Passera: voglio costruire un’Europa rigorosa ma che punti anche allo sviluppo. Coi paesi che ci stanno per scelta non per obbligo

Corrado Passera
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Corrado Passera(di Corrado Passera, and Italia Oggi)

Gentile Ruggeri,

ho letto con interesse su ItaliaOggi del 3 marzo scorso, le sue dettagliate considerazioni, pervase – mi permetta – di un sentimento di sconforto e disillusione per la politica italiana che è proprio una delle ragioni per le quali è nata Italia Unica: mettere in campo una offerta politico-programmatica seria, credibile, convincente, affidabile per quei tantissimi italiani – la maggioranza del Paese – che, come li definisco io, sono purtroppo politicamente «silenziati» perché oggi non si sentono rappresentati da nessuno.

Parto dalla fine del suo ragionamento: dal fatto cioè che, a suo avviso, dobbiamo per forza tenerci «il nazareno-bonapartista Renzi». No, caro Ruggeri: proprio no. Demagogia e populismo sono i due veleni che da vent’anni vengono sparsi a piene mani dalla classe dirigente italiana, non solo politica. Veleni che hanno via via corroso lo spirito di un Paese grande e bello, pieno di talenti e di energie. Renzi ma anche Grillo, Berlusconi e, per ultimo ora, Salvini colpevolmente continuano a battere quella strada, e, così facendo, anziché curarlo acuiscono il male oscuro italiano. E il risultato qual è? Dieci milioni di Italiani senza lavoro o con un lavoro che non dà loro da vivere.

Io penso che un’alternativa sia possibile e per essa, per costruirla con umiltà e determinazione mettendo a disposizione la mia esperienza di servitore dello Stato e di manager pubblico e privato, risanatore di aziende della Pubblica Amministrazione considerate incurabili (le Poste) e amministratore di banche fiore all’occhiello del credito (BancaIntesa), assieme ad un gruppo sempre più ampio di persone speciali, ho deciso di fondare un partito e di inocularlo nelle vene inaridite della politica italiana. Come vaccino a quei due veleni, appunto.

Altro che rassegnazione: per le persone perbene c’è posto eccome nella politica. A patto che sia una politica nuova, che recuperi la sua missione (è quello che mi chiedeva, giusto?) di progettualità e lungimiranza, che metta il bene pubblico prima e davanti agli interessi privati. Lei sostiene di non crede ai programmi dei partiti. La prego, dia un’occhiata al nostro (lo trova su italiaunica.it) che i dieci punti del Foglio sommariamente descrivono. Ci troverà una visione dell’Italia forte e di spessore, ispirata a valori come la libertà, la responsabilità, il merito, la solidarietà, con soluzioni concrete e verificabili per i problemi che ci affliggono.

Ci troverà cose coraggiose e innovative, le stesse che ho condensato nel libro «Io Siamo». Come stimolare la crescita senza mettere in difficoltà i conti pubblici, rilanciare la scuola, recuperare produttività, valorizzare il Terzo Settore, semplificare le Istituzioni evitando l’obbrobrio dell’Italicum e del Senato in mano ai Consigli Regionali.

Chiedo scusa per la lunga premessa, ma era necessaria. Vengo al punto: l’Europa. Prima sostenitore poi euroscettico: è il percorso che, come lei, hanno fatto tanti altri. A costoro e a lei rivolgo lo stesso invito: per favore, ci ripensi. Niente voli pindarici, veniamo al sodo. Senza Europa, senza moneta unica, imprese e famiglie starebbero molto peggio. Senza l’Europa, senza l’euro, il mostruoso debito pubblico italiano sarebbe insostenibile e difficilmente avremmo evitato il default nel 2011.

Certo, quale Europa? O meglio, quali Europa? Quella della serietà, se vuole la chiami rigore perché non è certo facendo esplodere deficit e debito che si costruisce espansione economica e occupazione sostenibile: anch’io guardo alla Merkel con rispetto. Ma pure quella della crescita, dello sviluppo. Sono d’accordo con lei che gli Eurobond non devono servire per coprire debiti pubblici del passato, ma mi impegnerei a costruire una grande alleanza per finanziare un piano straordinario di almeno mille miliardi di investimenti in ricerca, innovazione, infrastrutture e formazione. Un’Europa con un progetto chiaro e definito, in grado di gareggiare con le altre aree sviluppate del mondo e reggere la competizione che nei prossimi anni crescerà esponenzialmente e che solo insieme potremo reggere.

Sia chiaro, e lo dico con consapevolezza: un’Europa così congegnata si realizza con chi ci sta per scelta e non per obbligo. Forse non tutti gli Stati del continente vogliono o possono farvi parte. Però un’Europa del genere è il contenitore ed il guardiano di valori e libertà, di un patrimonio di civiltà – e di pace dopo tanti secoli! – che da tante altre parti ci invidiano. E qualcuno vorrebbe distruggere per incompetenza e miope calcolo elettorale di breve periodo.

In un’Europa così c’è posto per tanti. Anche e soprattutto per gente che crede veramente nelle libertà. Come lei. Come me. Come Italia Unica.