Mr Wikipedia lancia un social che è anche operatore telefonico etico

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Wikipedia Conference 'WikiCon 2013'(di SIMONE COSIMI, sale Repubblica) Il 49enne ideatore e fondatore di Wikipedia battezza The People’s Operator, una piattaforma per far interagire gli utenti e, nello stesso tempo, fare beneficenza trasparente. Tutto senza pubblicità. Dietro, l’operazione per l’omonima compagnia telefonica: “Gli altri social vi trattano come dati da vendere, questo conduce a un uso intrusivo delle informazioni private”.

LA SIGLA è TPO. Sta per The People’s Operator, l’operatore della gente, ed è la nuova creatura dell’inarrestabile Jimmy Wales, il 49enne ex broker cofondatore di Wikipedia. Per il Dio-Re (così l’hanno spesso apostrofato, non senza polemiche) della Wikimedia Foundation, la ong che dal 2003 si occupa di gestire i progetti legati all’enciclopedia diffusa e realizzata dagli utenti, si tratta in realtà di un duplice progetto. Da una parte, l’estensione negli Stati Uniti di un carrier telefonico “etico”, per così dire, già presente nel Regno Unito con 30mila abbonati ma in rapidissima crescita. Dall’altra, il lancio di un omonimo social network nuovo di zecca dedicato alle cause sociali e civili che funzionerà come una via di mezzo fra Twitter e una piattaforma di crowdfunding, cioè di raccolta fondi. Completamente privo di pubblicità.

Partiamo dal primo fronte, che ci riguarda meno ma che fa da cornice all’intero meccanismo. E non è detto non possa allargarsi al resto d’Europa. The People’s Operator, tecnicamente un operatore virtuale negli Usa associato a Sprint, promette di donare il 10% della bolletta telefonica dell’utente a una causa di sua scelta. Così come di girare il 25% dei profitti complessivi della compagnia in beneficenza. L’idea della singolare proposta è tagliare ogni genere di costo pubblicitario o di marketing, abbattendo così le spese e riservando quei fondi alle finalità benefiche stabilite dai clienti: “Stiamo sostituendo le ingenti spese di marketing con massicce spese per le nostre cause”, ha dichiarato Wales, di recente coinvolto anche nel gruppo di esperti messo in piedi da Google sul diritto all’oblio. Save The Children, Wwf, Wounded Warrior Project sono solo alcune delle organizzazioni coinvolte fin dall’inizio nell’operazione, anche se in America i sottoscrittori potranno scegliere la propria sigla. Lo scopo è innescare la “coda lunga” della filantropia, riversando benèfici effetti in una sorta di redistribuzione dal basso destinata tanto ai colossi quanto alle cause locali.

L’altro fronte, già accessibile a chiunque e ovunque, è appunto la nuova piattaforma sociale. Un luogo in cui si possono fare più o meno le cose che si fanno anche altrove: postare aggiornamenti, immagini, contenuti di vario tipo, partecipare a gruppi. Ma TPO si può utilizzare “come un luogo per le donazioni, un sistema attraverso il quale raccogliere fondi. Se vuoi aprire una campagna per qualcosa che hai a cuore, ti daremo gli strumenti per farlo”, ha spiegato Wales, “puoi invitare gli amici a unirsi alla piattaforma e collegarsi alla pagina delle donazioni. Si tratta di un altro modo per fornire supporto in questa direzione, stiamo tentando di mettere in piedi un pacchetto completo di soluzioni” per una beneficenza 3.0. Per ora, però si dona solo da Stati Uniti e Regno Unito.

Gli ha fatto eco il socio Mark Epstein, Ceo di TPO (Wales siede nel consiglio d’amministrazione): “Con la precedente generazione di piattaforme per le donazioni la soglia che veniva eliminata dall’ammontare raccolto era molto alta. Noi copriremo solo le commissioni bancarie: non tratterremo nulla, ogni donazione finirà alla causa prescelta”. Più che sostituire Facebook o Twitter – obiettivo di facciata ma impossibile – lo scopo è dunque utilizzare l’integrazione con i giganti (al social ci si può loggare attraverso l’account Facebook) per aumentare la portata del passaparola, unico chiavistello dell’intera operazione. E imporsi un po’ come una sorta di Kickstarter della beneficenza. Non è un caso che su molte piattaforme di questo tipo le raccolte benefiche non siano consentite.

Il sito è “simile a Twitter ma migliore. Spero che sarà adottato da moltissimi” ha spiegato Wales. In realtà è una via di mezzo fra gli hashtag e il meccanismo del following dell’uccellino e i Like di Facebook. Sotto, un po’ come con un altro social indie, Ello, anche una sfumatura alternativa: “I social network esistenti vi trattano come dati da vendere agli investitori”, ha spiegato il fondatore di Wikipedia in una nota rivolgendosi direttamente agli utenti, “questo conduce naturalmente a un uso intrusivo delle vostre informazioni e a un intrinseco conflitto fra cosa vorreste da quella piattaforma e cosa invece necessitano gli inserzionisti”.

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