Borse Ue poco mosse. Shanghai crolla con la rimozione del bando alle vendite: -2,6%

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Ultime sedute dell’anno con il petrolio ancora a far da guida: il greggio cala, pills ma i listini europei aprono in leggero rialzo. Londra resta chiusa per festività. In Oriente pesano le indiscrezioni per le quali Pechino starebbe per rimuovere i limiti alle vendite imposti ai grandi azionisti delle società quotate durante il crollo dell’estate. Pesano anche le indagini sul vertice di China Telecom. Delude la produzione industriale giapponese, ma la Borsa di Tokyo rialza la testa (+0,5%)

mercati-finanziariMILANO – Ore 10:10. La Cina guida al ribasso le azioni asiatiche, mentre i listini europei trattano poco mossi nella settimana breve di chiusura del 2015. Un anno che per Piazza Affari può andare in archivio con la maglia rosa d’Europa, nonostante la volatilità sia stata elevata. Negli ultimi tempi, a muovere gli scambi sono state soprattutto le quotazioni energetiche: oggi i prezzi del petrolio tornano in calo con l’Iran che conferma la sua intenzione di far leva sull’export di greggio, alimentando l’offerta in un mercato dove latita la domanda. Il Wti viaggia così a 37,70 dollari al barile, in calo di un punto percentuale, di nuovo allineato al prezzo del Brent.
A Milano, Piazza Affari tratta in rialzo dello 0,1%, poco mossa come le altre Borse Ue: Parigi cede lo 0,3% e Francoforte è invariata, mentre Londra resta chiusa per la festività del Boxing day. Sul fronte valutario, l’euro è in rialzo a 1,0930 dollari. Contro lo yen la moneta unica vale 132,21. Lo spread tra Btp e Bund tratta invece poco mosso a 103 punti. Il rendimento è all’1,63%. Sul listino milanese si segnala la buona performance di Mps, che ha chiuso la cessione di un pacchetto di sofferenze da 1 miliardo a Deutsche Bank.
china telecomShanghai ha registrato in mattinata uno scivolone del 2,6%, il maggiore dalla fine di novembre, e Hong Kong ha perso l’1,7%. L’effetto è stato di abbattere l’indice Msci sui mercati emergenti, che ha segnato una battuta d’arresto per la prima volta in mezzo a una striscia positiva di sei giorni. A spiegare gli ordini di vendita sui listini cinesi c’è – secondo la ricostruzione a Bloomberg dell’analista di Kgi Securities da Shanghai, Ken Chen – il timore per l’eliminazione del bando alle vendite che Pechino impose sui maggiori azionisti delle società quotate, nel mezzo del crollo dei listini della scorsa estate. Non manca un nuovo caso giudiziario: China Telecom Corp., il terzo operatore wirless del Paese, ha perso l’1,9% a Hong Kong dopo che la Commissione centrale di ispezione sulla condotta dei manager ha rivelato che Chang Xiaobing, a capo di China Unicom per più di un decennio prima di passare alla stessa China Telecom nello scorso settembre, è sotto indagine per violazioni dei codici di disciplina.
In Giappone sono emersi dati macro rilevanti: l’inflazione è rimasta stabile a +0,3% a novembre su base annuale, mentre la produzione industriale ha segnato un netto e inatteso calo. A novembre la lettura mensile ha segnato una contrazione pari all’1%, dal +1,4% del mese precedente. Gli analisti si attendevano una flessione di mezzo punto percentuale. In linea con le attese, invece, il dato annualizzato che segna un rialzo pari all’1,6%, dal -1,4% precedente. Si è registrata comunque una chiusura in rialzo per la Borsa di Tokyo, con l’indice Nikkei salito a 18.873,35 punti a +0,56%. La Borsa nipponica era reduce da cinque sedute in calo; sul mercato sono passati di mano soltanto 1,55 miliardi di titoli, una delle giornate più fiacche dell’anno. Dagli Usa, si attende l’indice manifatturiero della Fed di Dallas. L’oro scende dello 0,4% in Asia a 1.071,7 dollari l’oncia.

di Raffaele Ricciardi da “Repubblica”

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