Italiani nel mirino

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Un segnale a Renzi. Quel cadavere tra Eni e Al Sisi

eni-renziCaro Direttore, clinic pharm

il ricercatore Giulio Regeni non era una spia e non si occupava di petrolio ma è stato torturato e ucciso come segnale per colpire Matteo Renzi e l’Eni, considerati troppo attivi nel nuovo corso egiziano. Il presidente Al Sisi rappresenta ormai per l’Italia di Renzi quello che l’ultimo Gheddafi era per Berlusconi: uno strategico interlocutore politico e una grande opportunità per le nostre aziende. L’Eni, infatti, ha recentemente scoperto in Egitto il più grande giacimento di gas naturale del Mediterraneo e ulteriori sviluppi stavano per essere comunicati ufficialmente prima dell’uccisione del ragazzo.
A Thames House, sede operativa del MI6, l’intelligence inglese segue con molta accuratezza il caso Regeni, forse perché «attenzionato» a sua insaputa. Non a caso i particolari sulla barbara uccisione sono stati diffusi dall’agenzia Reuters. L’impressione che sta prendendo sempre più corpo è che settori fuori controllo del Mukhabarat, il servizio egiziano che fa capo al Ministero dell’Interno e si contrappone a quello militare da cui proviene il generale Al Sisi, vedano di mal occhio la rafforzata amicizia tra Italia ed Egitto, perché sta relegando in secondo piano altri partner storici come Francia e Turchia, quest’ultima vicina ai Fratelli Musulmani feroci oppositori di Al Sisi. In questo momento l’attivismo italiano penalizza società francesi come la Total, quelle logistiche turche o anche l’inglese British Petroleum, che vorrebbe consolidare la sua presenza nel delta del Nilo. E non è certo una coincidenza che il corpo di Regeni sia stato fatto trovare proprio il giorno della visita del Ministro Guidi al Cairo.
Bene fa Renzi, quindi, a usare massima cautela nella vicenda. Forse bersaglio dell’omicidio dell’incolpevole Regeni sono proprio il governo italiano e lo stesso Al Sisi, al quale magari più d’uno pensa di far fare la fine del rais libico Gheddafi. E l’Italia ne pagherebbe ancora una volta le conseguenze.

di Luigi Bisignani “Il Tempo”