La banca centrale cinese entra con il 2% in Intesa Sanpaolo

intesa sanpaolo
Share

intesa sanpaoloInvestimento da circa un miliardo, sale l’ultimo di una serie che si è rafforzata nel 2014 con le principali blue chip italiane, che dopo le britanniche sono le preferite dai cinesi in Europa. Dal 2012 l’azione di Ca’ de Sass si è triplicata

Nuova mossa per gli investitori cinesi in Italia. Con comunicazione odierna la People’s bank of China – l’istituto centrale cinese – ha dichiarato di detenere il 2,005% di Intesa Sanpaolo. Lo si legge sugli aggiornamenti dell’azionariato pubblicato sul sito della maggior banca italiana, che oltre a quattro Fondazioni socie con poco più del 20% annovera investitori esteri come Blackrock (4,9%) e Norges Bank (2,09%). Ai valori di Borsa – poichè la banca tra Milano e Torino capitalizza 54 miliardi di euro – si tratta da un investimento di circa un miliardo.

Con questa ultima mossa si allunga la serie degli investimenti dello Stato cinese nell’azionariato delle principali aziende nazionali. Con una dinamica in atto fin dal 2010, i capitali cinesi si sono riversati in tutto il Vecchio Continente: cinque anni fa il totale degli investimenti diretti ammontava a soli 6 miliardi di euro, meno degli investimenti di nazioni come l’Islanda o la Nigeria. Ma alla fine del 2012 gli investimenti cinesi nell’Ue si erano già più che quadruplicati, e da allora crescono in progressione aritmetica. L’anno scorso la Cina si è focalizzata sulle società italiane, su cui gli investimenti cinesi non sono lontani dal valore di 10 miliardi, a fare dell’Italia il terzo paese europeo per dimensione di investimenti dopo la Gran Bretagna, che ne ha circa il doppio, e tallonando da vicino la Francia.

Il settore più frequentato è quello dell’energia e delle infrastrutture, dove i cinesi hanno piazzato fiches del valore di circa il 2% su Enel, Eni, la holding Cdp Reti (che controlla Terna e Snam, e di cui State Grid International detiene un cospicuo 35% pagato 2,1 miliardi). Poi è venuta Ansaldo Energia, leader nelle costruzione di centrali elettriche di cui Shanghai Electric ha raccolto un 40% in cambio di 400 milioni di euro: mentre l’interesse di Insigma per Ansaldo Breda e di Ansaldo Sts è stato sopravanzato dall’offerta giapponese fatta da Hitachi a Finmeccanica. Nelle telecomunicazioni, Bank of China ha investito un 2% in Telecom Italia, Prysmian, Fiat Chrysler. Nei salotti della finanza, prima della Ca’ de Sass, un 2% in Generali e poi in Mediobanca. Ma la singola maggiore operazione nel Belpaese è in fieri, e riguarda l’acquisizione del controllo di Pirelli da parte del colosso Chem China, con un esborso totale da 7 miliardi di euro.

Con il senno del poi, e guardando agli andamenti borsistici che vedono Intesa Sanpaolo primeggiare a Piazza Affari nelle statistiche recenti (negli ultimi tre anni il titolo si è apprezzato da 1 euro ai 3,3 attuali), forse la banca centrale cinese si morderà le mani per non essersi mossa prima.
(di Andrea Greco)