SENILITA’ E GENTILEZZA

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Cesare LanzaVenti anni fa, e anche più, aspettavo l’ascensore in un grande albergo: arrivò una bellissima ragazza, presumo una top model (a Milano in quei giorni c”erano le sfilate), che mi guardò con un sorriso delizioso. Si aprirono le porte dell’ascensore e la mia dea mi dedicò un piccolo inchino, e sorridendo ancora mi disse: “Prego!”. In quel momento capii che non avevo più l’età del gallo, ma ero ormai, al massimo, un vecchio orso da considerare, solo per età, con rispetto. Scoprii di colpo la mia imminente senilità. Ricordo però quel gesto come un atto insolito, anzi stupefacente, di cortesia. Chissà se oggi si verificherebbe ancora! Dare infatti la precedenza a donne e anziani è un fatto sempre più raro. Non parliamo poi di lasciare un posto a sedere a una signora, magari anche incinta o con un bebé in braccio, o a persone anziane. Non noto quasi mai queste gentilezze, che poi sarebbero gesti di buona educazione, nel mio girovagare. Dalla top model in poi mi è successo tre o quattro volte, non di più. che mi venisse proposto un posto a sedere, ad esempio. Presumo che, sempre, si sia trattato di un atto di simpatia da parte di chi mi aveva riconosciuto per avermi visto in tivù. E ho sempre rifiutato, per la buona ragione che intorno a me c’erano pèrsone più anziane, nonnine claudicanti e quant’altro. (“Sii gentile quando è possibile. Ed è sempre possibile”, ha detto il Dalai Lama).

di Cesare Lanza, Di Tutto