Il Qe di Draghi, 60 mld al mese. E lo spread va sotto 90 punti, non accadeva dal 2010

mario draghi
Share

mario draghiSpread sotto quota 90 punti – Il quantitative easing da 60 miliardi al mese partirà solo da lunedì, decease ma gli effetti sui mercati dei titoli di Stato sembrano farsi già sentire. Lo spread tra il Btp e il Bund tedesco scivola sotto quota 90 punti base (89, 7) per la prima volta da maggio 2010. Il tasso sul decennale del Tesoro è all’1, doctor 27%.

Borse europee positive – Le Borse europee si confermano in positivo dopo una serie di dati macro dagli Usa e nonostante l’apertura negativa di Wall Street. L’indice d’area Stoxx 600 sale di oltre un quarto di punto con gli acquisti che premiano banche e auto. Tra le Piazze unica in calo è Londra (-0,44%), mentre si muove sulla parità Madrid. Guadagni sul mezzo punto per Parigi, Francoforte e Milano (+0,41%) dove continua la corsa di Mondadori (+8,1%) con l’esclusiva su Rcs Libri. In luce anche Mps (+4,6%).

Cambi, euro in discesa – Il mercato del lavoro americano migliora. E l’euro cala a 1,0895 dollari, scendendo sotto quota 1,09 per la prima volta dal settembre 2003 e aggiornando i minimi degli ultimi 11 anni. A spingere al ribasso l’euro sono le speculazioni di un aumento dei tassi di interesse da parte della Fed dopo i dati sul lavoro.

IERI A CIPRO – Draghi, QE da lunedì, Bce vede ripresa e sferza Grecia

(dell’inviato Domenico Conti)

Il quantitative easing è ai nastri di partenza e l’Eurotower dà un deciso ritocco all’insù alle sue stime di crescita per i Diciotto, ma anche una severa sferzata alla Grecia di Tsipras: niente facilitazioni se il nuovo governo a guida Syriza, responsabile sia dello stop ai prestiti diretti che dei rischi per le sue banche, non dà un’accelerata alle riforme. L’inizione di liquidità partirà da lunedì, ma i riflessi sui mercati si fanno già sentire: continua infatti il calo dello spread fra Btp e Bund che stamane ha raggiunto un nuovo minimo dalla primavera del 2010 a 93,2 punti. Il rendimento del titolo decennale italiano scende all’1,27%.

A Cipro, in una delle due riunioni della Bce che ogni anno si svolgono fuori Francoforte, il presidente Mario Draghi si presenta ai giornalisti con in mano la documentazione pronta per il ‘QE’ europeo annunciato a gennaio, facendo precipitare l’euro ai minimi di 11 anni a un passo dalla parità con il dollaro. “Cominciamo lunedì”, spiega, con 60 miliardi di euro al mese che proseguiranno almeno fino a settembre 2016 e senza risparmiare i titoli con rendimenti già negativi, anche se restano fuori quelli sotto al -0,2%. Con il petrolio debole, l’export sostenuto dal tasso di cambio e il graduale miglioramento del credito, per la Bce è la svolta di una ripresa decisa dopo anni al lumicino, con una crescita rivista per il 2015 a 1,5% (da 1% di dicembre), per il 2016 a 1,9% (da 1,5%) e con un balzo al 2,1% l’anno successivo e un’inflazione vista accelerare a 1,8% fra due anni. Con il QE, spiega Draghi, “l’emergere di ulteriori sviluppi favorevoli” è ulteriormente rafforzato. La Bce, insomma, vede la svolta, anche se Draghi non manca di rilevare che i governi troppo timidi sulle riforme mettano un freno alla crescita. Ospitato dalla banca centrale di Cipro, protagonista di un drammatico salvataggio che ha spinto le autorità alla mossa drammatica dei controlli ai movimenti dei capitali, il presidente della Bce non ha però potuto chiamarsi fuori dallo scontro fra la Grecia e i partner Ue. Rivolgendosi con un atteggiamento a tratti sferzante verso il governo di sinistra emerso dalla forte vittoria di Syriza alle elezioni di gennaio. “Siamo i primi a volere che la Grecia riparta”, premette il presidente della Bce. Ma alla Bce non vanno giù le uscite del ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, secondo cui la Grecia ha fatto default e non può ripagare per intero il suo debito. “Certa comunicazione crea volatilità sui mercati, distrugge il collaterale, aumenta gli spread e minaccia la solvibilità. La comunicazione è assolutamente fondamentale”. Una bacchettata, mentre è massima fermezza sui finanziamenti di Francoforte alla Grecia, in un atteggiamento denunciato dal governo Tipras come un pressing a farlo cedere fornendo liquidità come le gocce di una flebo. Draghi si ferma a un passo dal sarcasmo: “si può dire che la Bce sia la Banca della Grecia”, “l’ultima cosa che si può dire è che non sosteniamo la Grecia”, visto che in due mesi Francoforte ha raddoppiato, a 100 miliardi, l’esposizione verso il Paese raggiungendo il 68% del Pil, la quota più alta nell’EUrozona. Proprio oggi la Bce ha aumentato di 500 milioni, a 68,8 miliardi, i prestiti d’emergenza forniti dall’istituto centrale ellenico alle banche. Per Draghi, poi, “è stata una dichiarazione esplicita del governo greco” a costringere la Bce, applicando le regole, a chiudere il rubinetto dei prestiti diretti agli istituti ellenici il 4 febbraio scorso. Quei rubinetti si potranno riaprire se “ci saranno le condizioni” che spingono l’Europa a ritenere che la Grecia va verso una probabile conclusione positiva del programma di assistenza targato Ue-Bce-Fmi. Varoufakis, poi, avrebbe voluto che la Bce alzasse dai 15 miliardi attuali il tetto alle emissioni di titoli a breve. Ma Draghi boccia l’ipotesi che costituisce quel “finanziamento monetario” vietato dai trattati. Certo, sulla sostanza delle misure richieste ad Atene, Draghi si rimette alle valutazioni politiche dell’Eurogruppo, dove Varoufakis porterà un primo pacchetto in sei punti lunedì. E fa balenare una via d’uscita che potrebbe dare ossigeno finanziario nell’immediato: “la Bce ha chiesto all’Eurogruppo che il fondo di ricapitalizzazione per le banche, circa 10 miliardi, sia prontamente disponibile”. A meno che i partner Ue non anticipino parte dei 7 miliardi di salvataggio residuo dopo aver ravvisato la buona volontà greca, potrebbe essere questa la chiave di volta per Atene, che questo mese (a partire da domani) deve rimborsare 1,5 miliardi solo al Fondo monetario internazionale.