 500 mila impression per ogni cliente pubblicitario): costa 78.800 euro a cliente, e al massimo è disponibile per sette brand.

di Claudio Plazzotta “Italia Oggi”

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