L’occhio del Fisco: pay tv e terme nel nuovo redditometro

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pay tv(Repubblica) Pubblicato il decreto che dettaglia quali sono le spese sotto la lente dell’Erario: serve a incrociare il reddito con gli stili di vita per far emergere eccessive discrepanze, seek spia di possibili evasioni. Le voci divise in due macro-settori: consumi e investimenti.
L’occhio del Fisco: pay tv e terme nel nuovo redditometroMILANO – I trattamenti di bellezza e gli abbonamenti alla pay-tv, sales che in Italia significa molte volte guardare le partite di calcio. Ma anche gli investimenti nei fondi, gli assegni ai coniugi o le rette per gli asili dei figli. Venerdì è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto della nuova versione del redditometro, lo strumento che mira a incrociare gli introiti e le uscite dei cittadini per far venire alla luce eventuali discrepanze tra gli stili di vita e il reddito, che dovrebbero far scattare l’allarme su irregolarità fiscali.

Gli accertamenti avvengono nel solo caso in cui lo scostamento superi il 20% fra reddito dichiarato e le spese sostenute, ma al contribuente è comunque data la possibilità di difendersi, anche in contradditorio. La nuova versione accoglie i rilievi del Garante della Privacy ed elimina il concetto di “spese medie dell’Istat”, che non concorreranno quindi né alla selezione dei contribuenti né potranno venire utilizzate in sede di contraddittorio. L’altra novità riguarda “la determinazione sintetica del reddito complessivo delle presone fisiche”, per la quale “l’ammontare risultante dalle informazioni presenti in anagrafe tributaria si considera prevalente a quello calcolato induttivamente”.

I nuovi criteri si applicano per gli accertamenti validi sui redditi a partire dal 2011 (in precedenza riguardava i redditi dal 2009) e riguardano oltre 100 voci di spesa che ricalcano quelle della precedente versione, divise in due grandi macro-aree: consumi e investimenti. La prima comprende gli alimentari, l’abitazione (mutuo, affitto, condominio e anche i compensi all’agente immobiliare), i combustibili, i mobili, la sanità e i trasporti, con un dettaglio che scende fino al costo al metro per le riparazioni dei natanti a motore o a vela. Ma riguarda anche l’istruzione, il tempo libero e gli animali: ad esempio, per il mantenimento in proprio di un cavallo la spesa media prevista è di 5 euro al giorno, ma se si tiene in maneggio fra biada e ‘affitto’ della stalla la spesa sale fino a 10 euro, vale a dire 3.650 euro l’anno. Degli investimenti fanno parte gli immobili e i beni mobili registrati, che concorrono per l’incremento patrimoniale ridotto dell’ammontare del mutuo o del finanziamento, ma anche le polizze assicurative, l’acquisto di azioni, obbligazioni e quote di fondi comuni.