Il Tempo, prima. Luigi Bisignani Giudici vaticani e il Sor Marchese

Share

epa04946121 Pope Francis presides over a Canonization Mass for friar Junipero Serra at the Basilica of the National Shrine of the Immaculate Conception in Washington, DC, USA, 23 September 2015. Junipero Serra was a Spanish missionary who founded the first Catholic missions in California in the 1700s. Pope Francis is on a five-day trip to the USA, which includes stops in Washington DC, New York and Philadelphia, after a three-day stay in Cuba.  EPA/TONY GENTILE/POOL

Caro direttore, ma siamo certi che Papa Bergoglio, più che con i corvi e le cornacchie, non si stia arrabbiando con i promotori di giustizia che hanno istruito il processo in corso in Vaticano per la fuga di notizie? Siamo sicuri che quando hanno chiesto al Pontefice l’autorizzazione all’arresto gli abbiano fornito tutti gli elementi per valutare la personalità dei due principali imputati, Lucio Ángel Vallejo Balda e Francesca Chaouqui? È di tutta evidenza, ormai, tanto dalle prime ammissioni fatte agli investigatori da monsignor Balda, quanto dalle intercettazioni e dagli sms acquisiti, che l’inchiesta sta diventando una ridicola”pochade”, a metà tra il burlesque e Sodoma e Gomorra, danneggiando la Chiesa ben più delle rivelazioni contenute nei libri di Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi. Ma perché proporre l’arresto dei presunti “corvi” proprio due giorni prima dell’uscita dei volumi, dandogli così una eco pubblicitaria incredibile?Il Papa fu messo al corrente dei rapporti incandescenti e rancorosi tra la Chaouqui e Balda, certamente chiari ai promotori di giustizia vaticani sin dal primo momento dei fermi?Oppure gli fu solo detto che il processo era necessario per dare un segnale forte alla Curia, sempre ribelle alla”cura Bergoglio”, e che tutto si sarebbe concluso in poche udienze?Comunque sia andata, Francesco come sempre è “avanti”e ha capito subito che è stato allestito un processo troppo affrettato. Così, sull’aereo che lo riportava dall’Africa, qualche giorno fa, ha detto che i diritti della difesa dovevano essere assicurati. Concetto ribadito con forza anche dal portavoce vaticano, Padre Lombardi. Ma la frittata era già stata fatta. Come uscire allora da questo guazzabuglio dopo che le televisioni di tutto il mondo sono accampate davanti all’aula del tribunale dove lo Stato Vaticano processa quattro cittadini italiani?. Ecco quindi che le udienze, finora lampo, sono rinviate a data da destinarsi, in attesa forse di trovare una soluzione. Quale può essere?Magari una nuova istanza di competenza territoriale, dopo che ne è stata rigettata già una, inviando gli atti in Italia per un diverso processo che potrebbe facilmente scagionare i due giornalisti che, a quanto risulta, non hanno commesso alcun reato ricevendo i documenti. Resta da capire, però, come mai al”corvo”non sono state tagliate le ali nel maggio scorso,quando Il Tempo ne scrisse inascoltato. E come mai, se davvero era così pericolosa, a Francesca Chaouqui non veniva in qualche modo impedito di incontrarsi con porporati di gran nome e prestigio e tanti monsignori e manager che frequentano i Sacri Palazzi?Di che cosa parlava con questi importanti interlocutori che ora fingono di non conoscerla preoccupati magari che oggi le loro conversazioni diventino pubbliche?Questo processo sembra ormai simile a quello istruito da Pio Vll contro il marchese del Grillo nel meraviglioso film di Monicelli. Ma una cosa è certa: la Chiesa sopravviverà anche alla Papessa Chaouqui, così come è sopravvissuta alla Papessa Giovanna o a Lucrezia Borgia. «Aprite le porte alla giustizia», diceva ieri Papa Francesco appoggiandosi alla Porta Santa. Ma alla giustizia vera avrà pensato, non a un immaginario babydolll, lasciato furtivamente in un albergo di Firenze?”.

Luigi Bisignani, Il Tempo

Share
Share