L’industria tedesca delude le Borse Ue. Attesa per il lavoro Usa

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wall streetWall Street archivia una nuova seduta record, store ma l’Eurozona continua a faticare come dimostrano i dati sulla produzione industriale: gli addetti ai lavori scommettono su Draghi. Dagli Stati Uniti si aspetta il dato sulla disoccupazione a ottobre

Ore 10. Piazza Affari manca il rimbalzo dopo la difficile seduta della vigilia. A rassenerare l’orizzonte è stato l’esito della riunione della Bce al termine della quale il presidente, Mario Draghi, ha ridimensionato i timori di una spaccatura in seno al consiglio, pur non fornendo dettagli relativi a un eventuale “quantitative easing”, ma ribadendo che Francoforte è unanimemente impegnata ad agire ancora in caso di necessità. Proprio per questo allo staff della Banca centrale è già stato affidato il compito di studiare nuove misure.

Sul fronte macroeconomico si registrano i dati sulla produzione industriale relativa a settembre di Germania e Francia (l’agenda dei mercati): Berlino cresce dell’1,4%, ma il dato è inferiore alle attese che erano per un rimbalzo del 2% congiunturale dopo il -4% di agosto; Parigi invece è invariata contro il previsto -0,2%, dopo il dato piatto di agosto. I numeri sulla produzione italiana sono invece incalendario lunedì prossimo. Le cifre relative all’intera zona euro saranno pubblicate il prossimo mercoledì 12 novembre, con attese di un rialzo congiunturale dello 0,7%.

Il dato più atteso della giornata, però, arriverà dagli Stati Uniti con l’annuncio del tasso di disoccupazione a settembre: gli analisti si aspettano 231mila nuovi posti di lavoro con un tasso fermo al 5,9%: se le attese fossero confermate, allora si farebbero più concrete le possibilità di rapido rialzo del costo del denaro, probabilmente già nella prima metà dell’anno prossimo.

In questo contesto a Milano Piazza Affari cede lo 0,4% dopo un buon avvio, mentre Londra sale dello 0,5%, Francoforte dello 0,1% e Parigi è invariata. Sotto osservazione Telecom Italia dopo i buoni dati della trimestrale, bene anche Pirelli in scia ai conti. L’euro è ancora debole: la moneta unica europea, che già ieri aveva toccato i minimi da agosto del 2008 contro il biglietto verde Usa dopo le parole di Mario Draghi, scendendo sotto quota 1,24, continua a perdere terreno e scambia a 1,2387 contro la moneta statunitense. In piacchiata il rublo che viene scambiato a 48 contro il dollaro. Stabile in area 150 punti base lo spread, mentre i Btp a 10 anni rendono il 2,32%.

In mattinata Tokyo ha chiuso gli scambi con un guadagno dello 0,5 per cento. A spingere i listini al rialzo sono stati i nuovi record di Wall Street e la rimonta del dollaro che è salito sopra la quota di 115 yen. Alla chiusura degli scambi, il Nikkei ha guadagnato lo 0,52% (87,90 punti) a 16,880.38 punti. L’indice più ampio Topix è salito dello 0,54% (7,32 punti) a 1.363,67 punti. La seduta si è rivelata meno attiva rispetto a quella dei giorni precedenti, con 2,48 miliardi di pezzi scambiati sul mercato principale.

Ieri sera, come detto, Wall Street ha finito la seduta in positivo con gli investitori pronti a scommettere sul dato dell’occupazione ad ottobre. Ulteriore sostegno al mercato, che ha segnato ieri nuove chiusure record, è arrivato dalla promesse di nuove misure – se necessario – da parte della Bce: dopo le operazioni di compensazione, il Dow Jones ha aggiunto lo 0,4%, a 17.554,47 punti, il Nasdaq è salito dello a 4.638,47 punti e l’S&P 500 è cresciuto dello 0,38%, a 2.031,21 punti.

Sul fronte delle materie prime, continua il ribasso del prezzo del petrolio, colpito dal rallentamento dell’economia e dall’aumento della produzione del greggio Usa. Il petrolio Wti segna così un ribasso dello 0,6% a 77,47 dollari al barile mettendo a segno un calo del 3,6% nella settimana. Debole anche il Brent che cede 56 centesimi a 82,3 dollari al barile. L’oro è ai minimi degli ultimi 4 anni. Il metallo con consegna immediata torna ai livelli dell’aprile 2010 proseguendo la sua corsa al ribasso iniziata da diversi mesi a quota 1131 dollari l’oncia (-0,9%). Scende anche l’argento -2,3% a 15,06 dollari. A deprimere le quotazioni l’aumento del dollaro e l’arrivo della stretta monetaria della Federal Reserve Usa.

di GIULIANO BALESTRERI La Repubblica

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