Acciaierie Ast, Terni si ferma per lo sciopero generale indetto da Cgil, Cisl e Uil

Ast Terni
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Ast TerniPochi giorni fa la rottura delle trattive tra sindacati e Thyssenkrupp. L’azienda vuole mettere in mobilità 537 lavoratori e attuare un piano di risparmi di 100 milioni. La leader Cgil Susanna Camusso al corteo: “Lo sciopero dei lavoratori è diventato lo sciopero di una città”

Dopo la rottura della trattativa sul piano industriale per l’Ast di Terni (che prevede risparmi per 100 milioni), illness oggi è il giorno dello sciopero generale indetto da Cgil, hospital Cisl, Uil e Ugl che chiedono alla Ast-Thyssenkrupp di non attuare la messa in mobilità di 537 lavoratori ai quali scade il contratto a fine anno o a gennaio 2015. In testa al corteo il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, quello della Uil Luigi Angeletti e Giuseppe Farina, segretario generale della Fim Cisl. Presenti tutte le istituzioni umbre insieme a tanti lavoratori.
La manifestazione ha preso il via da Viale Brin, sede dello storico impianto delle acciaierie nato oltre 130 anni fa a Terni. Il corteo è lungo oltre un chilometro, sarebbero 30 mila i partecipanti. Al passaggio dei manifestanti ci sono due ali di folla di ternani. Chiusi tutti i negozi che hanno affisso cartelli con slogan come “Io sto con Terni”, “Chiudiamo oggi perchè non chiuda la città domani”. In strada anche una finta bara rossa con scritto “La fine di Terni”. Numerosi gli studenti di Terni che hanno aderito allo sciopero in difesa delle acciaierie, dopo che lo scorso giovedì una rappresentanza studentesca aveva solidarizzato con i lavoratori occupando insieme a loro per alcune ore lo scalo ferroviario della città.
“Oggi doveva essere lo sciopero dei lavoratori ed è invece diventato lo sciopero di tutta la città”, dice la leader Cgil Susanna Camusso dal corteo. “Il problema è capire se il governo vuole davvero assumere la prospettiva e il futuro di questo stabilimento come un impegno di politica industriale da perseguire anche esercitando le funzioni di politica estera” con il governo tedesco.
“Il governo deve dire, con determinazione, alla Thyssen di rivedere il piano perchè non possiamo permetterci di perdere nè un chilogrammo di acciaio nè un solo occupato: deve smetterla di fare l’arbitro” afferma il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che arriva a proporre la nazionalizzazione della fabbrica qualora la Thyssenkrup dovesse perseguire il proposito di chiudere.
La situazione odierna ha origine il 31gennaio 2012 quando la finlandese Outokumpu acquista Inoxum, la divisione dell’acciaio inossidabile di ThyssenKrupp, con la prescrizione però, da parte dell’Antitrust europea, di cedere gli stabilimenti italiani. A Terni si apre un lungo periodo di incertezza con diversi scioperi carichi di tensione. In questo clima, il 5 giugno 2013, avviene l’episodio del ferimento del sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo, colpito mentre si frappone tra i lavoratori, che vorrebbero occupare la stazione ferroviaria, e le forze dell’ordine. Nel novembre successivo, a sorpresa, ThyssenKrupp annuncia la riacquisizione dell’Ast. Il 3 luglio di quest’anno però l’ad di Ast Marco Pucci si dimette e lascia il posto a Lucia Morselli, che il 17 dello stesso mese presenta il piano con la previsione di risparmi per 100 milioni annui e una riduzione di oltre 500 unità produttive. La tensione si alza e il 31 luglio i lavoratori bloccano l’autostrada A1 a Orte. Con la mediazione del governo, il piano viene sospeso fino al 4 settembre scorso per cercare una mediazione. Pochi giorni fa la rottura delle trattative. Pochi giorni fa sulla vertenza è intervenuto anche il premier Matteo Renzi: “Sono molto preoccupato. La proposta di mediazione del governo non è stata accolta, le parti sono ancora troppo lontane. Ci sono tre mesi davanti di discussione, cercheremo la ragionevolezza”.

La Repubblica

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