La crescita della Cina è ai minimi dal primo trimestre del 2009, ma si colloca comunque ad un livello sufficientemente alto da mettere il governo di Pechino nelle condizioni di non introdurre stimoli particolari per sostenere l’economia del colosso asiatico. Si tratta però delle peggiori condizioni per gli investitori, che non potranno sfruttare l’intervento delle autorità a “pompare” l’andamento dell’economia. Già il mercato immobiliare,
Il Prodotto interno lordo di Pechino ha segnato nel terzo trimestre un aumento del 7,3% su base annua, in rallentamento rispetto al +7,5% del trimestre precedente. Tuttavia il dato è superiore alle attese degli analisti, ferme a un +7,2%. Tra le singole componenti del Pil, hanno registrato un rallentamento gli investimenti fissi e il mercato immobiliare (per il quale le autorità hanno già introdotto misure di stimolo); “Il fatto che le esportazioni siano a livelli sufficienti e che la domanda interna sia più vivace di quella di beni immobili controbilancia il rallentamento generale”, spiega Louis Kuijs,economista per Rbs a Hong Kong. “A meno che non si verifichi un nuovo -ulteriore – rallentamento, ci aspettiamo che l’orientamento della politica del governo rimanga relativamente frenata”. Meglio del previsto anche laproduzione industriale, aumentata dell’8% tendenziale in settembre con una netta accelerazione rispetto al mese precedente e sopra le attese del mercato che erano per un +7,5%. Pubblicati oggi anche i dati sulle vendite al dettaglio, che hanno invece rallentato con un +11,6% su anno, sotto le attese dell’11,8% e in calo dal mese precedente (+11,9%).

I listini europei sembrano orientati a seguire la debolezza dell’Est e ignorare i segnali di riscossa di Wall Street. Milano avvia gli scambi registrando un calo dello 0,25%, poi inverte la rotta e sale dello 0,9%, meglio di Francoforte che avanza dello 0,6% come Parigi, mentre Londra recupera lo 0,2%. A Piazza Affari sono sempre le banche protagoniste, in vista degli stress test della Bce che verranno pubblicati domenica prossima. Tra gli istituti più esposti c’è Mps,colpita recentemente dalle vendite nonostante abbia smentito le voci di bocciatura da parte dell’Eurotower.

L’euro torna intanto a rafforzarsi sul dollaro: all’apertura dei principali mercati valutari del Vecchio continente la moneta unica europea viene scambiata con il biglietto verde a 1,2828. Ieri, secondo le rilevazione della Bce, l’euro valeva 1,2773 dollari. Lo spread tra il Btp e il Bund è in lieve calo sotto quota 175 punti con un rendimento al 2,5%. E’ ancora in corso il collocamento del nuovo Btp Italia, che alla fine della prima giornata di ordini ha registrato una buona domanda senza però vedere la ressa delle precedenti emissioni: circa 3 miliardi il livello da cui ripartono le richieste.

A Oriente, come accennato, le principali Borse sono deboli in scia ai dati della Cina. Tokyo ha chiuso la seduta in netto calo, dopo il balzo di quasi il 4% registrato ieri. Il Nikkei, l’indice dei 225 titoli guida, ha ceduto il 2,03% scendendo a 14.804,28 punti.

Negli Usa si attendono i dati sulla vendita di case esistenti per il mese di settembre, attese in crescita dell’1%. Dopo l’ottima trimestrale di Apple c’è attesa per la riapertura di Wall Street. Ieri i listini americani hanno ignorato debolezza delle Piazze europee e hanno chiuso al rialzo. Anche il Dow Jones, nonostante il tonfo di Ibm, è riuscito a finire la giornata sopra la parità: ha guadagnato lo 0,1%, a quota 16.399,67. L’S&P 500 è salito dello 0,9%, a quota 1.904,02, il Nasdaq ha aggiunto l’1,35% e rispetto ai minimi toccati mercoledì scorso è in rialzo del 5%.

Oggi non alimenta la tranquillità degli investitari la vicenda di Total, il cui numero uno Christophe de Margerie ha perso la vita in un incidente aereo a Mosca. L’aumento della domanda di petrolio cinese, che a settembre è cresciuta del 6,2% toccando i 10,3 milioni di barili al giorno, traina invece al rialzo il prezzo del greggio sui mercati asiatici. Il light crude Wti di New York avanza di 30 cent a 83,01 dollari al barile, il Brent di Londra guadagna un cent a 85,41 dollari al barile (le materie prime).

di RAFFAELE RICCIARDI
Fonte: La Repubblica