Serie A, ora ci piaci: è il nuovo Rinascimento italiano

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napoliprimaLa Serie A ha smesso da tempo di essere il campionato più bello del mondo, quello con la massima concentrazione di fuoriclasse: Maradona, Zico e Platini negli anni Ottanta; Van Basten, ailment Ronaldo (il Fenomeno) e Zidane negli anni Novanta. La Serie A è stata soppiantata dalla Premier League per fatturato e giro di soldi, i suoi stadi sono spesso semivuoti, in diversi casi fatiscenti, e mettono tristezza. Chi vuole diventare allenatore deve però farsi un giro in Italia o guardare all’Italia, perché la Serie A resta uno straordinario laboratorio tecnico-tattico, il migliore al mondo, crediamo. La stagione in corso offre un sacco di spunti, abbondano le squadre fondate sul gioco e sull’organizzazione, e non ci riferiamo soltanto al Napoli o alla Fiorentina. Rovesciate la classifica, guardatela dal basso e chiedetevi perché Empoli e Frosinone, in agosto due autorevoli candidate alla retrocessione, galleggino oggi sopra la linea gialla delle ultime tre. Perché hanno due allenatori molto bravi, Giampaolo e Stellone, abili a ottimizzare col gioco il relativo talento – relativo per la Serie A, senza offesa per nessuno – della gran parte dei loro giocatori. Uscita dalla “juventinocrazia” delle ultime tre stagioni, la Serie A di oggi è diventata un campionato aperto e con due anime prevalenti: da una parte gli esteti, i cultori della bellezza; dall’altra i “kombat”, portatori sani di un calcio più fisico, con maggior uso di forza rispetto alla tecnica. Nel mezzo, tanti artigiani, tipo Reja all’Atalanta o Ventura al Torino.

GLI ESTETI — Il più esteta degli esteti sembra Paulo Sousa della Fiorentina e il primato dei viola nella classifica del possesso palla – 63% a partita – conferma l’impressione. La Fiorentina di oggi è bella quanto la città che rappresenta, così bella che rischia di finire male come Narciso, il bellone della mitologia greca. La Fiorentina ammalia, nelle serate di luna piena si rimane incantati a guardare quel giropalla sublime, poi si dà uno sguardo al tabellone e si scopre che il risultato non è linea con tanto splendore. Troppo belli per vincere, il succo del discorso. Maurizio Sarri a Napoli è un passo avanti, alla bellezza del gioco ha abbinato l’efficacia dell’attacco, operazione agevolata dal fatto che nel Napoli giganteggia Higuain, oggi con Suarez del Barcellona il più forte centravanti al mondo. Il limite del Napoli sembra essere la ristrettezza della rosa. Cambi in buona parte non all’altezza dei titolari. Nel finale contro l’Inter, Sarri ha inserito David Lopez e Maggio e davanti a Reina si sono aperte le acque. Il terzo scudetto è alla portata più che mai, a patto che a gennaio De Laurentiis autorizzi due acquisti di rilievo. Al Sassuolo impera un’estetica zemaniana, Eusebio Di Francesco genera bellezza attraverso l’organizzazione. Nel Sassuolo non c’è spazio per movimenti o palloni casuali, tutto risulta codificato tranne le “mattane” di Berardi, impossibili da prevedere.

I KOMBAT — Se Roberto Mancini da giocatore avesse mostrato la stessa tempra dell’Inter a Napoli, sarebbe stato Messi prima di Messi. Curioso che un ex numero dieci della classe del Mancio diffonda oggi un calcio muscolare, caratteriale e di pura sostanza. Zero concessioni allo spettacolo, la funzionalità come stella cometa. L’Inter è kombat e al San Paolo l’altra sera sembrava di essere al Campo Nou nel 2010, quando l’Inter portò a casa la qualificazione alla finale di Champions malgrado l’inferiorità numerica per l’espulsione di Thiago Motta. Sconfitte così fanno capire che il legno è buono e che si può andare lontano. Icardi il problema numero uno: molte possibilità di scudetto sono agganciate alla sua rifioritura. Per risalire posizioni in classifica la Juve ha recuperato la sua anima kombat, perché la Juve tale è per definizione. Max Allegri ha smesso di inseguire l’utopia del trequartista bello e ha tirato fuori dall’armadio il vecchio 3-5-2, con Barzagli incorporato. E’ bastato riesumare lo “stopperone” per ristabilizzare Bonucci e Chiellini, confusi e infelici centrali delle ultime difese a quattro juventine. In attacco è diventato fondamentale Mandzukic, grosso e cattivo, e la grande bellezza di Morata è stata confinata in panchina. Dybala unica fonte di grazia. Quasi una dichiarazione d’intenti. Con la Juve di nuovo kombat, nessuno nel gruppo di testa può dormire tranquillo.

SOGGETTI SMARRITI — All’appello del campionato manca la città di Roma. La Lazio si è afflosciata e pazienza, si sapeva che sarebbe stato difficile duplicare il terzo posto della scorsa stagione. Il grande mistero ha i contorni della Roma, che in teoria aveva (ha) tutto per riassumere in sé le due anime del campionato. La Roma è estetica con Pjanic e kombat con Nainggolan, binomio di centrocampo che rasenta la perfezione, eppur la squadra non si muove più, anzi le prende di brutto come a Barcellona in Champions o contro l’Atalanta all’Olimpico. Un enigma. La Roma possiede il gruppo in teoria meglio assortito. Forse il problema sta nell’assemblaggio, di competenza dell’allenatore. Il campionato è ancora giovane e la Roma, nonostante tutto, rimane quarta a quattro punti dalla cima. Domenica l’altra, il 13 dicembre, Napoli-Roma: quel giorno si capirà molto, se non tutto, ammesso che a quel giorno Rudi Garcia arrivi.

(Gazzetta dello sport)

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