Draghi prepara le carte anti-deflazione. Mercati positivi, euro ai minimi da un anno

mario draghi
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mario draghiIl governatore prepara il board del prossimo giovedì, click sul cui tavolo finirà la stagnazione economica europea e la prospettiva di inflazione bassissima per troppo tempo. Una possibile risposta è tentare di far svalutare l’euro, case magari tagliando ancora i tassi. Intanto il dollaro si rafforza e Tokyo vola dell’1,2%, anche in vista del rimpasto di governo. Spread stabile poco sotto 155 punti

Mario Draghi è sempre più il protagonista della scena politica del Vecchio Continente, nel suo tessere una rete di colloqui tra Renzi, Merkel e Hollande che preparino la via a nuove mosse per cercare di risollevare l’economia europea e strappare l’Eurozona dalla spirale della deflazione. Anche nell’incontro all’Eliseo con il presidente francese, il governatore ha tenuto a far filtrare il messaggio di supporto alle misure per la crescita, cautelandosi dietro un “che però dovranno sempre rispettare i patti” di bilancio Ue per evitare reazioni indesiderate in quel di Berlino.
D’altra parte l’attenzione di tutti gli operatori è concentrata verso l’appuntamento di giovedì (l’agenda dei mercati), quando il board della Banca centrale europea avrà sul tavolo tutte le previsioni peggiorate degli economisti di Francoforte e dovrà decidere come combattere la mancata crescita dei prezzi. Possibile che si valuti anche un taglio ulteriore del costo del denaro, per cercare di spingere in basso il valore dell’euro.
In gergo, come si legge oggi su Repubblica, si chiama “carry trade”: le banche prendono in prestito all’Eurotower in euro (perché costa nulla) e poi investono in strumenti in altre valute, perché più redditizi. Di fatto vendono euro per comprare dollaro o sterlina, con l’effetto di far apprezzare questi ultimi e favorire le esportazioni Ue. Meno probabile un nuovo intervento diretto sul mercato, come un quantitative easing, prima ancora che si siano tenute le aste di liquidità per le banche annunciate a giugno. Oggi le rilevazioni macroeconomiche in grado di orientare i listini arrivano dagli Usa, dove sono attesi i dati sull’indice Ism manifatturiero di agosto e la spesa in costruzioni a luglio. In Europa si segnala il nuovo calo dei prezzi alla produzione industriale: -0,1% a luglio, rispetto a giugno, mentre l’inflazione frena ancora anche per l’Ocse.
In questo contesto, con l’aspettativa per un innalzamento dei tassi da parte della Fed (seppur di là da venire), il dollaro continua a rafforzarsi. Anche per questa ragione, la Borsa di Tokyo ha chiuso in buon rialzo: l’indice Nikkei dei titoli guida ha terminato la seduta guadagnando l’1,24% (+192 punti) a 15.668,60 punti, maggior balzo dallo scorso gennaio per un livello al top da sette mesi. In una seduta dinamica, hanno giovato alle azioni nipponiche anche le indiscrezioni di un rimpasto di governo imminente, con alcune scelte favorevoli ai mercati: il primo ministro Shinzo Abe dovrebbe nominare Yasuhisa Shiozaki per riformare i fondi pensione statali. Si muove in calo l’euro, che aggiorna i minimi a un anno: la moneta unica tocca il livello di 1,3112 dollari, mentre guadagna nei confronti dello yen a 137,5. Valuta nipponica che cede, come accennato, anche verso il dollaro a 104,85.
I mercati europei si muovono in rialzo, dopo la debolezza di ieri e nonostante le continue minacce russe sulla situazione in Ucraina. Londra segna un guadagno dello 0,2%, Parigi aggiunge lo 0,4%, mentre Francoforte sale dello 0,9%. Si rafforza Piazza Affari, che fa segnare un +1,2% sospinta dal comparto bancario. Da monitorare ancora Telecom, che ha ufficialmente prorogato al 25 settembre i termini per la vendita della controllata Argentina a Fintech dal valore di poco inferiore al miliardo di dollari. Sotto pressione Luxottica, che ieri ha ufficializzato l’addio a Guerra e un “triumvirato” per la sua successione. Bene Tenaris dopo un upgrade da parte degli analisti di Ubs. Lo spread tra i Btp decennali e i corrispettivi Bund tedeschi si restringe leggermente verso 150 punti base; il rendimento dei titoli di Stato italiani è al 2,41%.
I dati che mostrano una frenata dell’economia globale, dall’Europa alla Cina, diffusi in questi giorni mentre sembrano ancora marciare gli Stati Uniti, portano al ribasso le quotazioni del petrolio. Il greggio Wti cala di 44 centesimi a quota 95,5 dollari al barile. Arretra anche il Brent di 3 centesimi a 102,76 dollari. Anche l’oro è in calo sui mercati asiatici: gli investitori sono divisi fra il rallentamento dell’economia globale e i venti di guerra provenienti dall’Ucraina che inducono all’acquisto dei beni rifugio. Il metallo con consegna immediata scende così dello 0,4% a 1.280 dollari l’oncia.

La Repubblica

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