Del Vecchio blinda Luxottica ai figli un assegno di due miliardi

leonardo del vecchio
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leonardo del vecchioDOPO TRE MESI DI TURBOLENZE E OSCILLAZIONI DEL TITOLO ARRIVA LA NUOVA CONFIGURAZIONE DELLA STRUTTURA DI VERTICE. AUMENTO DI CAPITALE PER LA DELFIN, sick I SEI FIGLI DI LEONARDO SCENDONO AL 12,5%. MA INCASSANO UN RICCO BONUS

Un tandem di manager di provata esperienza alla guida del gruppo e una redistribuzione delle azioni della cassaforte di famiglia con tanto di regalino da 2 miliardi di euro. Ci sono voluti circa tre mesi, pieni di turbolenze e di forti oscillazioni del titolo, a Leonardo Del Vecchio per imprimere una nuova configurazione alla struttura di vertice del gruppo da lui creato, la Luxottica. E contemporaneamente varare un riassetto della holding di controllo, la Delfin, in modo da escludere qualsiasi ripercussione sull’azienda da una successione che in futuro interesserà una moglie e sei figli avuti da tre unioni diverse. Adesso sembra che ce l’abbia fatta, il titolo dopo lo sbandamento di ottobre è tornato sopra quota 42 euro (grazie anche all’indebolimento del dollaro avvenuto nel frattempo) e a gennaio con i conti del 2014 Del Vecchio potrà annunciare l’assegnazione delle deleghe al nuovo co-ceo mercati, Adil Mehboob-Khan, che affiancherà il ceo operations Massimo Vian, insieme a un nuovo consiglio di amministrazione che prenderà il posto di quello in scadenza. Ma non è stato certo facile arrivare sin qui. Per qualche settimana si è temuto che la Luxottica, da azienda italiana modello invidiata all’estero, fosse improvvisamente sprofondata in una classica diatriba tra membri famigliari che cercavano di spartirsi il controllo una volta che il fondatore si fosse fatto da parte. Per fortuna questa seconda eventualità sembra al momento scongiurata anche se rimane qualche area grigia che il patron con il tempo cercherà di chiarire. A partire dai reali motivi sottostanti all’uscita di Andrea Guerra, numero uno del gruppo per un decennio, che a un certo punto Del Vecchio ha deciso di sostituire. La ricostruzione offerta dai protagonisti ruota intorno al crescente timore del fondatore di perdere un manager che aveva accentrato molto potere in azienda. Se Guerra, come a un certo punto poteva sembrare, avesse ceduto alle lusinghe del premier Matteo Renzi che lo voleva nella compagine governativa, l’azienda avrebbe subito un forte contraccolpo. Ma sicuramente c’è dell’altro, dal momento che la perdita di un capo azienda è uno di quegli eventi che qualsiasi azionista sa di dover mettere in conto. Chi conosce bene Del Vecchio riferisce di una sua volontà di riprendere in mano le redini dell’azienda ma anche di un’accresciuta diffidenza verso il management e i consiglieri che l’hanno affiancato per molti anni. E in effetti l’uomo non è andato per il sottile nell’imporre il proprio rinnovamento. L’uscita di Guerra è stata anticipata al primo settembre e il triumvirato che avrebbe dovuto sostituirlo, in un’ottica di spartizione delle deleghe e del potere, è durata l’espace d’un matin. Il nuovo ceo Enrico Cavatorta, da un decennio in azienda come direttore finanziario e poi direttore generale, è entrato immediatamente in rotta di collisione con un consulente, Francesco Milleri, che Del Vecchio ha promosso al proprio fianco per gestire le partite più delicate. Le improvvise dimissioni di Cavatorta hanno fatto da detonatore a un fil rouge che vedeva Milleri molto vicino all’attuale moglie di Del Vecchio, Nicoletta Zampillo, la quale aspirava a un ruolo nella Delfin e nel futuro di Luxottica che al momento la vede esclusa. In realtà il fondatore dell’azienda di occhialeria più famosa al mondo, con 7,3 miliardi di fatturato e 75 mila dipendenti, non ha mai mollato la presa e ha trattato le due partite contemporaneamente. Sotto la pressione dei consiglieri indipendenti ha sostituito Cavatorta con il tandem Khan Vian e ha redistribuito le quote della Delfin in modo da evitare battaglie legali per la successione. Con un aumento di capitale finalizzato il 12 novembre Del Vecchio è così salito al 25% del capitale della holding, quota che lascerà in via testamentaria alla moglie (alla quale per legge spetterebbe comunque per la cosiddetta “legittima”). Mentre i sei figli, Claudio, Paola e Marisa avuti dal primo matrimonio, Leonardo Maria dall’attuale moglie Nicoletta Zampillo, Luca e Clemente dell’unione con Sabina Grossi, sono scesi dal 16,5% che avevano precedentemente al 12,5%. Questo “sacrificio” dei figli è stato abbondantemente compensato da Del Vecchio con il passaggio a riserva distribuibile (solo quando non avrà più il controllo) di 2 miliardi di utili accantonati negli ultimi trent’anni. Un tesoro del quale fanno ancora parte le plusvalenze percepite con la vendita dei supermercati GS a Carrefour, i dividendi percepiti negli anni da Luxottica ma anche dalle partecipazioni detenute in Generali, Unicredit e in Foncière des Régions. Ma per il momento questa quantità enorme di denaro non potrà essere toccata, almeno fino a quando il fondatore manterrà più del 50% dei diritti di voto e tutti i dividendi in usufrutto. Quando deciderà di scendere sotto questa soglia il tesoro diventerà distribuibile se deciso da una maggioranza del 66% dei voti anche se un minimo del 10% degli utili dell’anno della Delfin verrà comunque assicurato ai soci-famigliari. Il resto delle decisioni straordinarie dovranno essere prese non più con l’85% dei voti favorevoli ma con l’88%. In pratica in mancanza del fondatore i famigliari discendenti saranno costretti a prendere decisioni all’unanimità (con il 12,5% a testa ognuno dei figli avrà in mano un diritto di veto) su tutte le questioni importanti. Ma nessuno dovrà spingersi al piano più basso e partecipare alla gestione dell’azienda. E con questa nuova impostazione la Luxottica, secondo Del Vecchio, può garantirsi un futuro manageriale e le prossime generazioni godersi le fortune accumulate.

di Giovanni Pons

Affari e Finanza

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