I verbali al Csm confermano: papà Boschi è sotto inchiesta

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L’indagine sul crac di Etruria si allarga agli ex amministratori sanzionati da Bankitalia. Lo ammette il pm Rossi: “Se la società va in insolvenza, store cose lecite assumono altro rilievo”

papà BoschiAria di nuove iscrizioni nel registro degli indagati per Banca Etruria. Anche per papà Boschi. Lo confermano le parole del procuratore di Arezzo Roberto Rossi, pilule nell’audizione del 28 dicembre al Csm. Finora si sono salvati, si legge nei verbali, i 13 amministratori e i 5 sindaci che gli ispettori di Bankitalia hanno aspramente criticato e poi sanzionato, ma «se la società dovesse andare in insolvenza è chiaro che tante cose lecite potrebbero assumere un altro rilievo», afferma il magistrato. Gli chiedono se tra di loro c’è l’ex vicepresidente della banca, Pierluigi Boschi e lui risponde: «Tra quelli sanzionati sì». E chiarisce: «Perché altrimenti sembra che io indago tutti tranne il padre del ministro: è il contrario, io non indago nessuno tranne i vertici decisionali della Banca dell’Etruria». Rossi spiega che per decidere su futuri indagati attende la relazione «molto dettagliata» del liquidatore sullo stato patrimoniale: «Da lì – dice – poi valuteremo che si può fare». Anche la posizione del padre del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, dunque, potrebbe aggravarsi a breve. Il procuratore, ascoltato dalla Prima commissione di Palazzo de’ Marescialli per verificare se c’è incompatibilità tra il ruolo di pm e la consulenza giuridica con la presidenza del Consiglio finita a dicembre, spiega che gli amministratori fino a questo momento «non sono stati indagati solo perché la banca può tranquillamente, finché è un ente privato in bonis, utilizzare e sperperare il proprio denaro». Le cose, però, potrebbero cambiare.Nei verbali emerge un Rossi sulla difensiva, consapevole che la sua possibile incompatibilità nasce proprio dal fatto che nelle indagini ha un ruolo che appare sempre più centrale il padre del ministro. Alla domanda sui suoi rapporti con i Boschi, il pm risponde di non conoscere «nessuno della famiglia», neppure «la composizione del nucleo familiare». E aggiunge: «Ho appreso dai giornali che aveva un fratello e una cognata che lavoravano in banca, ma non ne ero a conoscenza». Maria Elena, dice di averla conosciuta «in un’occasione pubblica, istituzionale quando era parlamentare, come ho conosciuto tutti i parlamentari, ma non frequento nessun politico». Rossi ci tiene a dire che il suo dovere l’ha fatto tutto, ad Arezzo. Si sfoga: «Sono stato investito da un ciclone mediatico, che ha degli aspetti paradossali: se non avessi fatto le indagini…». Insiste sulla natura tecnica dei pareri che inviava a Palazzo Chigi: «Ritengo di non avere alcun problema di incompatibilità, neanche teorico. Ma se queste illazioni mediatiche di incompatibilità si fossero accompagnate a un’inerzia (magari non sei incompatibile ma questi fascicoli te li sei tenuti nel cassetto, non hai portato avanti le indagini), avrei qualcosa di cui rispondere. Ma io non solo le ho fatte, le ho portate avanti e le ho concluse nei confronti dei vertici decisionali di quella banca». È chiaro, ora perché, come anticipato da Il Giornale, al Csm si sono convinti che sia vicina un’iscrizione nel registro degli indagati anche di Boschi.Il laico di Fi Pierantonio Zanettin conferma che voterà contro l’archiviazione della pratica: «Riscontro incongruenze tra quanto emerso dall’audizione di Rossi e le relazioni di Bankitalia, sulla presenza del vicepresidente Boschi nella Commissione informale citata da Bankitalia».

“Il Giornale”

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