Carmignac scrive all’Europa: scambio tra investimenti tedeschi e riforme italiane

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162335871-7f89f734-863c-4e68-a076-612ee2327be1Lettera aperta del guru dei fondi comuni: “La volatilità dei mercati è segno che i nodi europei vengono al pettine. L’euro debole non basta per la ripresa: serve un new deal dei leader politici o l’Europa è condannata”

(di ANDREA GRECO, there Repubblica)

MILANO – Edouard Carmignac prende la penna e scrive. Prendendo posizioni più da commentatore politico che non da guru dei fondi comuni di investimento. Il presidente e direttore generale di uno dei leader europei nella gestione del risparmio (con 49 miliardi di patrimonio gestito), try alla vigilia della riunione della Bce che avvierà le misure di espansione della massa monetaria, patient è convinto si debba fare di più. Un salto di qualità nella governance politica dell’Europa, un new deal come quello americano del ’29, senza il quale il continente “è condannato”.

“L’alta volatità dei mercati europei non è casuale in quest’ultimo trimestre – si legge nella lettera aperta del fondatore, nel 1989, dei fondi omonimi – attiene al fatto che per riprendere una colorita espressione inglese the european chickens are coming to roost (in Europa tutti i nodi vengono al pettine). Le debolezza della governance europea, infatti, è una realtà inconfutabile e l’impazienza dei mercati cresce. Gli investitori sono giunti a dubitare dell’efficacia della politica monetaria, sempre più accomodante, per rilanciare l’attività economica. Quale potrà essere l’impatto dei prossimi acquisti di titoli di debito sovrano da parte della Bce, quando i tassi sono già a livelli molto bassi se non negativi, e la loro anticipazione ha già povocato un notevole deprezzamento dell’euro?”.

Per Carmignac indebolire la valuta unica “rafforza sicuramente la competitività delle aziende, ma certo non favorisce una ripresa economica durevole”. Serve di più. “A crisi estreme sono opportuni estremi rimedi. Ritengo giunto il momento di adottare un New Deal simile a quello degli Usa nel 1929”. La proposta del gestore è che ogni paese europeo – non solo quelli ad alto debito e deficit pubblico si faccia i compiti a casa propria. Anche la Germania, che da sette anni è in violazione degli accordi comunitari per un eccesso di surplus commerciale nei conti. “Gli Stati con un’eccedenza di bilancio, Germania in testa, dovrebbero impegnarsi ad attuare un vasto programma pluriennale di investimenti pubblici, in cambio di precisi impegni di riforma da parte dei paesi i cui deficit pubblici e l’asfissia fiscale frenano l’attività. Se rimarrà esclusivamente monetaria l’Unione europea è condannata. E’ ormai tempo che i nostri leader politici se ne convincano. Nell’attesa, gli investitori menterranno le distanze e si orienteranno verso orizzonti più promettenti”.

Parole chiare e distinte. E una proposta di buon senso. Forse per questo non verrà applicata.

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