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Jovane: la Spagna resta core, thumb non cambiamo direzione

La ristrutturazione del debito con le banche permetterà a Rcs di avere più tempo per proseguire nel piano delle cessioni di asset non core e quindi di non svendere. Lo ha detto ieri a margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio l’amministratore delegato Pietro Scott Jovane che ha fatto il punto sull’andamento del gruppo, la cui raccolta pubblicitaria nel primo semestre è andata meglio del mercato e le cui attività spagnole restano nel core business.
«Abbiamo completato la rinegoziazione del debito», ha detto il manager, «e questo ci ha permesso di raggiungere l’obiettivo di ridurre il costo complessivo per il gruppo che era importante avvenisse in tempi brevi, e una ridefinizione a nostro favore degli impegni presi con le banche in termini di scadenza.
Questo ci mette in posizione di forza, essendo il debito sotto controllo, sul processo di cessione degli asset, perchè avere più tempo vuol dire essere venditori in condizioni più forti e ci dà una buona mano da questo punto di vista».
Nessun cambiamento sulle strategie che riguardano la Spagna, anche dopo le avances del gruppo Vocento su Unidad Editorial e la presunta volontà del governo spagnolo di escludere Rcs dal mercato iberico. «Non c’è alcun cambio di direzione sulla Spagna», ha aggiunto l’a.d., «che quindi rimane per noi un paese core. La Spagna, anzi, ci sta facendo sorridere più di prima». E a proposito di una cordata organizzata dall’ex direttore di El Mundo, Pedro Ramirez, per acquisire la testata spagnola, Jovane ha affermato che non è mai arrivata effettivamente una proposta, e che le offerte finanziarie non passano per Twitter, alludendo ai due tweet con cui Ramirez ha dichiarato di voler acquistare il quotidiano che aveva fondato e da cui è stato estromesso a fine gennaio.
Va nella «direzione giusta» il piano industriale presentato due anni fa che punta sul digitale. «Il successo che stiamo avendo si misurerà nel tempo», ha detto Jovane ai microfoni di Class Cnbc, il canale di Class Editori (che partecipa al capitale di questo giornale), aggiungendo che Rcs offre dei «contenuti che gli utenti sono disposti a pagare, soprattutto sui tablet». Mentre per quanto riguarda il web «a dicembre pensiamo di introdurre per il Corriere quello che abbiamo già introdotto in Spagna con El Mundo», ovvero il cosiddetto metered paywall per cui fino a un certo numero di articoli la lettura è gratuita, dopo questa soglia si pagherà.
Jovane ha parlato anche di Gold 5, l’alleanza nella pubblicità fra gli altri con Mediaset, Mondadori e Gruppo Espresso, spiegando che «ci siamo alleati per contrapporci a un grande player che sta cercando di cambiare le regole del gioco, mi riferisco a Google. È un’alleanza per sostenere i nostri clienti».
In partenza, inoltre, Gazzabet, l’agenzia di scommesse sportive interna a Rcs, la cui piattaforma è stata sviluppata da un’azienda israeliana negli ultimi due mesi.
Per quanto riguarda la pubblicità, Scott Jovane ha ricordato come nel primo semestre la raccolta è cresciuta, discostandosi dal trend del settore, mentre sta andando «particolarmente bene» Rcs Libri.
Infine, un commento anche sui movimenti che hanno riguardato Vivendi, fra la cessione dell’asset Brasiliano Gvt a Telefonica e il possibile ingresso in Telecom: «mi fa piacere osservare che i contenuti rappresentano un elemento discriminante e positivo per le strategie dei grandi operatori di telefonia, si stanno mettendo assieme piattaforme di tlc e contenuti pensando agli utenti e questo è un tema importante», ha continuato l’a.d. «Parte più dal mondo multimediale, ma per un gruppo editoriale tradizionale che guarda al multimediale come propria evoluzione, come noi, è la conferma che la strategia di Rcs sia quella giusta perchè quella è la direzione in cui si va».

La Sator di Arpe presenta il piano per rilevare l’Unità
La Sator di Matteo Arpe, attraverso il gruppo News 3.0 che controlla al 28%, ha messo a punto un piano industriale per rilevare il quotidiano L’Unità che dal 1° agosto ha cessato le pubblicazioni. Il documento è stato recapitato ai funzionari del Pd, di cui l’Unità è organo di partito. Non c’è stata necessità, invece, di sottoporre il piano ai liquidatori dell’Unità (Emanuele D’Innella e Franco Carlo Papa), anche perché la scadenza tecnica del 5 settembre, data oltre la quale il Tribunale di Roma avrebbe dovuto decidere le sorti della Nie (ovvero il fallimento o meno della casa editrice dell’Unità), era una dead line molto teorica, non essendo ancora neppure stato nominato il giudice che si dovrà occupare della faccenda.
Gli uomini di Arpe, in base a quanto raccolto da ItaliaOggi, hanno predisposto un piano di integrazione tra News 3.0, che controlla Lettera43 e i siti collegati, con la parte cartacea e quella online dell’Unità. In questo modo il fatturato salirebbe dai 2 milioni di euro previsti per News 3.0 a fine 2014, ai 15-16 milioni di euro del nuovo polo a fine 2017, anno nel quale è fissato anche il break even del neo-gruppo.
L’integrazione digitale+carta, quindi, sembra la strada più veloce per accrescere i ricavi. Il solo digitale, infatti, secondo l’opinione degli uomini di Arpe, non riesce, in questa fase di mercato, a rendersi sufficientemente robusto e solido e a fare massa critica. Perciò si pensa a una newco in cui verrà conferito il gruppo News 3.0, e che sarà aperta anche a capitali freschi e pure a vecchi soci della Nie (Matteo Fago, per esempio). Completato il matrimonio digitale+carta, con la newco che rileva la testata dell’Unità e parte dell’attuale personale (composto da 57 giornalisti e 20 poligrafici), il piano di Arpe prevede la nomina di un comitato di garanti che assicuri l’indipendenza della testata stessa. Questi saggi indicheranno al consiglio di amministrazione della newco una rosa di nomi all’interno della quale verrà scelto il nuovo direttore dell’Unità. Si rinuncerà a qualunque forma di finanziamento pubblico (contro cui la stessa Lettera43 ha condotto aspre battaglie in passato), poiché l’Unità targata Arpe non sarà un organo di partito, ma un giornale più semplicemente inserito nei valori della sinistra, dove si è già collocata Lettera43 con l’endorsement pro-Renzi durante le recenti elezioni europee.

Il cdr del Tg2: scelta sbagliata non rinnovare il contratto a Onder. «Rammarico e delusione» sono stati espressi dal cdr del Tg2, il sindacato dei giornalisti della testata, «per la decisione della Rai di risolvere il rapporto che la legava da 35 anni al collega Luciano Onder, firma storica Rai, già vicedirettore del Tg2, e autore di Tg2 Medicina 33, considerata la più apprezzata e qualificata rubrica giornalistica italiana di divulgazione medico-scientifica». L’uscita di Onder è «una scelta sbagliata», una «grave perdita per la testata e l’azienda tutta». L’ultimo incontro fra le parti per arrivare a una soluzione diversa si è avuto ieri ma ha avuto esito negativo. Onder era da tempo in pensione ma con l’azienda di viale Mazzini aveva mantenuto in piedi un rapporto di collaborazione retribuita che adesso è arrivato a scadenza e non è stato più rinnovato. «Ribadiamo oggi ciò che scrivemmo già a luglio al direttore generale Luigi Gubitosi e ai vertici aziendali», scrive il cdr, e cioè «condividiamo la scelta dell’azienda di non fare contratti ai pensionati, ma riteniamo che Luciano Onder sia un vero e proprio ”brand Rai” da salvaguardare e valorizzare, tanto più in un momento in cui la dirigenza mira a rilanciare il servizio pubblico e la sua informazione rendendolo riconoscibile anche attraverso i suoi volti più noti». Per il sindacato interno e la stessa redazione del Tg2, «l’uscita dalla Rai di Luciano Onder è una scelta sbagliata, una grave perdita per la nostra testata e per l’azienda tutta, e va contro lo stesso progetto aziendale di rendere il servizio pubblico sempre più autorevole». Inoltre, è detto ancora nella nota, «appare paradossale, poi, che tutto questo avvenga proprio l’anno in cui Onder ha ricevuto la laurea ad honorem in Medicina dall’Università di Parma, proprio per avere, recita la motivazione, contribuito enormemente alla divulgazione medico-scientifica, riuscendo ad avvicinare l’opinione pubblica e la gente comune a tematiche di grande importanza e di forte impatto sociale».

I giornalisti del Tg5 chiedono un confronto sui trasferimenti dei colleghi. L’apertura di un confronto con l’azienda, coinvolgendo la Federazione nazionale della stampa italiana e Stampa Romana. È quanto chiede l’assemblea del Tg5 in merito al trasferimento di 19 giornalisti dal Tg5 a Newsmediaset, la testata che fornisce servizi a tg e altri programmi informativi dell’azienda. In un documento approvato all’unanimità, l’assemblea sottolinea che l’operazione «di fatto comporta l’azzeramento dei settori Cronaca, Esteri, Informazione religiosa e la rubrica culturale del Tg5» e chiede all’azienda «il rispetto delle norme contrattuali e l’avvio immediato di un confronto vero per affrontare i problemi produttivi, organizzativi e professionali».

Rai, turni fantasma al Tg1, chiesta l’archiviazione dal pm. È stato impossibile dimostrare in modo oggettivo lo svolgimento o meno di turni notturni, giornate festive e straordinari da parte di giornalisti del Tg1. Con questa motivazione la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del procedimento che riguardava 44 cronisti dell’emittente pubblica nei cui confronti è stato ipotizzato il reato di truffa. I pm nell’atto riportano comunque che non c’è un adeguato sistema di controllo da parte dell’ente di viale Mazzini.

As Roma: Gazzetta dello Sport media partner per il 2014/15. Il quotidiano sportivo di Rcs sarà il media partner della Roma per la stagione 2014/15 con iniziative di marketing, commerciali ed editoriali di cui potranno usufruire lettori e tifosi della squadra giallorossa.

Mondo Tv, intesa con Giochi Preziosi. Accordo preliminare per la produzione da parte di Mondo Tv di 26 episodi di 26 minuti della serie 2D sui Dinofroz come sequel della prima serie. Le azioni Mondo Tv hanno chiuso in rialzo del 3,67% a 1,864 euro.

Italia Oggi

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