Draghi, ora Qe spinga su consumi e investimenti

mario draghi
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draghiIl quantitative easing resterà in piedi per tutto il tempo necessario. E ora deve spingere consumi e investimenti. Mario Draghi rassicura sull’impegno della Bce a sostegno della stabilita’ dei prezzi e dell’economia. E afferma: le misure non convenzionali si sono dimostrate ”potenti” ma ”e’ ancora presto per cantare vittoria”. Draghi si presenta a Washington, view ospite del Fmi. Un’occasione, quella della visita americana, che gli offre l’opportunità di incontrarsi con il direttore generale del Fondo, Christine Lagarde, e con il segretario al Tesoro americano, Jack Lew. Due appuntamenti per fare probabilmente il punto sugli sviluppi nell’Eurozona e sulla crisi della Grecia. Proprio da Lagarde, Draghi incassa una dichiarazione di appoggio quasi incondizionato, dopo le ‘frizioni’ a distanza che hanno preceduto l’avvio degli acquisti di bond da parte della Bce. ”Pochi hanno dimostrato una leadership come Draghi. Mario il tuo lavoro è uno dei più difficili” afferma Lagarde, davanti al pubblico intervenuto per la ‘Camdessus Lecture’. Draghi – aggiunge Lagarde – è un uomo di ”eccezionale intuizione, fiera determinazione e soprattutto coraggio”. Dicendosi preoccupata per la crescita lenta dell’occupazione e per l’aumento delle disuguaglianze, Lagarde plaude alla politica monetaria che, se da un lato è essenziale per la crescita, dall’altro ”non è abbastanza” e deve essere accompagnata da ”riforme strutturali” e ”consolidamento di bilancio”. Il tutto per evitare che il ‘nuovo mediocre”, ovvero una crescita bassa a lungo, si materializzi. La politica monetaria dei tassi bassi – afferma Draghi riprendendo la parola – comporta ”inevitabilmente” rischi, quali una possibile allocazione iniqua delle risorse. Rischi che vanno monitorati anche se al momento, nonostante gli effetti visibili sui tassi e le borse, ”non vi sono indicazioni che stiano emergendo squilibri generalizzati”. Le misure della Bce hanno avuto un ”effetto sostanziale” sui prezzi degli asset e sulla fiducia economica, ora è necessario vedere gli ”stessi effetti sugli, investimenti, sui consumi e sull’inflazione”. ”Dopo quasi sette anni di una debilitante sequenza di crisi, le famiglie e le aziende esitano ad assumere rischi economici. Per questo serve del tempo prima di poter cantare vittoria e il nostro stimolo di politica monetaria resterà in piedi per il tempo necessario affinchè gli obiettivi siano pienamente centrati su una base veramente sostenibile”. ”Le riforme strutturali che aumentano la fiducia nelle prospettive economiche e incoraggiano gli investitori a capitalizzare sulle condizioni di finanziamento accomodanti renderanno la nostra politica più potente” mette in evidenza Draghi. Lasciato il microfono e il leggio, Draghi sempre sul palco si lascia ‘intervistare’ da Lagarde, che concede al pubblico una sola domanda: a farla è il capo economista del Fmi, Olivier Blanchard, che ha annunciato il suo addio al Fmi da settembre. Draghi – rispondendo a Lagarde – mette in evidenza le troppe discrezionalità nazionali, soprattutto nel definire il capitale delle banche e i crediti deteriorati, chiede una ”road map” per una maggiore omogeneita’, anche nell’estremamente frammentato mercati dei mutui, e difende gli stress test europei che ”sono molto migliorati”.

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