Saras crolla in Borsa dopo cessione del 9% da parte della russa Rosneft

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moratti saras(Monica D’Ascenzo, buy Il Sole24 ore) Apertura in netto calo per Saras questa mattins dopo il collocamento sul mercato del 9% del capitale da parte della russa Rosneft. I titoli della società della famiglia Moratti sono arrivati a perdere il 12, sale 4% toccando quota 1, 843 euro. L’annuncio del gruppo russo era arrivato ieri a Borse chiuse: l’intenzione era di collocare attraverso un’operazione di accelerated book building circa 85,5 milioni di azioni Saras, pari all’8,99% del capitale. Rosneft scende così al 12% di Saras, quota che intende conservare in modo da mantenere la presenza nel consiglio di amministrazione del gruppo sardo.

In mattinata la conferma dell’avvenuta cessione in un comunicato del gruppo russo: Rosneft JV Progetti (Lussemburgo), controllata indiretta di Rosneft Oil Company, ha comunicato di aver venduto a investitori istituzionali 85.481.816 azioni ordinarie di Saras, pari a circa l’8,99% del capitale sociale complessivo di Saras, ad un prezzo di 1,90 euro, attraverso un bookbuilt offering. La vendita di azioni è stata chiusa con un premio del 38% al di sopra del prezzo di acquisto iniziale ed «è un esempio di una gestione efficiente del portafoglio e di un programma di ottimizzazione di Rosneft». Rosneft manterrà una partecipazione del 12% in Saras e i corrispondenti membri nel cda. In relazione all’offerta, Rosneft JV Progetti si è impegnata a non disporre di eventuali ulteriori azioni di Saras per un periodo di 180 giorni dopo il completamento dell’Offerta, salvo eccezioni di rito. Ubs ha agito come unico bookrunner dell’offerta bookbuilt accelerato..

Proprio la scorsa settimana Saras aveva illustrato alla comunità finanziaria il piano industriale al 2019. Il gruppo ha annunciato l’obiettivo di un margine operativo lordo di 730 milioni circa nel 2019 grazie alla gestione integrata dell’approvvigionamento e ai benefici derivanti da investimenti e azioni di efficentamento. Un dato in linea con quanto previsto per l’esercizio in corso, 740-760 milioni di euro circa, ma che, senza le misure del piano industriale presentate ieri, vedrebbe un calo fisiologico a 510 milioni nei prossimi quattro anni (inertial Ebitda). Il mercato aveva apprezzato la mossa del gruppo premiando il titolo a Piazza Affari con un balzo dell’8,75% a 2,04 euro per azione, portando il saldo dell’ultimo anno positivo per il 169,74%.

Nel dettaglio il management, guidato dal vice presidente e direttore generale Dario Scaffardi, si attende un contributo dalle azioni di integrazione della supply chain di 130 milioni di euro a fine piano, mentre le iniziative di efficentamento e gli investimenti di sviluppo contribuiranno al 2019 con altri 90 milioni. Questo permetterà al gruppo di contrastare un calo di 240 milioni del margine operativo al 2019 per la crisi del mercato del greggio, in assenza di iniziative da parte del gruppo.

Il gruppo punta in particolar modo sulla gestione integrata della Supply Chain: con «un lavoro in stretto coordinamento con gli esperti di programmazione della lavorazione di raffineria, il dipartimento commerciale esplora il mercato ed acquista i grezzi più opportuni, scegliendo solitamente tipologie non-standard, con sconti consistenti rispetto ai grezzi più comuni» è stato spiegato ieri nel corso del «Capital Markets Day». Tecniche di miscelazione avanzata, inoltre, vengono impiegate anche sui prodotti raffinati, in modo da penetrare nuovi mercati e segmenti di nicchia. La commercializzazione di questi nuovi prodotti verrà gestita dalla Saras Trading SA, società di recente costituzione a Ginevra, considerata fondamentale per poter efficacemente mettere in atto la gestione integrata della Supply Chain in particolare grazie alla sua ubicazione in uno dei principali centri europei per le attività di trading sulle commodities petrolifere.

Nell’arco dei quattro anni del piano, poi, è stimata la generazione di un cash flow di 1,1 miliardi di euro e sarà forte in grado di supportare gli investimenti, i requisiti di capitale circolante e anche i dividendi in linea con l’attuale politica aziendale «che prevede la distribuzione di un importo compreso tra il 40% ed il 60% dell’utile netto adjusted», ha spiegato il gruppo.

In occasione della presentazione del piano, poi, si era parlato anche dei rapporti con i soci russi: «Il rapporto è ottimo, abbiamo rapporti continui, sono azionisti al 21%» ha dichiarato Scaffardi, a margine della capital market day della società con gli analisti finanziari. Il progetto di joint venture commerciale con i russi Rosneft è stato accantonato: «questo progetto – ha spiegato Scaffardi – era partito insieme a loro, poi ci sono state le problematiche relative alle sanzioni europee nei confronti della Russia che hanno ritardato e consigliato di attendere su certi progetti». A chi gli chiedeva se Rosneft intende incrementare la sua quota nella società controllata dalla famiglia Moratti, Scaffardi ha replicato: «chiedetelo a loro». Forse in quell’occasione era la domanda ad essere quella sbagliata. Si sarebbe dovuto chiedere al manegement se avevano sentore di un disimpegno di Rosnef.

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