Editoria, rush finale del governo

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stanziamentiAllo studio un tetto alle convenzioni con le agenzie stampa

Entro fine anno il governo di Matteo Renzi metterà mano al sistema delle convenzioni ministeriali con le agenzie stampa e a quello dei contributi diretti per l’editoria. Senza dimenticare la Rai, case non foss’altro perché il prossimo giugno scadranno i vertici della tv pubblica.
Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, in particolare, l’esecutivo sta pensando di porre un tetto all’incidenza delle convenzioni pubbliche sui fatturati delle agenzie (che in alcuni casi supera il 70%). Per razionalizzare la spesa senza azzoppare un comparto già in difficoltà, si stanno svolgendo delle simulazioni per definire a che livello porre l’asticella. A oggi, secondo il dpcm del 20 dicembre 2013 sull’approvazione del bilancio di previsione della presidenza del Consiglio dei ministri per l’anno 2014 e per il triennio 2014-2016 (e citato ieri in audizione in commissione cultura alla camera dalla Fieg), la previsione di spesa è di 36 milioni di euro cui se ne aggiungono altri 7,7 milioni per i servizi di agenzia di stampa da e per l’estero. In tutto quasi 44 milioni.
Discorso diverso, invece, per i contributi pubblici ai giornali che sono stati già rivisti di recente e per i quali sono attesi ulteriori interventi di pulizia. Non solo, ma è stata ridotta a meno di 46 milioni di euro dai 50 milioni previsti la tranche per il 2014 del Fondo straordinario triennale mentre i contributi diretti a quotidiani e periodici dovrebbe ammontare a 56 milioni. In tutto 102 milioni di euro. Aspettando per settimana prossima il decreto che rende esecutivi i fondi a sostegno, tra gli altri, delle nuove assunzioni e delle start-up, complessivamente per quest’anno gli investimenti pubblici stimati (perché soggetti a modifiche) sono pari a 236,8 milioni di euro per l’editoria, comprendendo sia la Rai sia soprattutto il rimborso a Poste italiane per le agevolazioni cessate poi nel 2010.
Tutte cifre sotto i riflettori dopo la presentazione lo scorso 23 gennaio della proposta di legge numero 1990 del Movimento 5 Stelle per l’abolizione del finanziamento pubblico al comparto. «Una manovra che ha il solo scopo di cancellare il pluralismo, impoverendo il paese», ha bollato ieri alla commissione cultura della camera Franco Siddi, segretario della Fnsi (Federazione nazionale della stampa italiana). «C’è bisogno di una stampa più libera e di un intervento pubblico indipendente. Sì quindi ai contributi senza appesantire i conti dello stato e solo se legati a programmi reali di sviluppo, all’interno di un sistema trasparente». Siddi propone in particolare un fondo finanziato «con una quota degli accantonamenti delle banche per le attività culturali, con il prelievo dell’1% su quota pubblicità di tv e grandi aggregatori della rete e con la ripresa della proposta della web tax».
In commissione cultura alla camera (presente anche il sottosegretario all’editoria Luca Lotti) è intervenuto ieri per la Federazione editoriali giornali (Fieg) il suo d.g. Fabrizio Carotti, secondo cui «il sostegno pubblico all’editoria è un fiume che è diventato ruscello» e c’è una «falsa rappresentazione dell’editoria come settore assistito» considerando per esempio che i contributi diretti sono diminuiti dal 2009 al 2013 del 54,7%.

di Marco A. Capisani

Italia Oggi

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