Numeri che danno consistenza alle richieste europee di mettere un freno e di intervenire in accordo con le regole Ue per la riduzione dell’indebitamento. Passi che il governo si è impegnato a rispettare anche attraverso il piano di privatizzazioni, pur tenendo conto della difficile congiuntura economica che chiede ora misure espansive.I dati emergono dall’analisi del Servizio Bilancio del Senato sull’andamento delle spese per missioni, cioè suddivise per le voci che rappresentano “le funzioni principali e gli obiettivi strategici perseguiti con la spesa pubblica”. La voce del debito, come accennato, accorpa sia gli interessi che si pagano sullo stock esistente (dovrebbero essere 76 miliardi nel 2014), che i rimborsi. Questi ultimi, però, vengono sostituiti da nuove emissioni, che vanno a sostituire i titoli di Stato in scadenza evitanto ‘scompensi’ di cassa al Tesoro, che invece fa una gestione oculata della situazione per cercare di sfruttare al meglio i momenti dei mercati.

Dopo il debito, dalle tabelle emerge che le uscite maggiori riguardano le relazioni finanziarie con le autonomie locali (trasferimenti agli enti), poi le politiche previdenziali (pensioni) e quelle economico-finanziarie e di bilancio. L’istruzione scolastica supera di poco il 5% del totale delle spese, mentre quella universitaria oscilla intorno all’1%.

Quest’ultima, per altro, ha sunito il maggior taglio dal 2008 a oggi: “In termini di variazioni percentuali, le missioni maggiormente ridimensionate nel periodo considerato sono, nell’ordine, la missione Istruzione universitaria (-19,9 per cento in media con un picco pari a -83,6 per cento nel 2010 e una riduzione cumulata pari al 119 per cento in sei anni)”, dicono i tecnici. Penalizzate anche le missioni “Fondi da ripartire” (-14,5 per cento in media con un picco pari a -51,8 per cento nel 2011 e una riduzione cumulata pari all’87 per cento in sei anni), una sorta di tesoretto per le varie ed eventuali e la missione Ricerca e innovazione (-12,17 per cento in media, -73,03 per cento in termini cumulati)”.

Le azioni di contrasto alla crisi economica hanno invece determinato quali fossero le missioni a “beneficiare dei maggiori incrementi di spesa: Politiche per il lavoro (+23,31 per cento in media, +139,84 per cento in termini cumulati in sei anni) e la missione Sviluppo e riequilibrio territoriale (+16,67 in media, +100,01 per cento di aumento cumulato)”. Il costo della missione del debito stesso è salito in media del 3% annuo.

di RAFFAELE RICCIARDI, La Repubblica