DI ROSA (ANTONIO)

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MEDIA IL PRIMATO DEL “DECIMONONO”

I GIORNI PIU’ LUNGHI DEL SECOLO
Opinionisti prestigiosi,  inserti in inglese e uno storico boom di vendite in occasione del summit.
Con un direttore che guarda ben oltre i confini della liguria.

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INTERVISTA DI CESARE LANZA SU ” PANORAMA”

C’è anche qualcuno che, alla fine dei tormentosi giorni del G8, può fare un bilancio assolutamente positivo: è Antonio Di Rosa, messinese,50 anni, segno astrologico ariete (testardo? “testardissimo”), direttore del Secolo XIX dal gennaio del 2000. Domenica 22 luglio, tiratura record, 250mila copie: exploit formidabile, se si considera che, per i rischi legati al vertice, sickness almeno 250mila residenti avevano preferito abbandonare la città.
“Al di là dei numeri” gongola Di Rosa “sono felice perché il “Decimonono”
è stato al centro di tutto, confrontandosi alla pari con i quotidiani di altissimo livello.”
– Quasi una prova generale per diventare un grande giornale con ambizioni nazionali?
“ Ecco qualche dato: un inserto a colori di 48 pagine, in italiano e inglese, sui Paesi partecipanti al vertice e su Genova vista da scrittori, giornalisti, docenti universitari… Un libro, “Finestra sul Mediterraneo, edito da Melangolo, con articoli di Francesco Biamonti, Vasquez Montalban, Luis Sepulveda, Predrag Matvejevic… Durante il summit, quattro pagine in inglese dedicate ai giornalisti e alle delegazioni straniere.
E qualche ciliegina…”
– Dica.
“Le interviste a Tony Blair, a Romano Prodi, al leader canadese Chretien. E gli interventi di Chirac, Bush, Putin e Berlusconi.”
– Scusi, non avrà deciso di volare troppo alto?
“ Certo la formula è ambiziosa: siamo leader in Liguria (sei edizioni a Genova, La Spezia, Chiavari, Savona, Imperia e basso Piemonte), e legati alla nostra preziosa specificità regionale. Ma vogliamo misurarci anche, senza complessi, con chiunque sui grandi avvenimenti nazionali e mondiali. Sono grato alla redazione (108 giornalisti: non sono pochi, ma non c’è confronto con le risorse principali quotidiani) per la capacità e l’abnegazione.”
– Inusuale anche il cast di opinionisti e commentatori di rilievo…
“Vorrei citare Carlo Callieri, ex vicepresidente di Confindustria, Bruno Arpaia, Bruno Vespa, Enrico Deaglio, Maurizio Maggiani, il vaticanista Benny Lai, Enzo Iacchetti, Simona Ventura, Novella Calligaris, Nigel Harris. E altri in arrivo.”
– Noblesse oblige. Di un “corrierista” di lungo corso…
“ Ho lavorato al Corriere undici anni. Ero arrivato nell’88 come vicecaporedattore, poi passo passo fino alla vicedirezione.”.
– Un parere sui tre direttori avuti? Il primo, Ugo Stille.
“Astuto. Acume fulmineo, competenza straordinaria in politica estera.”
– Paolo Mieli.
“ Geniale. Ha trasformato il Corriere, aprendolo in modo innovativo alla politica.
Gli sono legato, ho imparato tanto.”
– Ferruccio de Bortoli.
“E’ un amico (cosa non facile in questo mestiere), mio coetaneo, un professionista equilibrato, che non sbaglia quasi mai.”
– Elogi per tutti… E nemici, ce ne sono?
“E chi non ne ha? Preferisco sorvolare.”
– Giovani giornalisti lanciati da lei?
“ Ragazzi promettenti scoperti al Corriere: Marco Imarisio, Gianluca Di Feo, Barbara Stefanelli e Carlo Bonini, che ora è passato a La Repubblica.”
– Sogni proibiti? Giornalisti affermati, che le piacerebbe avere con lei a Genova?
“ Giuseppe D’Avanzo, che convinsi io a lasciare Repubblica per il Corriere, Massimo Giannini, Gian Antonio Stella, Barbara Spinelli, Francesco Merlo, Maria Laura Rodotà, Ugo Tramballi.”
– Genova in due parole, dopo il devastante G8.
“Al di là dell’amarezza per lo scempio, gli incidenti, gli episodi tragici, abbiamo avuto la conferma che la città deve uscire dalla mentalità provinciale e misurarsi col mondo.”
– E il Secolo XIX? Di solito si lascia il Corriere per tentare di tornarci come direttore. Si parla anche di una candidatura alla Stampa e alla Gazzetta dello Sport.
“Non è mai gradevole pensare ad altro. Meglio fare bene quel che si fa. E poi, a Genova, ho una galvanizzazione particolare.”
– Quale?
“ Non ho mai lavorato con un’autonomia così ampia. Gli editori, Cesare Brivio e Carlo Perrone, sono gli ultimi “puri”, non hanno altri interessi, né frequentazioni legate alla politica, né condizionamenti.”

27-07-01

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