EUROPA, TRA DILETTANTi, IMBROGLI E MALFIDENTI…

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euroDi Riccardo Ruggeri (da Italia Oggi)

Come dice l’amico Alberto, treatment citando Monsignor Della Casa, “le beffe si fanno per sollazzo …”. Questa è stata la conclusione del caso Grecia, con la vittoria (imprevista) del debitore (due furbastri) sul creditore (tre banditi), del leader eletto sull’euro-burocrate. Dovrei esserne felice, avendo ipotizzato questa soluzione (miserabile) fin dall’inizio, invece non ci riesco.

All’inizio degli anni ’90 lavoravo a Londra, search sentivo la nostalgia dell’Italia, mi sarebbe piaciuto che i miei nipoti (non ancora nati) diventassero cittadini di un continente unito, per cui fui affascinato dall’idea europea. Per una decina d’anni ebbi altro da fare, non me ne occupai, fino a quando non entrammo nell’Europa dell’euro, per l’opera congiunta di tre dilettanti (Ciampi, Prodi, Zapatero), che curiosamente giocavano a chi l’avrebbe fatta, per primo, fuori dal vaso.
L’euro nacque attraverso una serie di imbrogli, e imbroglio dopo imbroglio è campato, fino a ora. Essendo stato concepito da inetti malfidenti, ha una governance complicatissima. L’ho studiata secondo i principi dell’organizzazione classica, mi sono convinto che il suo processo decisionale possa avvenire solo con modalità “fuori sacco”. Cinque-sei capi di gabinetto, con riunioni informali giornaliere, decidono tutto, a certe scadenze Commissari, Ministri, Premier, si incontrano, e bovinamente firmano ciò che la “struttura” sottopone loro, scambiandosi battute fesse, in un inglese incomprensibile agli inglesi.

In questi anni ho letto moltissimo sull’Europa dell’euro, analizzato le idee, i giudizi (e i pregiudizi) di politici, economisti, intellettuali, ho cercato di assorbire tutto l’assorbibile, di metabolizzare tutto il metabolizzabile. Sono giunto a una conclusione sconclusionata: per quel che vale (nulla) ho pochi dubbi che l’euro possa sopravvivere nella sua attuale configurazione, al contempo auspico che ce la faccia.
Mi è piaciuta l’idea dell’economista tedesco Hans-Werner Sinn: “fermarsi, tornare indietro, fino all’ultimo bivio che abbiamo incontrato, e prendere l’altra strada”. Immagino, senza sapere se sarà quella giusta. Almeno è diversa da questa, che di certo è quella sbagliata. Oltretutto, se fossimo seri, per costruire veramente l’Europa dovremmo darci come orizzonte un paio di secoli. E leggerci il Patto di Svitto del 1291, dal quale, dopo 700 anni, si configurò la Svizzera.

Nessuna organizzazione umana può crescere e imporsi se al suo interno ci sono due filosofie opposte, com’è in questo caso. Una è convinta che alla lunga la “visione tedesca” possa prevalere e imporsi ed è terrorizzata, l’altra che prima o dopo dovrà “farsi carico dei debiti” dei primi, e non intende farlo. E non possiamo liquidare il problema parlando, da un lato di sentimenti anti tedeschi, dall’altro di pregiudizi anti-mediterranei, di atti attesi di generosità degli uni, di impegni disattesi degli altri. Tutti questi argomenti le élite europee avrebbero dovuto affrontarli e risolverli prima di imbarcarsi nella folle avventura della moneta unica. Purtroppo, non è stato fatto, banalmente per la pochezza intellettuale di costoro.
Ormai, il problema non è più il passato, ma il futuro, come si può pensare di andare avanti con al vertice la stessa Classe Dominante che ci ha portato alla crisi del 2008, e che, senza un minimo di pudore, ha preteso, e ottenuto, di gestire l’uscita dalla crisi?
Ebbene sì, lo confesso, sono filo tedesco, meglio filo bavarese, e ho un forte timore, che la Germania possa essere irrimediabilmente contagiata dai vizi del sud (celati dalla politica di Draghi) e di rimessa dai maneggi degli anglosassoni. Questa scelta di non arrivare allo showdown, è stato un atto di drammatica debolezza dell’establishment tedesco. Peccato.

Che fare? Ai tempi della DC la soluzione c’era: non fare. Si diceva, siamo a giugno? Un bel governo balneare nullafacente, tutti in spiaggia, poi in autunno, quando le scuole riaprono, ci penseremo. Lo potremmo fare anche ora, tanto non succede nulla, e poi c’è Draghi che, credendo di essere Dio, continua a stampare carta straccia, convinto che valga come l’euro.
editore@grantorinolibri.it @editoreruggeri

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