La vera iniezione di fiducia alle Borse arriva, come detto, dal termine del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, che alla fine dell’ultima riunione dell’anno ha reiterato la formula del “considerevole lasso di tempo” che dovrebbe trascorrere prima di un rialzo dei tassi di interesse. Di più: l’istituto guidato da Janet Yellen ha usato il termine “paziente” per descrivere l’approccio verso una politica monetaria accomodante. Tradotto: il costo del denaro potrebbe tornare a salire, ma non prima della metà dell’anno prossimo, e soprattutto potrebbe aumentare meno del previsto. Alla fine del 2015, infatti, i tassi dovrebbero essere all’1-1,125%, meno dell’1,25-1,5% previsto in settembre.

Immediata la reazione dei mercati valutari con l’euro che scende sotto quota 1,23 dollari, mentre il biglietto verde va in rally. La moneta europea recupera poi 1,2311, dopo aver toccato un minimo di 1,2276 dollari, non lontano dal minimo da due anni di 1,2247 dollari. E’ in rialzo anche il rublo dopo il crollo di lunedì e martedì. La valuta russa è in rialzo in attesa della conferenza stampa annuale di Vladimir Putin, che non si è ancora espresso sulla crisi monetaria che sta mettendo il ginocchio l’economia del paese con la fuga degli investitori esteri e le file agli sportelli (foto). I mercati guardano quindi con fiducia alle prossime mosse del Cremlino dopo le rassicurazioni – non del tutto convincenti – della banca centrale.

Dal punto di vista macroeconomico si registra la risalita dell’indice Ifo tedesco. L’indicatore che misura la fiducia degli imprenditori è passato dai 104,7 di novembre ai 105,5 di dicembre, in linea con le stime degli analisti. In aumento anche l’indice che misura le attese che passa dai 99,7 di novembre ai 101,1 di dicembre. Stabile, invece, l’indicatore che misura la situazione corrente che si attesta a dicembre su quota 110, come nel mese precedente.

In attesa delle richieste di sussidi per la disoccupazione negli Usa, in Italia lalegge di Stabilità prosegue il suo iter parlamentare. In questo contesto i mercati del Vecchio continente provano il rimbalzo: Milano avanza del 2%,Londra dell’1%, Francoforte del 2%, Parigi del 2,5%. L’annuncio della Fed ha spinto al minimo storico anche il rendimento dei Btp che calano fino all’1,91%. In discesa anche lo spread che ritraccia fino a quota 133 punti contro il Bund tedesco a 10 anni.

In mattinata l’indice Nikkei della borsa di Tokyo ha chiuso in progresso del 2,32% sulla scia di Wall Street con il Dow Jones che ha archiviato la migliore seduta dell’anno guadagnanto l’1,69%, a quota 17.356,87; l’S&P 500 è salito del 2,04%, a quota 2.012,89; il Nasdaq del 2,12%, a quota 4.644,31.

Sul fronte delle materie prime, come detto, il prezzo del petrolio è stabile sopra quota 56 dollari al barile. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti arretrano di 20 cent a 56,26 dollari e quelli sul Brent calano di 3 cent a 61,15 dollari. In recupero anche l’oro, che viene scambiato a 1.202,08 dollari l’oncia.