La Cina spaventa i mercati, crolla Shanghai. Milano scivola del 2%

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borsa(di RAFFAELE RICCIARDI, help Repubblica) Calano i profitti dell’attività industriale cinese, click nuovo choc per la Borsa di Shanghai: -8,5%. Anche i listini europei seguono in ribasso, prosegue la debolezza delle materie prime. Euro sopra 1,1 dollari in attesa delle decisioni Fed sui tassi, la fiducia tedesca oltre le attese. MILANO – Ore 17:00. L’attività economica cinese dà nuovi segnali difficoltà, così i mercati globali estendono la fase di debolezza che li ha portati a registrare la peggiore settimana dell’anno. L’indice Msci Asia Pacific ha lasciato sul terreno più di un punto. Il comparto dell’Est è stato appesantito dal crollo record di Shanghai: -8,48%, il peggior giorno da oltre otto anni, con Hong Kong che segue a -3,1%. Il listino della Cina continentale veniva da una fase di recuperi, dopo il tracollo registrato da metà giugno, che ha portato in poche sedute a cancellare un terzo del valore azionario raggiunto nella lunga galoppata di questo 2015. Da tempo si era però diffusa la sensazione che il recupero fosse solo legato alle misure anti-scoppio della bolla, ma che prima o poi la fuga degli investitori sarebbe ripresa. Il timore è che ora il crollo borsistico pesi ulteriormente sull’economia reale: secondo Chia-Liang Lian, manager del gruppo Legg Mason, “non è possibile ignorare i rischi che una prolungata contrazione dei prezzi azionari può avere sulla crescita del Pil cinese nella seconda metà dell’anno, alimentando episodi speculativi che amplificano la volatilità dei mercati e rendono più arduo il percorso di stabilizzazione intrapreso dalle autorità cinesi”.

Anche i listini europei trattano in negativo, mentre le materie prime ampliano i ribassi con il Bloomberg Commodity Index (un paniere di tredici elementi) che si conferma ai minimi da tredici anni. In Grecia, l’attività borsistica resta al palo: la Piazza ateniese è chiusa dal 29 giugno scorso e la Bce ha negato una riapertura senza alcuna costrizione. Dovrà essere il Ministero delle Finanze a stabilire i paletti sul mercato, mentre i tecnici sono impegnati a riprendere le trattative per arrivare alla definizione del terzo piano d’aiuti: bisognerà chiudere entro il 20 agosto, quando scade una nuova tranche di rimborsi verso la Banca centrale europea.

Milano si conferma in rosso con un calo del 2,1%. Anche Francoforte e Parigi scivolano arrivando a perdere il 2%, mentre Londra tiene meglio limitando le perdite al -0,7%. Tra i singoli titoli milanesi, Sorin e Fca tengono banco: per la prima, lo Stato italiano si è opposto alla fusione con Cyberonics, mentre Fiat Chrysler è interessata da una importante sanzione negli Usa legata ai richiami da effettuare su alcune vetture. La holding degli Agnelli, Exor, incassa la promozione del proxy Glass Lewis: agli azionisti di PartnerRe raccomanda il “no” alla fusione con Axis, in quanto l’offerta italiana è giudicata superiore. Wall Street, reduce dalla peggior ottava del Dow Jones dallo scorso gennaio, avanza debole: il Dow Jones perde lo 0,55%, il Nasdaq lo 0,4% e lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,3%.

L’euro si rafforza e chiude a 1,11 dollari. La moneta unica passa di mano a 136,63 yen. Sul mercato valutario si guarda alla Federal Reserve: i banchieri centrali Usa si riuniscono in settimana per decidere la strategia da attuare sul costo del denaro, mentre una quota sempre maggiore di analisti si aspetta il primo rialzo dei tassi (manca dal 2006) nel mese di settembre. Andamento in leggero rialzo per lo spread tra il Btp decennale e il Bund tedesco, che sale in area 120 punti base con il rendimento del titolo italiano all’1,86%.

Segnali positivi, in una giornata pesante, dall’indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche: sale a luglio a 108 punti e supera le previsioni. Stando ai dati diffusi da Destatis, i prezzi dell’import a giugno in Germania sono invece calati dello 0,5% a giugno rispetto al -0,2% di maggio. Su base annua il calo è dell’1,4% rispetto al -0,8% di maggio. Il Fmi, invece, pur confermando le stime di ripresa dell’Eurozona mette in luce come sarà difficile il recupero occupazionale: all’Italia potrebbero servire vent’anni per avere la disoccupazione ai livelli pre-crisi. Buone nuove, sulla ripresa, dagli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti: in giugno sono saliti del 3,4%, oltre le attese per un +3,2%.

Come accennato, a Est hanno pesato i dati cinesi: a giugno i profitti dell’attività industriale sono calati dello 0,3% su base annua rispetto al +0,6% registrato a maggio. Tutti i listini hanno così trattato deboli: a Tokyo, l’indice Nikkei al termine delle contrattazioni ha segnato una flessione dllo 0,95% a 20.350 punti.

Tra le materie prime, continua il calo dei rezzi del petrolio. Quando in Europa gli scambi si portano alla conclusione, i contratti sul greggio Wti con scadenza a settembre sono scambiati in calo verso la soglia di 47 dollari al barile, mentre quelli del Brent cedono quasi due punti percentuali in area 53,5 dollari. Si stabilizza l’oro: il metallo con consegna immediata recupera in area 1.098 dollari l’oncia, dopo aver toccato i minimi da cinque anni, la scorsa settimana, con una perdita di oltre quattro punti percentuali.

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