Netflix delude il mercato: frena la crescita degli abbonati

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Preoccupa anche la concorrenza sempre più agguerrita: domenica scorsa Amazon ha lanciato il suo servizio Prime a un prezzo più basso. Gli utili trimestrali crescono a 27,66 milioni di dollari

netflix-television1Battuta d’arresto per la prima televisione in streaming su scala globale. Netflix delude il mercato e crolla al Nasdaq. Agli analisti infatti non bastano i conti in linea con le stime né l’incremento del giro d’affari. A preoccupare è il rallentamento nella crescita degli utenti per il trimestre in corso soprattutto negli Stati Uniti che è il mercato di riferimento. La tv fondata da Reed Hastings registra “solo” 2,5 milioni di nuove sottoscrizioni, 500mila negli Stati Uniti e 2 milioni nel resto del mondo. Numeri di tutto rispetto, ma pochi se confrontati a quelli mostrati nel trimestre concluso lo scorso 31 marzo: 6,74 milioni di nuovi spettatori a livello globale. In realtà non è la prima volta che Netflix delude in borsa. Già la passata trimestrale non era andata bene, crescita record ma pochi utili, con la differenza che in questo caso si tratta di una compagnia divenuta globale da gennaio è presente in 190 Paesi. Il mondo intero, con le eccezioni della Cina (dovrebbe seguire a breve), della Siria e della Corea del Nord. “Non stiamo pensando al ritorno economico. La nostra missione è espanderci ed investire per migliorare il nostro servizio”, aveva detto propria a Repubblica lo stesso Hastings pochi mesi fa. Strategia che però non piace a Wall Street, dove nemmeno Jeff Bezos è molto amato avendo anche lui la propensione ad reimpiegare i capitali piuttosto che a distribuire dividendi.
Nel dettaglio, gli utili di Netflix sono saliti a 27,66 milioni di dollari (23,7 milioni un anno fa), ma i ricavi a 1,96 miliardi hanno mancato le stime degli analisti malgrado superino del 30% i 1,57 miliardi del 2015. Proprio in seguito alla diminuzione della crescita degli abbonati, si prevedono profitti per 2 centesimi ad azione e un giro d’affari di 1,96 miliardi di dollari. Gli analisti si aspettavano 5 centesimi ad azione e 2,12 miliardi di dollari.
In questo momento Netflix ha 81,5 milioni iscritti e circa il 45% risiede in America. A diversi analisti sta però venendo il dubbio che il modello di business, la prima tv in streaming su scala globale, possa davvero reggere. I numeri americani continuano a essere fondamentali, visto che gli iscritti negli Usa sono molto più redditizi che altrove. E a Wall Street sono anche preoccupati per altri due fattori: il ritocco in alto del prezzo dell’abbonamento che potrebbe arrivare a breve e l’aumento della competizione. Amazon ha lanciato Prime in abbonamento mensile senza il bisogno della sottoscrizione annualmente al servizio di offerte e spedizioni (che comprendeva anche il servizio video) della multinazionale di Bezos. Ed è evidente che nel giro di qualche mese potrebbe aggiungere al Paesi alla lista di quelli già raggiunti dal servizio che sono Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Austria, India e Giappone.
La partita si gioca quindi su più campi, con una frizione evidente fra la richiesta di risultati immediati da parte degli analisti e la strategia a lungo termine di Hastings e compagni. In prospettiva i vantaggi di esser presente su scala planetaria, dovrebbero cominciare a dare a Netflix un margine di manovra non indifferente: al contrario degli altri è l’unica multinazionale che può trattare i diritti delle produzioni sulla base della sua presenza in 190 Paesi. Tratta da una posizione di vantaggio. Peccato però che per ora il suo catalogo non brilli fuori da Stati Uniti e Inghilterra. Anzi, in Africa e Asia Centrale è talmente esiguo da chiedersi se non si sia trattato (per ora) solo di piazzare una bandiera. Ma è presto per tirare le somme, al di là delle battute di arresto a Wall Street. Se è vero che è una partita che si gioca su più campi, è altrettanto vero che è appena cominciata.

Repubblica