Chiesa e Imu, evasi 19 milioni solo a Roma. Il Papa: si paghi

Le strutture alberghiere della Chiesa a Roma (200mm x 60mm)
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I conventi servono per motivi religiosi. Se invece si trasformano in alberghi «è giusto che paghino le tasse come tutti gli altri». In soldoni, view chi vuole fare business deve seguire le regole del gioco, seek e dunque pagare anche le imposte: altrimenti, oltre al danno erariale, si configura un’evidente distorsione della libera concorrenza ai danni di chi le tasse (anche quelle locali) le paga regolarmente, fino all’ultimo centesimo. L’intervento di Papa Francesco, alla vigilia del Giubileo, l’evasione record delle imposte locali (dall’ Imu alla tariffa rifiuti) da parte di strutture ricettive – spesso veri e propri alberghi con tutti i comfort – di proprietà di enti e congregazioni religiose. «Alcune congregazioni dicono: “no, ora che è il convento è vuoto faremo un hotel, un albergo: possiamo ricevere gente e con ciò ci manteniamo e guadagniamo denaro” – dice il Pontefice, in un’intervista con la portoghese Rádio Renascença – Bene, se desideri questo, paga le imposte. In caso contrario, il business non è pulito».
Sul web si può facilmente trovare una buona sistemazione a Monteverde, pochi minuti a piedi dalla passeggiata del Gianicolo, con camere climatizzate e dotate di wi-fi e tv satellitare. Oppure una comoda struttura con 72 camere a ridosso della Basilica di San Pietro, dotata anche «di un’ampia meeting room per tenere conferenze, convegni e seminari». Poi c’è la casa per ferie dotata di piscina, e quella che promette «gustose esperienze gastronomiche» ai suoi ospiti. Insomma, un’offerta ricettiva degna di una città a grande vocazione turistica come Roma, specie in vista di un evento di risonanza mondiale come il Giubileo. E con tariffe in linea con il mercato, ossia molto spesso comprese tra i 100 e i 200 euro per notte. Si possono trovare sugli abituali motori di ricerca del settore, come Booking o Venere. Ma addirittura su siti dedicati proprio a questo tipo di sistemazioni: è il caso di Booking Monestary. Che, tanto per fare un esempio, propone una sistemazione in zona Vaticano con tutti i comfort, per 164 euro a notte: dalla camera super accessoriata al ristorante che cura il menu su misura «dalla scelta degli ingredienti alla preparazione delle pietanze». Piccolo problema: questa struttura ha un contenzioso con il Comune di Roma, per mancati pagamenti arretrati di Ici e Imu, per 320 mila euro. Ed è solo un esempio.
Stiamo parlando di un piccolo esercito di trecento strutture, le cosiddette case per ferie, gestite da enti ecclesiastici. Ma non immaginatevi camere spartane, pasti serviti a orari fissi e limiti per il rientro serale in camera. Si tratta invece di alberghi veri e propri, con tutte le caratteristiche richieste dal turismo internazionale contemporaneo. Molti delle quali, per inciso, non pagano l’Imu, la Tasi e spesso neanche la tariffa rifiuti. Alcune di queste hanno accumulato debiti con l’amministrazione comunale per centinaia migliaia di euro: una residenza di Prati chiede 150 euro a notte per una camera doppia, ma vanta 105 mila euro di arretrati con il Comune. A disegnare la mappa della situazione, nella Città eterna, è un dossier preparato da Riccardo Magi, presidente di Radicali italiani e consigliere comunale a Roma. La cifre sono eloquenti: su 297 strutture ricettive di questo tipo, censite sul sito del dipartimento turismo del Campidoglio, il 62 per cento risulta non in regola con i versamenti dell’ Imu, il 42 per cento non ha pagato la nuova Tasi e una percentuale simile non è presente nei database dell’Ama (l’Azienda municipalizzata dell’ambiente) per il pagamento della tariffa rifiuti.
Riassunto delle ultime puntate: dopo tanti anni di esenzione fiscale completa delle strutture legate alla Chiesa, negli anni si è passati prima ad una non imposizione, nel caso in cui l’attività alberghiera o commerciale fosse accompagnata anche da un’attività religiosa. In alberghi e cliniche bastava svolgere una funzione religiosa nella cappella per non pagare le tasse. Poi, soprattutto a causa delle rimostranze dell’Unione europea si era arrivati, con il governo Monti, ad escludere dall’esenzione gli immobili dedicati ad attività economiche, come ospedali, alberghi e scuole, o comunque la parte degli edifici ecclesiastici dedicati ad attività commerciali. Dal 2012 è prevista l’esenzione dall’Imu (e poi dalla Tasi) per le strutture in cui «si svolgono attività con modalità non commerciali»: quando cioè i servizi vengono offerti gratuitamente o a un pezzo inferiore alla metà di quello di mercato. «Ovviamente tutte le strutture dichiarano di fare attività non commerciali», sottolinea Magi. E ben pochi enti ecclesiastici si rassegnano a pagare le imposte dovute. Risultato: 19 milioni e rotti di contenzioso, con 233 strutture alle quali il Campidoglio ha chiesto gli arretrati. «Roba da pagarci la seconda tornata di cantieri per il Giubileo», scherzano, a denti stretti, a Palazzo Senatorio.

di Fabio Rossi (IlMessaggero)
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